Hugo Race Fatalists al Raindogs a Savona

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Questa chiacchierata avviene tra il sottoscritto e Il Santo (per la “fazione” di iye) e Hugo, Giovanni Ferrario, Diego Sapignoli e Francesco Giampaoli (membri dei Sacri Cuori). Il tutto voleva essere un semplice incontro davanti ad un buon vino in un locale accogliente, Raindogs House di Savona (grazie Marco), ed è stato così si è parlato poco del disco, ahimè, e molto di quello che ci circonda.
Vedrete che spesso si passa da un argomento all’altro come quando si parla fra amici…

Godetevela.

Hugo:  ….. una vecchio film del 1967 di Gainsuburg, praticamente c’e’ Jane Birkin che sono in giro per la francia per fare sesso anale, il pretesto? il gioco . Nel 2020 sembra una cosa abbastanza difficile da giustificare.

GF: come giustifichi lo sbiancamento anale? sai cos’e’ quando me lo hanno detto me lo sono fatto ripetere 3 volte, 3 volte !!

Hugo: dai incominciamo l’ intervista !

Simone: l’intervista è già iniziata 🙂

GF: non puoi paragonare Serge Gainsboug e la pornogafia.

Hugo:  ma non è pornografia

…………

GF: un film ha la sua essenza, una sua valenza ed è molto legato al momento in cui viene fatto.

Hugo: certo

…..

GF: Allora Frida Kalo? la pubblicità che gli hanno fatto è una cosa tremenda, sono andato a milano ad una mostra, anni fa, ingresso a 16 euro, fuori c’era una cartello  “questa non è una mostra delle opere”,  infatti di opere ce ne erano veramente poche era unauna mostra sul personaggio sulla persona.. ma vaffanculo. Io sono venuto per vedere le opere

Hugo:  non c’erano opere?

GF: c’erano 3 quadri, degli schizzi

Hugo: è la nostra visione di lei, la nostra percezione. lei è stata usata come un simbolo. la nostra di Frida Kalo è molto weird.

Simone e luca cercano a spiegare chi siamo….

Luca: chi non è capace a suonare come me gli scrive di musica, è un equazione che vale?

Hugo: mi ricordo di Morrisey ha cominciato come giornalista (Fanzine sui New York Dolls) ha conosciuto molte persone e poi si è lanciato nel mondo della musica suonata.. Patty Smith… Fare fanzine, comunque, può essere un modo  per diventare musicista…

Simone: per noi è un modo di resistere…

GF: quello che voi fate è in contrapposizione al tipo di comunicazione che avviene oggi giorno sui social e non solo…

Simone: abbiamo iniziano quando facevamo le fotocopie delle fanzine le scambiavamo nei centri sociali…

GF: come vi chiamavate quando eravate su carta

Simone: Uniduila..

Luca: è un modo di dire ligure…

Simone: c’ era un allenatore a Varazze che diceva spesso triangola il pallone, fai uno due, passiva … Uniduila, ci piaceva la musicalità della parola…

FG: te la devono anche ridare la palla però…. Uniduila 🙂

Simone: a noi piace ricevere musica e libri

FG: vi piace essere coccolati

Simone: e a chi non piace esserlo,che sia una bella donna o che sia…..

Hugo:  la fortuna….

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Luca: l’ indie australiano mi ha sempre affascinato dai Beats of Bourbon ai Radio Birdman… come hai vissuto quella scena…

Hugo:  ma parliamo del anni ’80… nel momento in cui la cultura pop incontra la musica rock, i giovani hanno trovato il modo di fare concerti in posti, in  città che spesso erano considerati inadeguati… Una scena molto indipendente.. Per esempio ricordo un concerto a Melbourne nel 85 assieme a noi c’erano i Crime City Solution, Once Upon a Time, tutte band molto importanti nella mia vita, c’erano 500 persone in un magazzino al terzo piano di una palazzina, nel centro della città, una cosa che non puo’ più succedere ora. Era una rivoluzione la scelta del posto. Questi erano gli anni ottanta. Già negli anni novanta non era più possibile.

A Berlino le case occupate con molte venue, appuntamenti sempre molto interessanti…. Piu’  andiamo avanti e meno spazi ci sono.

Luca: scrivi canzoni, lavori per teatro e cinema ce ne puoi parlare

Hugo:  penso in fondo che sono musicista.. se parliamo di scrivere canzoni, è un atto particolare, creare musica per i film o per il teatro è un altra cosa. Scrivendo musica senza parola si è molto più liberi, la canzone rimane un l’atto che preferisco anche se diventi più vulnerabile e devi pensare bene al messaggio che stai veicolando. Le canzoni ti rendono più libero e sono un forte atto politico.  Quando suono con i DirtMusic riesco a mischiare bene le due cose anche se le canzoni trasmettono sempre qualcosa, qualcosa di importante.

Luca:: è molto difficile esprimere comunque se stessi tramite le canzoni

Hugo:  mai facile mai facile. Stare davanti a della persone come questa sera a raccontare le tue storie avendo solo un grado distanza, è magico. Folk music, the roots. I Fatalyst sono questo.

Simone:Francesco hai un etichetta vero?

FG: si, Brutture Moderne

Luca: trovi che ci siano ancora cose interessanti da produrre?

FG: penso che la musica sia molto importante, il mondo può cambiare ma avremo sempre bisogno della musica.

Simone: quanto è dura portare avanti un etichetta nel 2019?

