Fanzine e anni novanta

Fanzine e anni novanta 1 - fanzine

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MEMORIA DI CARTA……
Cagnara (Facebook), oggi ha incontrato Fabio Battistetti che a noi fanzinari di lunga data suscita un bel po’ di ricordi legati al periodo cosiddetto cartaceo… quello per intenderci che va dagli anni ottanta ai novanta… quello dove il postino portava le buste con le fanzine, quello dove si facevano gli stand ai concerti in qualche locale sperduto in luoghi non ben precisati, quello della macchina da scrivere, della coccoina… insomma un mondo molto meno tecnologico di adesso ma forse più sincero….

Questo è quanto ci ha raccontato il buon Fabio sul suo periodo fanzinaro…..

A pensarci ora vi vien da sorridere… Per tanti motivi, fare una fanzine è stata per me un’esperienza formativa, sociale, comunicativa oltre che musicale. Era il 1993, frequentavo il liceo ed al secondo anno mi ritrovai un nuovo compagno di banco (Luca) col quale iniziammo a scoprire musiche diverse dalle solite propinate da radio e riviste musicali (che principalmente erano heavy metal e simili). Il nostro percorso di scoperta fu molto rapido, il punk rock ci rapì per l’immediatezza e l’urgenza (di comunicare): quello fu il primo input. Fummo aiutati dal fatto che in città, a Torino, trasmetteva l’emittente libera, Radio Blackout che di punk e musiche alternative ne era un po’ la voce ed essendo una radio autoprodotta il contatto con essa poteva essere semplice. C’era una trasmissione che oltre a far ascoltare le ultime novità del punk/hardcore ed i “classici” del genere raccontava di fanzine straniere e non, il conduttore era Andrea Pomini, fanzinaro anch’esso con Abbestia.

Lo contattammo per ordinare proprio delle fanzine (incuriositi dai suoi racconti radiofonici) ed andammo direttamente in radio a ritirare l’ordine scoprendo un piccolo grande mondo che da lì a qualche anno sarebbe stato un punto centrale per noi (in radio ci arrivammo con una nostra trasmissione l’anno successivo). E’ così che iniziammo a divorare pagine fotocopiate di fanzine nostrane e straniere (Maximum Rocknroll e Flipside). Quelle letture ci entusiasmarono e facemmo presto due più due e ci dicemmo: “ora tocca a noi !”. Volevamo anche noi dire la nostra, scrivere di musica ci affascinava e per di più potevamo fare tutto da noi perchè uno dei primi insegnamenti avuti dal punk, è l’autoprodursi, far da se, senza chiedere ad altri o delegare e nel caso di una fanzine non ci voleva poi così tanto per farla. In parallelo, in quegli anni, grazie a Luca iniziai a frequentare intensamente l’annuale Fiera del Libro per la passione della lettura e per scorgere un po’ del mondo dell’editoria che in un modo del tutto rudimentale noi prendemmo a modello per il nostro piccolo progetto cartaceo. Non avevamo i mezzi dell’editoria, ma in fondo non servivano ed interessavano per il nostro scopo: il punk ed il do it yourself ci offriva il contesto ed i mezzi di produzione. Il taglia ed incolla non è stato inventato con il sistema operativo dei computer, era ed è qualcosa di fisico da farsi con forbici e colla, ed era forse una delle ultime azioni nella produzione di una fanza, prima occorreva scrivere ! Il nome Non Ce N’è lo decidemmo dopo alcuni tentativi prendendo spunto dal titolo di un brano di un gruppo locale, i Church Of Violence.

I contenuti nascevano dall’urgenza di dire la nostra, raccontare e far conoscere, musiche, gruppi, situazioni e compagnie bella. Le sorgenti su cui scrivere arrivavano un po’ dai nostri ascolti musicali che in quel periodo erano in piena esplorazione / scoperta e dagli amici di penna (fanzinari, appassionati come noi, etc.), tanto che una caratteristica di Non Ce N’è è sempre stata quella di avere contributi da persone esterne. Ad esempio, nel primo numero un ragazzo di Saluzzo scrisse un articolo sui Germs (lui stesso di lì a poco iniziò la fanzine Bestial Devotion). Usavamo un software di scrittura per computer (DOS) che girava su un floppy disk (di cui conservo ancora una copia con i testi prodotti) ed una volta che avevamo pronti gli scritti li stampavamo per poi passare alla fase calda della produzione: con forbici e colla alla mano assemblavamo le pagine. I primi numeri furono stampati in ciclostile grazie al padre di Luca, ed il ciclostile era un buon metodo (per velocità e qualità) e ci permise anche di avere la copertina stampata in azzurro mentre il resto delle pagine erano in nero.

