Epi fine anno.

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Epi: THE DARK SIDE OF THE LIFE
In questi giorni sono da amici, che hanno cambiato casa, a riarredare con loro la nuova casa.
Amici che amano la bellezza, l’arte, la musica, la magia dell’anima delle cose.
E mi hanno chiamato per dare alla loro casa gioiosita’ e un pizzico della mia follia.
E nel bel mezzo del gioco e dei chiodi da piantare nel muro ecco giungere l’ombra: la morte di un papa’ e poi ancora una notizia di un fatto grave in famiglia.
E il nostro sorridere e scherzare si fa smorfia.
Ma i bambini vogliono giocare e sorridere e dobbiamo dare un senso al nostro continuare anche se si vorrebbe piantare tutto.
Ed ecco la vita che vince, la cruda terra che sostiene lo spirito: e’ tardi e cominciamo ad avere fame, usciamo in strada ed il freddo ci intirizzisce e non troviamo un posto in cui mangiare.
Quando troviamo un bar che ci prepara un caldo panino pare di rinascere; anche la barista col suo sorriso e le sue premure contribuisce a togliere un poco l’opaco dai nostri occhi.
E allora via, i preparativi devono continuare, i ragazzi vogliono trovare la casa pronta e addobbata per il Natale.
E anche la cosidetta morte trova un senso nel nonsenso: chi e’ partito ha lasciato il posto a noi; tocca a noi appendere il quadro che riflette la nostra anima; tocca a noi il posto a tavola per dare un sorriso a chi ci sta di fronte; tocca a noi riempire di suoni il silenzio tetro di questo anonimo condominio.
E incoscientemente ricacciamo giu’ il groppo in gola.
E appendo il quadro nel posto piu’ adatto per essere ammirato e posiziono il pianoforte dove meglio risuoneranno le note.
Poi il buio della strada mi accoglie in macchina con le note dell’ultimo CD di Leonard Cohen ( you want it darker ) e riprendo a guardare fuori lo sfavillio delle luci sull’autostrada.

LA FAVOLA E IL MITO
Simone guarda l’anno che fugge e si domanda come e’ stato.
I grandi, i potenti, gli “illuminati”, si sono sempre illusi di essere i fautori della storia e declamano le loro scelte e decisioni come determinanti e “storiche”.
Ma guardando ancora una volta indietro ai giorni, ai mesi, e agli anni il film della storia e’ sempre e ancora quello: LA STORIA, LA VITA CONDUCE LA NOSTRA ESISTENZA.
E la conduce per vie misteriose, apparentemente insensate, fuori e dentro di noi.
Attori siamo e recitiamo una parte senza conoscere la battuta successiva.
E questa battuta ci viene suggerita di dentro ( e siamo convinti che sia nostra ) e diviene importante, e poi necessita’ e poi priorita’ e poi verita’ e poi legge e poi dogma e infine MITO.
E questo mito antico che ritroviamo in tutte le storie umane ha generato matrimoni e separazioni, leggi e rivoluzioni, guerre e conciliazioni, alleanze e divisioni, ricchezze e miserie.
E genera anche genialita’ e mediocrita’, musica e chiasso, arte e banalita’
Ma genera soprattutto CASUALITA’, IMPREVEDIBILITA’.
INCOMPRENSIBILITA’.
( Una bambina presente sul luogo dell’ottentato di Nizza, pochi istanti prima che il camion travolgesse le persone, ha sentito bisogno di fare pipi e si e’ allontanata in cerca di un servizio e si e’ cosi’ salvata. )
E questo mito ha generato ancora una volta fanatismi, bombe, distruzioni e poi ancora brexit, crisi economiche e fughe in massa.
E come non bastasse terremoti, corruzioni e fughe di cervelli.
MA QUESTO E’ SOLO IL LATO OSCURO DELLA VITA, DELLA STORIA.
Questo lato oscuro che che scortica il cuore ma che e’ altresi’ il seme, il germoglio di una nuova e fragile pianticella: IL DESIDERIO, LA VOGLIA, L’IMPELLENZA DI PACE, DI BELLEZZA, DI RINNOVAMENTO.
Che lo si voglia o no e’ cosi: l’ombra da corpo alla luce, la guerra fomenta la pace, LA MORTE GENERA LA VITA !
E allora ancora l’uomo cerca una qualche plausibile spiegazione a tutto questo “male” e nascono le FAVOLE, LE AFFABULAZIONI DELLA REALTA’ ( soprattutto nella mente di scrittori e giornalisti, ma anche di artisti e musicisti ); nascono le motivazioni storiche, ideologiche e religiose che individuano BUONI E CATTIVI, EROI E CRIMINALI, VIRTU’ E COLPE.
Because the show must go on, e tutti, piano piano riprendono il loro cammino con la FAVOLA in cuore di essere innocenti e purificati e comunque DALLA PARTE GIUSTA.
Intanto la STORIA ci sta preparando nuove e inimmaginabili sorprese e come e’ sua consuetudine saranno IMPREVEDIBILI.

