HIGH FLYING BIRDS-HIGH FLYING BIRDS

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esordio/ritorno di Noel Gallagher dopo il patatrack, e con lui torna il britpop. Uomo comune o divinità, a voi la scelta. Il disco omonimo del nuovo gruppo viaggia su binari paralleli a quelli del vecchio, una ricetta ampiamente collaudata.”

Premessa: vado controcorrente come i salmoni. Premetto dunque che gli Oasis mi sono piaciuti, li ho ascoltati con piacere perchè hanno fatto della buona musica, tuttora mi capita di ascoltare le loro canzoni. Hanno fatto divertire tanta gente e hanno fatto tanti soldi, hanno avuto delle ottime anche se un tantino presuntuose tattiche commerciali (spero che non fosse puro delirio di onnipotenza), di certo era meglio quando su MTV c’erano loro rispetto agli standard odierni, e così via…ma Se siete di quelli che considerano gli Oasis al pari di divinità, allora potete anche evitare di leggere questa recensione, perchè tanto non sareste obiettivi.
Fine della premessa. Sono preparato agli insulti o a quant’altro possa seguire la lettura, sull’argomento Oasis ho le spalle larghe, anche perchè dopo aver sentito vari sproloqui tra il pubblico dell’I-Day 2009 post Parigi, quando invece degli Oasis si presentarono i Deep Purple, credo di poter parlare (PS commentate pure qui sotto, basta che lo facciate con garbo).
Tuttavia sono curioso riguardo a una cosa: come si comporteranno i fedeli seguaci della band di Manchester di fronte a questo nuovo capitolo del loro Olimpo? Saranno pronti a tornare a masturbarsi le orecchie osannando il ritorno di almeno un eroe superstite, o rimpiangeranno i vecchi tempi?

A parte far arrabbiare molte persone con queste parole, in realtà non ho detto ancora niente di quello che volevo dire; ho solo cercato di sgonfiare un pò di palloncini perchè oggi sono un pò cinico. Ma non vi preoccupate, sono di mentalità aperta, accetto il vostro culto, basta che sia professato come gli si addice in quanto culto, cioè in una dimensione privata.

Ora, signori, il motivo per cui siamo qui: vi devo dire che sono rimasto piacevolmente impressionato da questo esordio/ritorno, nonostante fossi un pò scettico (anche dopo aver ascoltato il disco delle altre divinità inglesi, i Kasabian, gruppo che mi piace molto molto molto, e che stavolta mi ha deluso, nonostante la mano del geniale e da me amato produttore nipponico, tale signor Nakamura)
Dopo lo svarione di Pizzorno e compagnia, con Gallagher ritorna a gonfie vele il piacevole e sempre in voga Britpop, e di questo sono contento.

Già dal titolo si capisce che c’è ancora molto di Oasis nel ritorno del piccolo grande Noel, infatti lui non poteva chiamare il suo nuovo gruppo “High Flying Birds”, no! sarebbe stato abbassarsi al rango dei comuni mortali, meglio i NOEL GALLAGHER’S High Flying Birds, se possibile le ultime 3 parole scritte in piccolo. Questa prima impressione troverà conferma all’ascolto (nel senso che in buona parte del disco sembra proprio di ascoltare un disco degli Oasis), quindi niente svolte clamorose, state comodi e tranquilli. Diciamo che questo può essere considerato un bene, visto che Noel si misura con ciò che gli è più congeniale, che fa parte del suo DNA, e fa bene. Il risultato è un disco piacevole, piuttosto melodico con i suoi inserti di archi e piano, che parte bene con “Everybody’s on the run”, diventa scanzonato con “Dream On”, e che non annoia anche quando ti sembra di ascoltare degli inediti degli Oasis come nei casi di “if i had a gun” e seguenti. Ricetta vincente per lungo tempo, continua a piacere tuttora quello dei Gallagher (non voglio dire che sia proprio come la crostata, ma lo dico perchè molti senz’altro lo pensano): il genere è quello, lo stile anche. In “Stop the clocks” c’è qualcosa di piacevolmente diverso, che somiglia ad una visione mistica del nostro Noel. Con “What a life!” si fa avanti il pop-rock che non è britpop (più Kings Of Leon e simili che ora non mi vengono in mente, piuttosto che Oasis, per far capire). Il disco si chiude “A simple game of genius” e “the good rebel” (quest’ultima evoca i fratelli Gallagher alla guida dei Foo Fighters al posto di Dave Grohl) si viaggia ancora su binari paralleli al vecchio gruppo: questa espressione direi che sintetizza l’intero lavoro omonimo degli High Flying Birds.

“temetemi o riveritemi, ma per favore, pensate che sono speciale”, diceva più o meno così (omettendo il congiuntivo) Guy Ritchie in Revolver; ok, Noel, ti concediamo questo status di speciale, non c’è problema.

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