La Sistina di Rauma – intervista a Enrico Mazzone


La genialità dell’artista è forse anche quella di trovare strade inesplorate per riuscire a esporre la propria idea, la propria visione, la propria arte. Strade che sono impervie, che rasentano l’eccesso concettuale e fisico, che sono sinonimo di ricerca interiore, di analisi dell’eccesso, indagine dei limiti.

Per Enrico Mazzone i limiti non devono esistere, la sua arte deve essere propagata in una estensione abbacinante, in un riquadro megalomane che sa di perfezione e infinito, e poi di ricerca ancora, perché anche se il mondo è illimitato, finita deve essere un’opera che ne fa da testimone, intercapedine dell’occulta brama di esistere e insieme porta della percezione.

Ecco: la mano di Mazzone ha deciso di andare al di là dei confini, o almeno questi confini di distruggerli e riconvertirli in altri mai visti, o quasi. L’opera a cui sta lavorando è soprannominata “La sistina di Rauma”, e questo la dice lunga. Rauma è la cittadina della Finlandia dove Mazzone ora si trova.

Enrico Mazzone, classe 1982, proveniente dalla città italiana magica per eccellenza: Torino.

– Enrico, ci puoi dire come ti è capitato di percorrere questa rotta del Nord, come ci sei arrivato, quali paesi hai attraversato e, principalmente, secondo il tuo animo artistoide, come ti trovi in questi climi, com’è l’atmosfera?

Grazie per la domanda. Inerente e sempre attuale, visto che è un continuo orientarsi, soprattutto quando penso di essere riuscito ad aver trovato la mia meta, qualcosa immediatamente cambia e si riparte, con zaino, valigie e fogli disegnati.

Ai tempi del liceo non ci pensavo. Ma durante l`Accademia Albertina a Torino, i nostri professori, uno in particolare, Ottavio Coffano, ha fatto a me e ai miei compagni di corso, quindi a tutti noi, una testa tanta sul teatro nordico, il dramma borghese e l`esistenzialismo più sofferto tra Munch, Strindberg, Ibsen e Bjornson.

È stata un po’ per tutti una fascinazione che credo abbia dato a noi un modo diverso di vedere le cose, un taglio che plasmava probabilmente la nostra espressività post adolescenziale. Antonino, Debora, Noemi, Mauro, Claudia e Silvia sanno che più o meno è andata cosi. Insomma, a dirla poi tutta, sarebbe stato piacevole avere una rotta Erasmus in quei frangenti, ma niente fiordi né distese boschive o laghi rosso sangue. Tanta Spagna e forse un po’ di Olanda a esagerare. Ma di certo non è stato un problema. In un momento adatto avrei provato a vedere, a prova di idiota , se era poi vero come ci siamo immaginati quei posti. Dopo La biennale e tesi a seguire, ho fatto un viaggetto di una settimana ad Oslo, (uuh lontanissimo ai tempi, un luogo così remoto che mi ha poi ricordato subito Cuneo, quindi neanche così lontano ).

Enrico Mazzone a Rauma

Tornato al Fioccardo, ho iniziato ad rifocillare i miei pensieri di vana gloria… devo andare a vedere cosa succede più su… e così ho iniziato a fare quasi la danza del gambero, titubando, cercando opportunità, usando myspace per crearmi contatti con band alle quali disegnare e presentare copertine, del tutto estemporanee.

Mi sono accorto che la musica poteva essere un buon incipit per tentare un approccio, e così effettivamente è stato, avendo incontrato dopo qualche anno gli Svikt a Larvik, due ragazzini che suonano tuttora come professionisti nella scena Black Metal, l`OM Theatre a Ringkobing, una banca dell’Odin Theatre di Eugenio Barba, Anders Christiansen a Stoccolma, grazie al quale ho potuto partecipare ad una collettiva di poster sci/fi, alla Kulturhuset di Stoccolma.

Wow… tutto iniziava ad iniziare. Ma solo ora dopo anni lo posso dire, perché probabilmente al momento non me rendevo conto visti I continui e acerbi tentativi . In modo buffo, soprattutto per I miei genitori e amici stretti, andavo avanti e indietro senza capire esattamente cosa stessi cercando. Probabilmente, anzi di sicuro la mia idea reale della Scandinavia era in camera mia, in tutti i disegni ai quali mettevo gomiti, anima e cuore.