Leo: Sono così solenni i cimiteri monumentali di Occidente, restituiscono a chi non ci si ferma per la notte il senso tragico della nostra condizione umana. Siamo effimeri, in uno spettacolo che deve continuare. Così la nostra morte si celebra e la si confina, la si separa dalla vita. Père Lachaise è la città dei morti e fuori si anima Parigi, la città dei vivi. Sono andato a trovare letterati, filosofi e musicisti nei cimiteri parigini ma quando ne ero, maledettamente, fuori, volevo fare l’amore, scrivere, guardare tutto, ascoltare tutto, assaporare tutto, sentire insomma, perdermi nella gente, nei colori, nella musica… fare esperienze nuove, per arricchirmi e poterle raccontare a chi mi aspettava a casa. In Messico, invece, mi avevano affascinato le croci nei prati lungo la strada. Le vedevo passare nei lunghi viaggi in autobus e, in qualche modo, mi rassicuravano. Avevano un non so che di magico, sembrava che la terra dei morti fosse finalmente libera dall’orrore e compenetrasse nella città dei vivi. Nessun ghetto, solo croci azzurre. Ai miei compagni di viaggio e a me sembrava che i morti avessero ricevuto asilo politico nella vita e, da come si celebra il giorno dei morti in Messico, ci siamo stupiti di come i vivi avessero fatto pace con la morte stessa, esorcizzandola. Naturalmente si tratta solo di suggestioni, ognuno ha una sua personalissima storia d’amore con la fine. Il male oscuro della vita e della storia ha casa nella precarietà, nella necessarietà di sopravvivere e di lasciare un segno.
La storia condiziona le nostre vite, è indubitabile. Mi sento un uomo del Novecento, intriso nelle contraddizioni del mio tempo. Sono un prodotto culturale e sono me, c’è una relazione simbiotica tra il contesto in cui mi sono formato e la mia individualità.
Pochi giorni fa discorrevo in un bar con un pittore catalano, Albert, di come si srotolano i destini e di come ci sia in realtà una linea sottile tra vittime e carnefici.
Il tempo è fatto di tante possibilità, per cui ritrovarci dalla parte giusta o dalla parte sbagliata non sempre è una questione di scelta o di opportunità, ma è il prodotto di un contesto.
Questo dilemma mi ha sempre fatto male quando facevo con coscienza e grande idealismo il lavoro di educatore in comunità per minori.
Leo: Mi ritrovavo a riconoscere il lato oscuro di ragazzi non più innocenti e a non volerlo giudicare mai, perché era necessario entrare in relazione con il dolore e con gli agiti del dolore. Senza dimenticare che il lato oscuro è patrimonio di tutti, anche il mio.
Sono assolutamente d’accordo con Epi su come eventi negativi siano correlati strettamente con eventi positivi, di come tutto sia essenzialmente intrecciato, nell’illogico srotolarsi del senso della vita e della storia.
Ho adorato Albert l’altra mattina, quando mi ha detto, guardandomi con i suoi occhi vividi di curiosità e bellezza, bisogna amare il caos.
Credo di averci pensato tutto il giorno, ammirato dalla bellezza della sua affermazione più che del significato, che mi risultava e mi risulta per certi versi ancora oscuro. Poi ho trovato questa frase di Dostoevskij: Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso. E ho sorriso
Naturalmente, noi tutti sappiamo che la storia è dei vincitori ed è fatta dagli interessi economici e politici in gioco, ma non tutto è prevedibile per i registi più o meno occulti della storia. Le migrazioni forzate da una politica estera disastrosa dell’Occidente sono uno dei fenomeni sociali più significativamente rilevanti degli ultimi due anni. Ma l’uomo comune si muove in questa storia fatta di storie, nutrendosi di logiche degli oppressori e, talvolta, degli oppressi. Siamo testimoni del nostro tempo
(Gli anni sono tre)

