Hush Arbors Arbouretum-Aureola

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Hush Arbors Arbouretum-Aureola

Narra la leggenda (o la storia) che Keith Wood (colui che si cela dietro al moniker Hush Arbors) e Dave Heumann (il cantante-chitarrista degli Arbouretum) si siano conosciuti ad un concerto a Baltimora e abbiano scoperto di essere follemente innamorati (musicalmente parlando).

L’amore tra i due (che è poi sostanzialmente condivisione di una visione musicale) si è da subito tradotto in una proficua collaborazione, prima su palco (le due band hanno diviso i palchi di un tour europeo) e poi in studio, dove è nato il disco che sta uscendo dalle casse del mio stereo in questa domenica notte di inizio aprile.

Un disco, questo Aureola, che si presenta come un luccicante prisma di cristallo attraversato dai colori morbidi, rudi, sensuali, acidi e cosmici del progressive folk e della psichedelia in formato rock. Un camaleonte che sa cambiare colore a seconda delle sensazioni con le quali lo si approccia, riuscendo lentamente ma inesorabilmente ad espanderle. Ecco, direi che “espansione” è forse la parola chiave per comprendere Aureola. Espansione di suoni, armonie, elettricità, rumori, atmosfere e alla fine sentimenti. Un disco fatto per pensare, rilassarsi e viaggiare.
C’è il grande mentore Neil Young a fare capolino un po’ dappertutto, ma ciò non va assolutamente considerato come una nota di demerito. Perché entrambe le band, partendo ognuna dalla propria concezione musicale, sono riuscite a esplorare sonorità vicine a quelle del songwriter canadese dei primi anni ’70 senza sconvolgerne troppo i canoni ma senza, allo stesso tempo, rimanerne completamente invischiati. Insomma, per farvela breve, Aureola suona fresco, nuovo ed estremamente sensuale; e suona come un disco di folk rock e psichedelia degli anni ’10 del ventunesimo secolo, potendo a ben vedere costituirne il canone per gli anni a venire.
Hush Arbors, com’è del resto tipico della sua proposta musicale, ha esplorato il lato più acustico e dolce del folk rock e della psichedelia, regalandoci cinque bellissime ballate da focolare saturate qua e là di elettricità (si veda ad esempio, ma non è l’unico, la splendida ballata elettrica Prayer To Forgetfulness); gli Arbouretum, invece, si sono dimostrati ancora una volta campioni di acidità ed elettricità gettando nella mischia tre lunghe cavalcate rock dall’afflato folk cariche di feeback e distorsioni da far venire i brividi lungo la schiena: splendida la conclusiva St.Anthony’s Fire, un ballatone elettrico “younghiano” che si arrampica su ritmiche “tuckeriane” e che emana effluvi stoner, psichedelici e folk.

Per chi già conosce le due band questo split non rappresenterà niente di nuovo, ma neppure qualcosa dal quale tenersi alla larga; perché Aureola è un bellissimo disco di folk elettrico e psichedelico come non se ne ascoltavano da tempo, un album che fa buona compagnia e aiuta a viaggiare. E non è poco.

TRACKLIST:
1. Lowly Ghost
2. Prayer of Forgetfulness
3. Up yr Coast
4. People & Places
5. The Sleeper
6. New Scarab
7. The Black Sun
8. St.Anthony’s Fire

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