Questi alcuni dei luoghi che ho iniziato a trottare, e girato negli ultimi tre anni, e in cui mi trovo ancora: Lapponia, Russia e Groenlandia.

Posti in cui il freddo e   il buio non lasciano limiti, soprattutto a un calabrese trapiantato a Torino. Ma se regge prima il dovere e poi il piacere, sicuro mi aspetta una bella vacanza quando porterò termine il mio progetto arrivando a 97 metri x 4 di disegno. Vedremo come andrà a finire o inizierà definitivamente.

Ora ci sarebbe la possibilità di un ulteriore spostamento. Rauma è una ridente cittadina basata sul modello fimografico di Tim Burton. Socievole e con un gusto retrò che la rende favorevole al benessere, ma gli spazi scarseggiano per la durata necessaria al compimento dell’opera.

Allora, come nei migliori scenari tragicomici, sono in dubbio per la prossima locazione. Inizio ad avere proposte interessanti, anche se rimane un enigma capire quanto siano realmente disponibili. Kemi, Oulu, Pyhtaa, Kankaampaa.

Nel giro di due settimane saprò dove ricollocarmi.

 

Raccontaci del tuo percorso artistico, prima di arrivare all’idea di questa opera monumentale, denominata dalla stampa locale “La Sistina di Rauma”, quali sono state le tue produzioni? La tua cifra stilistica si appoggia su quali basi, quali sono i tuoi autori di riferimento, se ce ne sono?

 

Grazie della domanda. Incalzante.

In pratica e realtà sono figlio di Soutine, l’artista che lavorava nei ristoranti in cucina per avere due soldini per comprare matite e fogli. Non appartengo (se ancora ce ne sono, in maniera traslata) alla classe borghese che può permettersi studi allo IED o in affitto appartamento dove poter riempire di scorregge l’aria. Non ho nulla in contrario né invidia per chi lo può fare in maniera degna, perché più che status, appartiene a una certa attitudine che si trasforma in Arte comunque, plastica, visuale, pubblica o murale.

Conseguentemente, l’ispirazione dalla quale attingo sono giornate sfortunate, un pizzico di sofferenza per non vedere i miei genitori sereni del tutto (perché in apprensione per il mio avvenire) e non avere avuto una ragazza fedele in tutti questi anni. O per lo meno una compagna in grado di sostenermi e/mo/ti/va/mente. Ho passato periodacci neri, altri rossi, senza capire neanche se fossi tagliato per una relazione da cristiano, a volte fumando vedendo amici, persone e conoscenti felici nel limbo di un’estasi ordinaria. Quella “banale” normalità che ho sempre cercato in una profonda empatia, gran parte delle volte presa a calci in culo. Non sono parole che nascondono rancore in realtà. Sto cambiando in meglio, nel chiamare i pensieri con il loro tono e la loro musicalità. Non accusando nessuno, posso permettermi cioè il pregio di essere onesto senza nascondermi in parole fittizie, come ho sempre fatto.

Ecco, le parole appunto… le ho sempre usate per ricolmare una carenza di effettivo affetto. Pensavo che con più ragionamenti potessi avere un po’ più di attenzione. Pensieri profondi, faceti e colorati che mi hanno comunque inculcato nella mia solitudine, il segreto di disegnare in bianco e nero come le cose stavano realmente.

I disegni, almeno il ciclo di quelli che ho prodotto in 20 anni (penso più in 17, ovvero dal 2000 fino ad oggi) hanno protagonista non tanto me ma quello che vedevo fuori dalle apparenze. Sofferenza per mia nonna malata a letto, scene di sesso improvvisato e violento tra le pareti di sgabuzzini e tanti mostri o scheletri che noncuranti della bolgia generale marciano le loro parate in modo ingenuo, atemporale e sincero. Un tocco di surrealismo che porta tutto il delirio ad uno stato più leggero, buffo e divertente, per l`accostamento.

L`ho fatto in modo sincero, solo a tratti pensando che stessi, a mio modo, imitando un altro status. Ma non avendo avuto traumi particolari o situazioni estreme, mi sono sempre divertito, più che dannato, sentendomi in equilibrio… intendo dire non ho avuto bisogno o necessità di costruirmi il mio personaggio.