Epi: Bravo il tuo amico Albert, un artista.
CAOS in greco = caso in italiano.
I francesi hanno coniato il verbo ” a-ban-doner ” = donarsi al caso.
L’altro giorno parlando con amici della “logica” dell’arte astratta ho fatto l’esempio del gettare in aria un mucchio di coriandoli.
La loro caduta formera’ un mosaico che rispondera’ alla “legge, logica ” del caos, del caso. LA STESSA LOGICA CHE FORMA IL COSMO.
La politica estera disastrosa dell’Occidente risponde a questa “logica”.
La logica dell’imprevedibile, dell’incommensurabile, del CAOS !
Che noi lo si voglia o no anch’essa E’ L’ARTE DELLA VITA !
Complimenti uomo del novecento intriso delle contraddizioni del tuo tempo, che hai vissuto i tuoi ideali con passione e fede. Hai obbedito alla tua storia alla tua cultura, alla tua coscienza.
Poi e’ venuta la confusione del tempo nuovo ma il tuo fardello non e’ vuoto.
Gia’ contiene tesori di conoscenza che plasmano la tua esperienza immanente nell’universo del CAOS !

Leo: La conoscenza è un dilemma antico. Ci libera dall’essere dei bruti, ma ha un prezzo: l’Eden delle certezze svanisce. Cosicché la relazione con le cose muta irrimediabilmente. Nel nostro tempo oramai tutto è in discussione. Bauman parla di vita liquida ed è molto interessante la sua analisi, in cui descrive come l’individuo si debba fare carico di compiti impossibili. Abbandonarsi al caso… al caos…. collegarsi con l’istante che si vive… è una condizione evoluta, che comporta conseguenze… la più difficile risiede nelle scelte che compiamo ogni giorno… anche avere una coscienza sociale è una scelta non priva di contraddizioni… Perché lo si fa? Per sentirsi buoni? Per sentirsi giusti? Perché è più facile soffermarsi sugli abissi degli altri piuttosto che nel nostro? Con quale risultato? Se è dare e aver la volontà di non fermarsi allo schema, alla valutazione preconfezionata e riconoscere l’altro e se stesso, allora si… anche nel caos dell’universo, della nostra mente, incorriamo in continue diramazioni di possibili esistenze e impossibili compiti… siamo solo un’infinetisima variabile del tutto… eppure, secondo l’effetto farfalla, possiamo incidere nel nostro piccolo su tutto il resto
Complimenti a te Epi, per la tua passione per la vita che vibra in ogni tua parola e sguardo sul reale

Epi: SE QUESTO E’ L’UOMO
Se questo e’ l’uomo gioisco della sua scoperta della voglia di fare l’amore, di scrivere, di conoscere, di comunicare giusto uscendo dalla citta’ dei morti.
Se questo e’ l’uomo, ammiro la sua capacita’ di NON giudizio di fronte al mondo della perduta innocenza dei ragazzi.
Se questo e’ l’uomo m’incanto per il suo stupore e amore per le parole di gioia e di arte del suo amico Albert.
Se questo e’ l’uomo fremo per la sua attrazione/titubanza per il caos umano e cosmico.
Se questo e’ l’uomo tremo per la sua immersione/dispersione nella immanenza e dialettica del sociale.
Se questo e’ l’uomo sorrido per la sua fiducia nella positivita’ del suo agire ed esistere.
Se questo e’ l’uomo scopro l’essenza, il valore dell’essere uomo.
Se questo e’ l’uomo allora val la pena d’essere uomo.
Se questo e’ l’uomo !

Leo: Gli incontri veri… la conoscenza nella relazione di essere appartenti di una specie cosciente… se i miei pensieri non avessero incontrato i pensieri di Epi non avrei potuto sviluppare l’essenza di cose che sarebbero rimaste appese, o in superficie, pensieri che non sarebbero mai stati espressi… incontrarsi è un’esperienza gratificante, una delle esperienze fondamentali nel passaggio della vita… a volte ci si sorprende di come ci doniamo da viaggiatori… incontrare una persona fuori dal proprio contesto, dal proprio tempo, ed entrare in relazione profonda… dire cose che non sono condizionate dal ruolo che nostro malgrado ci si costruisce all’interno della propria comunità… per stare in una posizione di accoglienza, per muoversi nella libertà della mente… la scuola della vita è fatta di esplorazioni… è vitale trovare insegnamenti in ogni esperienza… se questo è l’ uomo vale la gioia dell’incontro… vale, essere…

Epi: Satori = Illuminazione. Dopo il caos, solo dopo il caos !

Leo: Grazie Epi, nel mio caotico abisso non so dirti per quale arcano motivo la tua apparizione mi ha dato una gioia inaspettata e allo stesso tempo consapevole. Satori

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