FG: non posso parlare per tutti, io sono un musicista e ho il mio  studio di registrazione. L’etichetta ci permette di convogliare le energie, ogni tanto avere il piacere di trovare ragazzi giovani o non giovani che hanno delle idee artistiche valide. Alla fine facciamo un percorso assieme.

GF: la regola che il mercato ti impone è quella: fai una cosa e sai quanto ci guadagnerai e quindi investi poco o tanto… chi fa il musicista lo fa e no pensa ai soldi, non tutti però eh…. il bello delle etichette indipendenti come la sua è non fossilizzarsi sui possibili guadagna e produrre solo dischi che valgono. … ma chi fa il musicista non sa fare bene i conti 🙂

Simone: c’e’ un filo che collega l’etichetta, il vs suonare e nel nostro piccolo iyezine…. il filo della passione..

Hugo: certamente, la necessità..

GF: penso che che sia un po di più di un filo rosso, un modo di resistere. E’ molto salvifica per te e per chi ti ascolta, ti legge. Altri compongono, scrivono sulla base di  quello che potranno vendere.

Simone:  … beh come nel nostro ambito dove ci propongono recensioni a pagamento….

GF: davvero

FG: cosi’ che sei comprato la macchina 🙂 
tornando alla etichetta, ogni generazione ho il diritto di avere i propri eroi musicali, la musica pop in particolare è focalizzata sugli  adolescenti: E’ il loro momento e vogliono la loro musica non la tua 🙂 ho amici che fanno rap, che si sentono superati dalla trap, il bello di chi fa arte è questo rapporto trasversale con le generazioni.

….

GF: una volta se non volevi la tv la spegnevi, adesso non è possibile spegnere niente. Ci deve essere maggiore consapevolezza di quello che fai.  Non voglio essere un reazionario che vuole chiudere facebook e tutti social ma stiamo vivendo un momento strano.

Simone: bisogna sopravvivere quindi, attaccati a quello che abbiamo: figli, famiglia, musica perché no. forse sono ottimista

GF: anche io lo sono un eterno ottimista

Hugo: per essere ottimista devi riconoscere le cose vere. A me piace fare il musicista, passiamo molto tempo nelle strade, aeroporti, night club. siamo degli osservatori. noi portiamo la nostra musica per fare piacere e alleviare l’ oggi, per dare good vibes, ed energia questo è l’obiettivo. in questo processo noi vediamo le cose come esistono. non siamo dentro una bolla, viviamo tra le persone. Questo fa bene per l’anima e la creatività.
Ci anche altri modi di fare arte, vivere da sequestrato senza avere contatti con il mondo.  Ho sempre creduto che per fare dell’arte devi vivere il mondo, girarlo., anche se ti confronti con situazioni cose assolutamente brutte.

Simone: lo viviamo tutti in questi anni….

Hugo: ma stiamo parlando della follia? della follia umana? noi siamo spettatori della follia umana.

Simone: essere ottimista al giorno d’oggi è difficile pero’

Hugo:  siamo circondati dal fascismo, bugie ed ipocrisie.. la cosa incredibile è che non è ovvio alle persone

GF: dobbiamo anche uscire dall’ idea che tu devi essere protagonista per cambiarlo, cioè devi essere potente devi avere potere…. i

Luca: hai vissuto molto in sicilia. il modo di vivere è molto duro difficile

Hugo:  la sicilia è un mondo crudele.

Simone: per quello che ti piace?

Hugo:  cruel world! quello che mi ispira è come resistono le persone e come sono ancora liberi

Simone:non abbiamo ancora parlato del disco…

Hugo:  è un disco soft.

Luca: solare?

Hugo:  ah si

FG: dovresti dire sexy n senso più propedeutico alla vita.

Hugo:  grande francesco!

GF: è una sintesi. prima hai detto che voi non suonate, voi probabilmente suonate. quello che fa Hugo e cerchiamo di fare anche noi è di arrivare ad una sintesi . Ogni disco è una sintesi di un periodo. Hugo fa questo sul disco. Abbiamo sviluppato molto materiale particolarmente a fuoco.  Non riesco a giudicare i dischi, riesco a capire pero’ se un disco è finto, anche tra quelli che ho fatto io, ad esempio quando ho lavorato molto, ma sintesi non l’ho trovata…

Hugo:  sono d’accordo il nostro disco è una sintesi di blues rock folk jazz elettronica. Questi elementi  sono in piccole dosi. Queste influenze mi creano un tappeto musicale su cui posso parlare dell’oggi, della modernità. Il senso del disco è ora “right now” .  Il disco è al servizio di una visione per creare un senso di una prospettiva di una persona. Ogni testo ha il suo bisogno, le parole hanno bisogno di una musicalità di un letto sonoro.
Siamo molto critici sul nostro lavoro, e non vogliamo che il disco giri per il mondo se non è perfetto.
C’e’ un intenzione in questo disco di testa e di passione.

Simone: siamo tornati alla passione…

GF: cosa fai senza, la passione e il desiderio, che è il contrario della pornografia.  Annulla il desiderio. Non sto parlando della pornografia sessuale. Tutti abbiamo bisogno di guardarci dentro e desiderare qualcosa.

Luca: quindi postal market era meglio?

GF: lo sai anche tu vedi 🙂 la pornografia che mi da fastidio è quella nella musica nell’ arte, nella politica,

Hugo:  c’e’ qualcosa nella pornografia che è simile alla musica, il volere di essere qualcosa di reale. la pornografia è sempre lontana, distante. la musica sopratutto dal vivo ha un potere pazzesco e suonare è un grande piacere….

 

 

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