Quindi: autori di riferimento: Bockli, Bosch, Ernst e Kittelsen. Pittori e incisori degni di nota. Veri e propri Artisti contemporanei, che sanno permutare visioni oniriche in realtà quotidiane. I fiamminghi, includendo i due Cranach in bordo, Brunelleschi e Guercino per la loro gioia di espressione. Jannacci, per la dolcezza mista al “mandiamotuttiaffanculo”, tenero comunque.

Enrico Mazzone al lavoro

Perché creare un’opera di tale portata? Un’idea così bizzarra, audace, meravigliosa.  Arte che nello stesso tempo, oserei dire, travalica l’arte, la vuole superare, facendo assurgere ad arte, a mio avviso, lo stesso processo di produzione dell’opera, il raggiungimento in sé del prodotto artistico – questa sua evoluzione titanica, questo megaprocesso di accaparramento immaginifico, il travalicamento forse dei confini, dei nostri limiti, se vogliamo la ricerca di Dio.

Perché ho tanto da disegnare. Ho viaggiato, sì, a mie spese e grazie al sostegno di mamma e papà. Perché ho la fortuna di essere figlio unico, non sposato e senza prole. Spesso senza parole, perché appunto le trasmuto, o ci provo, in immagini. Più che uno sfizio è realmente una ragione d’essere. Ho capito che sono buono a disegnare e malvagio a lavorare in nero, male e per pochi soldi. In compenso ho guadagnato un sacco di impressioni che ricoprono un vero e proprio data base di ricordi, memorie e ansie… per cosa poi? Per un risotto non mantecato in un hotel di Arenzano. Sono contento e felice quando disegno. Non do fastidio e mi sento più apprezzato per essere sincero nel dare a vedere cosa posso fare. Un contributo per stare bene in prima persona e quindi poter dare a chi si sente come me, o chi in modo diverso la stessa sensazione di benessere. Godo quando faccio tanti puntini. Sono tutti insignificanti, ma quando raggiungono una cifra di battitura adatta, iniziano a creare senso dinamico, profondità, smagliature e bruciature di materiale. Un disegno figurativo diventa realmente materico, concreto come le fondamenta brutte ma necessarie per tenere a fermo un intera stazione. Ora mi suggestiono dal tuo “Dio del cemento “, nel quale la bellezza estetica sta proprio in tutto quanto si conforma, per dare un idea stabile e monumentale solamente alla fine, quando l`ultimo puntino sarà battuto. Ci credo. Credo in Dio.

Particolare de “La Sistina di Rauma”

Quanto è importante l’arte anche e soprattutto in un periodo come questo? In un momento storico e sociale importante, in Europa e altrove, di chiaroscuri e sbandamenti politici, cosa può dare l’arte per migliorare le condizioni attuale, o almeno per indicare nuove vie, per creare un input “rivoluzionario”? Esiste ancora l’arte come “messaggio”, visto anche il tuo caso in cui lavori in un paese con una cultura e tradizioni completamente diverse da quelle da cui provieni?

Rispondo in modi diversi, contrastanti ma necessari nella loro dualità. In primo luogo l’Arte è a portata di tutti, e tutti sono Artisti, chi lo esprime non è poi così diverso da chi non.  È ormai in un punto così di rottura con l`Arte classica che tutto si rivela happening, in modo sentito e sincero. E va bene… nessuno ne fa un vero e proprio problema serio. Oggigiorno esprimersi è necessario perché   dà uno stilema di vita, un modo diverso di pensare può risultare carismatico. Come se non bastasse non è neanche più la forma che spaventa, e I veri radical chic si rivelano muratori e tassisti, veri e propri guru dell`adattamento ad uno stile di vita felino, shoccante e inappropriato. Quindi, non più nella comunicazione verbale, quanto nel proprio ideale, ci si confronta. In questo modo di fare c’è un`affabulazione nel fare andare tutto bene… ovvero tutti hanno la possibilità di essere Artisti e complici di un mondo quasi migliore, se siamo poi così in tanti a sopperire.

