L’innominato


Ancora un episodio condiviso da Grazia & Bob; due racconti al servizio di una storia sentimentale…

di Bob Accio

Sì; quei sì al telefono pronunciati così dimessamente mi hanno colpito di luce celeste, ho fatto bene a dare sfogo al tormento che mi massacrava. Ho continuamente pensato a Valeria da 10 anni a questa parte, il cuore in tumulto potevo tenerlo a bada occupandomi del lavoro, delle faccende domestiche, dei figli che una moglie sbagliata mi ha dato e che sono pura consolazione di quell’amore che ho coltivato segreto nel cuore.

Per rifarmi dalla delusione dell’abbandono mi sono rifugiato in Carla, come diavolo ho potuto? Carla è l’opposto di Valeria e non l’ho mai sofferta; ho assecondato solo il lato B della faccenda, né sono pentito della nascita dei miei ragazzi, bei vispi gemelli di nove anni.

Ma quando ritorno nella solitudine corro da Valeria, è lì che abitano le fantasie future; eppure l’ho stretta tra le braccia, abbiamo giaciuto con tanto ardore ed intensità, siamo stati insieme realmente e vissuto romanticamente quella che era cominciata come un’avventura da poco; ebbri ad una festa, una macchina, un hotel… tutte premesse tipiche di una botta e via. E invece no. No! Ma ora penso a quel Sì! “Sì”che mi sconvolge, fermo qua sotto il suo portone.
Devo compiere il passo conclusivo, citofonare e salire su; la pedino da mesi, so molto di lei. Un amico mi raccontò di averla avuta in una relazione extraconiugale, ma la cosa durò pochi incontri e in fin dei conti a Mario non era piaciuto fare sesso con lei, dice che si sentiva estraneo per via di quello sguardo assente, angoscioso.

Non potevo credere alle mie orecchie, era tornata a Potenza, abitavamo lo stesso territorio, calpestavamo lo stesso suolo. Eppure lei aveva tentato il Brasile; era innamorata, ricordo, della musica carioca e Rio l’attendeva a braccia aperte. Quella vacca, sai quanti mandinghi l’avranno perforata. Secondo me amava più il nerbo che la musica. Ma ‘sti cazzi. Seguo la mia strada, quella del cinico ragioniere di banca che riesce ad accantonare più d’uno special extra frodando impercettibilmente i conti dei clienti. Dopo la nascita di Dario e Ugo non ho più avuto rapporti sessuali con mia moglie né con altre, ho fatto voto alla Madonna, volevo e voglio solo Valeria, quanto è vero che queste lacrime di dolore mi colano salate in bocca. Sono diventato un pezzo di merda per ripicca a questo destino infausto, eppure credo esclusivamente alla Vergine Santissima, al voto celeste, e non mi interessa un fico ammuffito della chiesa e dei suoi precetti. Ho bisogno che Valeria mi renda felice. Lo desidero a qualsiasi costo e non temo ostacoli, son pronto a tutto.

“Famiglia Tondini” è questo il nome del marito, uh, un avvocato della Potenza bene sempre in giro con politici di stimato valore, intellettuali e scrittori del circolo potentino “Ver Sacrarum”: come fa Vale a stare con questo rigido farlocco dai baffetti all’insù? E’ un manichino! Gli piacerà la musica brasiliana? Non credo, sembra tipo da minuetto. Ho suonato. Ecco fatto, salgo le scale non ho tempo per l’ascensore, terzo piano, quarto, ci sono, affanno, tempie impazzite, bruciore di gola, respiro trepidante. Porta aperta senza pigiare il campanello, nessuno mi riceve, c’è una misteriosa e seducente ombra nell’andito, ho pensieri sado-maso, un lume fioco posto sulla credenza Luigi XVIII arrossisce il diametro d’azione, proseguo lungo il corridoio tappetato seguendo un’ombra felina. La luce di una fiamma viene proiettata sul pavimento scuro perpendicolare alla mia direzione da un’anta aperta della porta di una camera, sarà quella da letto, sudo, non capisco più nulla, l’eccitazione e la gioia mi hanno assediato, soccombo al furore, ebbro come la prima notte che la vidi. Non ho più fiato, Gesù! Traversando questa soglia metterò il piede in un altro mondo. Sogno? Sento lontanissima eco d’Ave o Maria, bene, è di buon auspicio, sarebbe giusto ringraziare la Madonna, grazie a Lei… Ecco Valeria, mi appare nel suo splendore dark, è vestita di seta, pizzi neri e volant, i capelli liscissimi biondi le si aprono a sipario sul viso bianco, il contrasto me lo fa venir duro, quelle lunghe ciglia mi seducono al pari dello smalto viola sui nudi piedi e sulle scolpite mani, “Già a letto” sussurro, sembra meditare una pantomima, è lì che mi aspetta, “Non ci credo-non ci credo” fremo a denti stretti, la scorgo illuminatissima, slargo la cravatta dal collo, getto la giacca con gesto repentino in terra, non parlo, le stringo forte la mano fredda (forse son io troppo bollente), dura (mi sciolgo come burro al solo tocco), scricchiolosa (non si lamenta, che stoica), e comunque la bacio con impeto ravvisando il puzzolente cerone gelido delle labbra, pure mi accorgo di tre prefiche sedute nel buio che recitano la preghiera di cui prima, i fiori mortuari sparsi ovunque: “Ih c malasciorta! Egghia, n’ m’ne vè bben ona, a prossim vòta saglirè ‘e grad e a Dije m’raccumanderè.”

Illustrazione di Paola Acciarino.

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