Intervista ai Julian Ross

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Al primo piano di un locale di Genova in piena ora aperitivi, mi incontro con Andrea Comotto, che assieme ad Ettore di Roberto (se il nome vi suona qualche campanello è giustissimo, perchè è uno dei fondatori dei port-royal) per parlare del loro primo album, “Retrospective” pubblicato dalla Silent Flow Netlabel.

Iye: Beh prima domanda di rito piuttosto ovvia forse: come mai avete scelto il nome Julian Ross?

Andrea: Innanzitutto perchè è un bel personaggio ed è il giocatore più forte della serie “Hollie e Benji”(o “Capitan Tsubasa” – NdA), ma può giocare solo dieci minuti, quindi un po’ come la nostra disponibilità di tempo visto che ci vediamo nei pochi ritagli di tempo libero, tipo la domenica sera; cosa che ci porta a dover massimizzare i tempi. Inoltre seguiamo tutti e due il calcio, quindi ha origine proprio da un insieme di cose.

Iye: Come mai in un momento in cui tutto è Indie, voi avete scelto un genere come il postrock/ambient?

E’ venuto da se, per caso. Conosco Ettore da vent’anni, lui fa parte dei port-royal e ha già pubblicato diversi dischi in modo importante, mentre io vengo da esperienze di cover band blues ma volevo fare qualcosa di mio. Un giorno gli ho buttato lì di provare a fare qualcosa insieme, e abbiamo iniziato a fare esperimenti. La svolta è arrivata quando lui ha tirato fuori un Ableton 4.0 ed è stato il momento in cui è scoppiata la scintilla. Quindi la scelta dell’Ambient non è stata qualcosa di programmato: fosse venuto fuori un qualcosa alla Joy Division sarebbe andata bene uguale. L’unica cosa su cui eravamo sicuri, era il fatto di evitare qualsiasi sonorità anche minimamente commerciale. E’ stato il risultato dell’incontro tra le mie radici più rock, al massimo Dark Ambient mentre le sue più Ambient e Post Rock.

Iye: I titoli delle canzoni messi insieme compongono la frase:”Mnemonic induction of lucid dreams”. Che origine e che significato ha?

Sono tecniche che permettono di interrompere un sogno e riprenderlo quando si vuole, e di agire lucidamente all’interno del proprio sogno. Inoltre casualmente avevamo fatto cinque pezzi, quindi la frase calzava perfettamente e ci sembrava rispecchiasse bene l’atmosfera del disco.

Iye: Mi ha colpito molto la frase usata sulla homepage del disco che recita:”A concept album on misleading shades of time” (Un concept album sui fantasmi ingannevoli del tempo)…

Le tracce sono delle storie: dall’Argentina, alla Guerra del Golfo (la prima, negli anni ’90 NdA), la contrapposizione tra Fidel Castro e Ronald Reagan che se ascoltati nel brano ti portano a chiedere quale dei due sia alla fine il vero dittatore. Sono storie che raccontano la Storia. In “Dreams” invece c’è un frammento di un discorso di Kennedy. In pratica ho preso dei frammenti di Storia per creare le mie storie. Ci tengo a specificare anche che è un album politico, ma non politicizzato. Non vuole trasmettere un messaggio particolare in tale senso, ma vuole raccontare.

Iye: Una cosa che ho notato è che si tratta di un lavoro molto “artigianale”, nel senso che è evidente la cura nel dettaglio e la profonda attenzione sia alla parte tecnica ma anche concettuale.

Anche il fatto che sia venuto fuori un concept è stato qualcosa che abbiamo deciso in corso d’opera: ci siamo accorti dopo tre canzoni di cosa stava venendo fuori e abbiamo deciso di continuare su quella scia. Abbiamo lavorato molto su ogni singolo pezzi ed in effetti il lavoro di cesellatura è stato notevole. Diciamo che Ettore è l’uomo dei colpi di genio, con una cultura musicale spaziale capace di tirarti fuori degli assist da paura, mentre io sono il pignolo che arriva con:”Questo un po’ più cosi. Questo giro che ne dici se lo facciamo cosà, e via dicendo. Si è creata una sinergia, un equilibrio che ci permette di creare ciò che ci piace e che ha un’anima, qualcosa da raccontare più che da vendere.

Iye: Quindi possiamo dire che uno dei punti di forza in “Retrospective” sia la sua spontaneità?

Si senz’altro, e mi fa piacere sia qualcosa di distinguibile. Io come ho già detto vengo da radici più rock, e praticamente non ascolto il genere di musica che faccio assieme ad Ettore. Quando ci siamo accorti che stava nascendo un concept Post Rock/Ambient, non mi sono messo ad ascoltare tutto l’Ambient in circolazione. Più che cercare contaminazioni – che comunque ritengo siano sempre cosa buona e giusta – in questo caso ho preferito fosse qualcosa di spontaneo: senza influenze, senza inquadramenti. Preferisco che si determini da solo mentre lo facciamo, piuttosto che partire già con una definizione, o qualcosa che lo etichetti e lo limiti.


Ringraziando i Julian Ross per la loro disponibilità, voglio anche citare la collaborazione di Emilio Pozzolini dei port-royal che si è divertito nel creare il remix di “Lucid”, con cui si chiude il lavoro della band genovese. L’album è possibile ascoltarlo anche su Spotify e Soundcloud.

Homepage: https://silentflow.org/release/julian-ross-retrospective/

 

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