C’è un modo di creare un po’ più tracotante. Ricorda il modus operandi di Francis Bacon, ovvero…cercare di plasmare un disagio personale con velleità sadiche e autopunitive. Solo l’Artista ha una meta/comunicazione con il suo stesso broncio, con quello che non gli – le va nella vita, con quel compromesso che mai porterà a patti, al fine di avere l`unico vero e proprio segreto del proprio senso della vita. Dare spazio al proprio disagio è un percorso di vita quanto un mestiere, non ha nulla di sbagliato e a tentoni prende il sopravvento, ma senza alcuna mania di protagonismo. In quel preciso momento ” scatta il contratto ” con il partenariato esistenziale, ovvero: “Chi sono IO “, “Chi sono Io in relazione dell`Altro “. Chi è Dio, cosa è e come si manifesta. E quindi c’è del divino in ciò che faccio?

Questo è quanto il tassista si chiede ogni mattina, quanto il pittore della settimana che deve vendere più illustrazioni per campare con le bollette, adeguandosi a quanto viene richiesto. Vedi che la cultura centra purtroppo e per fortuna ben poco.

 

Sappiamo che sei impegnatissimo in questa tua opera monumentale, “La Sistina di Rauma”, ma mi piacerebbe sapere se covi dentro di te un’altra idea, qualcos’altro di stupefacente?

 

L`idea stupefacente (buffa ma veritiera l’idea di Alessandro Maccari nel denominarla tale) è quella di finirla e ritornare a Torino. Svernare per un po’ di anni e trovare iI modo di stemperare questa furia tracotante, ammetto, che al momento ho. Non so bene come sia partita l`idea, se non per puri fatti asettici e casuali: aver visitato una cartiera, aver chiesto per curiosità il prezzo di un rotolo ed essere tornato a casa con tale rotolo. Lo spazio della stanza di lavoro mi è stato offerto, il materiale a seguire. Ho dovuto solo investire sull’acquisto di una tuta da lavoro, in un mercatino, quindi pagata niente. 7 o 10 euro.

È avvenuto per caso. Mi ero cimentato per noia anni fa in un disegno su di un foglio di 20 x 2 metri, ma forse in quel tempo volevo giocare ad essere qualcuno o qualcosa di speciale, rinchiudendomi in una stanza. Ecco perché non ho avuto modo di essere in linea con I miei pensieri. Ho costruito troppo un caso che è passato in sordina. Probabilmente essendo all’epoca a Torino, nel mezzo dell`agio di avere tutto a portata di mano, avevo ben poco da raccontare, vivere e disegnare.

Ho finito col farmi tantissime seghe. Per davvero. E in alcuni punti ci ho anche gettato un po` di materia… tanto per esecrare qualcosa di fittizio, come a dire: Ah io ti creo, disegno, io ti distruggo. Io ti tratto male disegno, perché me lo posso permettere, io ti violento disegno, perché la mia giornata è una merda… Ecco, giocavo con me stesso a non essere originale, perché non del tutto sincero con me stesso. Troppo brusio, intendo dire. tutto a portata di mano. In questa Sistina, c’è l`immagine della donna che per un breve periodo di tempo ho pensato di amare. Ho cercato di renderla Idolo, come d`altronde ho fatto con altre due ragazze in precedenza. Ho iniziato il disegno ritraendo questa “figura” (visto che di merda si è poi rivelata) di fronte alla statua che abbraccia Rauma dal di sotto della Torre dell`Acqua. Quando mi ci ha portato per la prima volta mi ha guardato con uno sguardo trasognante dicendomi: “Vedi, in questa scultura c’è il significato al quale tutti diamo ascolto: non importa quante difficoltà dovremo affrontare, ma ci sarà amore e comprensione al termine.”

E sì che mi sono innamorato io, ma solo col senno di poi ho capito che da buon Idealista Romantico quale sono mi ero invaghito delle Parole, peraltro citando la Scultrice, mica dell`intrattenitrice. Da lì è partita l`idea di iniziare i preparatori per i primi 6 metri x 4 che ritraggono appunto la tipa, di fronte alla scultura, con un cardellino al suo fianco. Il resto (non) è storia. Ma ci ho creduto.

Ora ho altro per la testa e posso solo continuarlo.

