Feste religiose in Senegal: quando cristiani e musulmani si confondono!

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Feste religiose in Senegal: quando cristiani e musulmani si confondono!

Tutte le feste religiose, senza alcuna distinzione, vengono celebrate insieme dai cristiani e dai musulmani in Senegal.
Natale, Pasqua, Id al-fitr, Id al-adha e altre festività, uniscono i senegalesi di tutte le confessioni nell’allegria e nel raccoglimento. A qualche giorno dal 25 dicembre e da San Silvestro le comunità religiose si attivano. Regali e tronchetti natalizi non sono soltanto affari dei cristiani.
All’interno di un negozio pieno di giocattoli di tutti i tipi, la signora Fatou Kiné Sow, musulmana praticante, ha l’imbarazzo della scelta. Alla vigilia della festa della natività a Dakar, va a portare dei regali ai bambini della famiglia.
Voglio che si sentano coinvolti dal Natale” dice lei, lo sguardo fisso sulla barba bianca e il cappotto scarlatto di Babbo Natale, personaggio simbolo messo giusto all’ingresso del negozio.
In questo paese dove, secondo le statistiche ufficiali, più del 90% della popolazione è musulmana, i cittadini non fanno distinzione fra feste cristiane e musulmane.
Noi sacrifichiamo un montone in occasione della festa di Tabaski” sottolinea l’anziana signora Jeanne D’Arc Gomes, che abbiamo intervistato all’uscita della messa dalla chiesa di Saint Pierre des Baobabs, una domenica di inizio dicembre.
Inoltre, queste ricorrenze si presentano come l’opportunità per vivere dei momenti di convivialità e di comunione. Permettono anche di rinvigorire le relazioni fra amici e vicini.
È il caso delle feste Id al-fitr e Id al-adha celebrate ogni anno. In occasione del Tabaski, diverse centinaia di migliaia di montoni vengono immolati e sacrificati. Quanta carne grigliata, insaporita di ogni sorta di salse e spartita fra amici, parenti e vicini, che siano essi musulmani o no!

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Una buona convivenza di religioni.
Il 28 novembre scorso, giorno dell’Id al-adha, questa tradizione e questa cultura di tolleranza tipicamente senegalesi non sono sfuggite al rituale. Perlomeno da Khadim, nel quartiere Fass-Casier di Dakar. La casa era piena di gente.
Certe donne della famiglia si sono attivate alla griglia e altre alla preparazione del pasto. Khadim ha fatto avanti e indietro fra casa e negozio di fianco per omaggiare i suoi invitati.
Tutti quelli che sono qui sono degli amici cristiani. Gli ho invitati perché potessero condividere la festa con noi. A coloro i quali non potevano essere presenti, ho mandato della carne” confida.
Tra gli invitati Jean-François Diatta. Mentre osserva la grigliata di fegato di montone, il cristiano afferma: “Per le feste cristiane, invitiamo anche noi i fratelli musulmani. Distribuiamo ai nostri vicini ’ngalax (piatto fatto in occasione della pasqua a base di frutto di baobab africano, farina di miglio e pasta d’arachidi, NdA). Questo prova che le religioni convivono in un’intesa perfetta in Senegal”.
La cultura di tolleranza senegalese nutre un dinamico dialogo interreligioso.
Sessant’anni passati, “Maam” (nonno) Mor, come lo chiamano affettuosamente i vicini di quartiere della Medina, saluta questa comunione fra religiosi. Seduto a fianco del suo bollitore su una stuoia, e con il rosario in mano, “Maam” Mor è convinto che “è la buona convivenza fra le religioni a essere all’origine dell’armonia. Ci sono dei paesi in Africa dove cristiani e musulmani si uccidono fra di loro”.

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Un cimitero comune!
Anche se il Tabaski per i musulmani e la Pasqua per i cristiani sembrano essere i più grandi momenti di condivisione fra fedeli di religioni differenti, ce n’è anche per Natale e per Tamkharit (la fine dell’anno musulmano), o ancora per l’Assunzione, comunemente chiamata la ‘festa del 15 agosto’, e per la Korité che segna la fine del Ramadan.
Questa cultura di tolleranza fra cristiani e musulmani va al di là delle feste religiose. In molte comunità, specialmente nei villaggi della Petite Côte a sud di Dakar, non è raro vederli condividere anche lo stesso cimitero.
La buona convivenza di religioni in Senegal è attestata dalla presenza di capi religiosi musulmani alle manifestazioni cattoliche, come il pellegrinaggio mariano al santuario di Popenguine, e viceversa.

Traduzione dal francese a cura di Livia Del Pino ed Enrico Mazzone

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