In quel momento storico, avere fuori un numero di una fanzine, significava aprire la porta su un mondo di contatti, nuovi amici di penna e difatti fu proprio così. I primi due numeri furono il frutto dell’urgenza a livello di contenuti forse non erano il massimo, seppur rappresentino parecchio il nostro intento, dal terzo in poi iniziammo a lavorare in maniera più definita rispetto alla composizione ed alla redazione, dandogli una caratteristica precisa, dando importanza primaria alle recensioni di dischi e fanzine ed alle opinioni personali (columns, qui era chiara l’influenza dalle fanzine americane). In parallelo avevamo anche dato vita all’etichetta discografica Non Ce N’è Records producendo il 7” (il fantomatico 45 giri) diviso a metà tra i torinesi Boyz Nex’ Door e gli spezzini Manges. All’epoca del quarto numero della fanzine, pubblicammo la fanza in 500 copie allegando la seconda uscita dell’etichetta, il 7” dei torinesi Killer Klown. Se la mente non mi tradisce, quello fu anche l’ultimo numero firmato da me e Luca assieme, perché dopo questo lui decise di dedicarsi maggiormente all’etichetta ed in seguito partì con un nuova fanzine, Gabba Gabba Hey (più orientata sul garage ed il punk rock come temi musicali), mentre io volevo orientare la fanza verso uno sguardo più amplio sul mondo musicale underground (chiaramente in base ai miei gusti). Non Ce N’è Records sotto la guida di Luca è andata avanti per un bel po’ producendo altri dischi per Killer Klown, Manges ed altri gruppi, prima di cambiare nome in Mad Driver, arrivando a produrre anche gruppi stranieri (Spider Babies, Coyote Men…). Io ho dedicato maggiori sforzi alla fanzine curandone la relativa distribuzione di fanze e dischi che era nata come conseguenza dello scambio di NCN con altro materiale. All’interno della scena DIY, lo scambio è sempre stato il modo migliore per far veicolare il materiale, era una specie di rete internazionale di supporto che andava anche oltre, organizzando concerti. Anche noi ne facevano parte e ci siamo anche dedicati ad organizzare concerti a Torino per un po’ di anni, già dai tempi della fondazione della fanza, il primo fu nel novembre del 1994 ad El Paso per i Soundblast di Ravenna ed gli Slowo dalla Polonia, i primi si erano da poco autoprodotti il primo 7” che ci aveva entusiasmato tanto da decidere di dargli una mano per un concerto in città. In molte di queste situazioni si creavano amicizie e situazioni di scambio “umano” ed in fondo era quello il succo di tutto: condividere umanità.

Il tema della condivisione, l’ho imparato lì ed è una cosa che ho ritrovato su altre vie a proposito di copyright e software e tuttora è un leit motiv per quanto riguarda il mio agire in ogni campo. La conseguenza di avere una distribuzione ed il condividere le esperienze di cui sopra mi portò a creare una piccola etichetta discografica, Neghenè (non ce n’è in dialetto ligure-spezzino, suggeritami dai Manges) con la quale co-produssi (assieme ad altre etichette) dischi di gruppi ai quali sentivo di voler dare il mio supporto, ricordo il 7” dei Rudimenti, quello degli Arsenico, quello dei Bombardini, una cassetta dal vivo dei Manges, il cd dei Panico ed altri. NCN come fanzine ha proseguito le pubblicazioni sino al 2000/1 assumendo un layout sempre più curato ed arrivando al numero 9 in un’uscita split con la fanzine: La Piccola Meraviglia. Nove numeri in 7 anni erano forse pochi, ma i tempi di produzione e distribuzione erano abbastanza lunghi, avevo la volontà di dare maggiore continuità per fornire informazioni fresche, ma non ci riuscivo più di tanto. Dopo aver esaurito le risorse per quel progetto, ne misi subito in cantiere uno nuovo: una fanzine dal formato più piccolo (non più l’A5 di Non Ce N’è, ma bensì uno che era la metà), una sorta di diario tascabile, impostato sulle opinioni e con temi musicali più freschi (anche qui frutto dei miei gusti diversificati del periodo).

Il nuovo progetto si chiamava La Mini e ne feci 4 numeri stampati per poi passare al web/blog; la frequenza di uscita era più rapida rispetto a NCN e si basava su una redazione a più voci e con contributi esterni anche per l’impaginazione, i primi tre numeri furono curati in parte o in todo da Alessandro Baronciani. In base a questa linea, l’evoluzione quasi naturale visti i mezzi in ballo fu quella di trasformarla in un blog (che è ancora online) con l’intento di proseguire il tema della scrittura condivisa, andando avanti sino al 2004/5 quando lentamente il tutto iniziò a sfumare via. Da quel momento partono altre storie di vita che non hanno apparentemente nulla in comune con una fanzine, se non le esperienze umane condotte, che hanno avuto influenze su di me ancora per parecchio.

Sul web c’è (ma non più è aggiornata) una pagina dedicata alla Mini e con rimandi a Non Ce N’è.

http://digilander.libero.it/squares/ncn/ncn.htm

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