Il disegno ha un preciso scopo, di snaturare i miei limiti, al fine di chiudere un ciclo durato anni oramai. Mi piacerà innanzitutto finirlo (non ha ancora un titolo) e sicuramente rientrare per vedere le cose in un modo diverso. Probabilmente vorrei prendermi una “vacanza” facendo finalmente un lavoro comune, magari come taxista o usciere, e non disegnare per un arco di tempo.

Mi interessano le persone, i loro punti di vista e i pensieri macinati a qualsiasi orario, pur che istintivi.

Non ho quindi idee al momento, che dopo tutto mi sembra la modalità per avere un futuro migliore.

Lo studio provvisorio

Rapporti di natura artistica in Italia. Quando potremo vederti dalle nostre parti? Esiste un clima propositivo per quanto riguarda l’arte in generale o bisogna sempre sorbirci i classici leccaculo ammanicati artisti italici fratelli di o sponsorizzati da?

Personalmente ho seguito finora l`istinto, avendo alti e bassi, ed è per questo motivo che mi trovo lontano da Torino, città che ammiro e capisco proprio per la distanza che vivo. Passo ore, prima di addormentarmi, a focalizzarmi su un ponte, un incrocio o una curva della collina di Superga e meditando, mi chiarisco le idee sugli amici e persone che conosco.

Riguardo agli arrivisti, ai leccaculo e maggiorate, non fanno più la novità perché ci sono sempre stati. Oggi fa la differenza l’originalità, quindi chiunque sappia cogliere un`idea e presentarla in un minuto con hashtag o parole eccellenti. Peccato quindi che tutti allora si replicano allo stesso modo: me compreso.

Se mi segui nel ragionamento, allora l`unico modo per essere ri-originali è tornare alla monotonia di un lavoro stancante, faticoso e sottoquotato. Qualcosa che abbia visibilità col tempo, che aiuta anche e soprattutto ad amalgamare idee che devono nascere dal ristagno di altre più obsolete. Ecco l`esempio che scocco a pieno titolo, e con un po` di tremore (e timore ).

La street art. I graffiti oramai baroccheggianti per stile nel giro di 50 anni se non prima diventeranno materia integrativa nei licei, e già lo sono probabilmente. Ma allora cosa riporta alla novità, all`eccitazione di fare qualcosa di così illegale e ribelle tanto per torcersi alla tradizione? Spero tanto un disegno a matita. Personalmente sono seguito e sovvenzionato a tratti da Sgarbi. L`anno scorso, con una lettera all`Istituto italiano di cultura ad Helsinki è riuscito a farmi entrare un gettone di 700 euro, col quale sono riuscito a pagarmi parte del materiale, matite e temperini, e non pochi, visti i prezzi in queste latitudini.

Incontrato ad una mostra di Lorenzo Alessandri Pittore, 6 anni fa a Giaveno, mi sono avvicinato con fare goffo ma deciso, chiedendo di poter avere la sua opinione su alcuni miei disegni. Mi sembrava di entrare per un attimo in antologie di storie dell`Arte in cui c’è un pittore defunto (ed eccelso), un critico d`Arte eccelso ed un enfant terrible, che sgomita contessine Mazzanti e Megadirettori Generali, per avere una parola a riguardo. Così ho iniziato la mia lunga corsa verso il mio personale paraculismo (diverso dal leccaculismo). Ho iniziato a stare al gioco quando una volta guardandomi mi disse: “Tu con quella barba potresti solo falsificare soldi “

… ecco allora che prendendolo alla parola, la volta seguente ho avuto il piacere di importunarlo, dandogli una tangente. Ovvero una banconota di 2 metri x 90 cm recante l`effigie della 100 mila lire (vecchio conio). E` tutto un gioco di parole e immagini. Un teatrino da cabaret che porta soprattutto a essere presi in considerazione, a patto che tutto vada bene, può essere molto divertente, e sorprendente. Quanti Sgarbi per quanti Enrichi ci sono al giorno d`oggi?

Grazie a te quindi, per poter divulgare questa mia esperienza, a tratti anacronistica, spesso a passo coi tempi, comunque mirata a concludersi nell`arco di 3 anni.

Torino aspettami!

 

 

 

 

 

 

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