enrico pietrangeli – in un tempo andato con biglietto di ritorno

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Ritornano gli anni settanta, sono passati ed hanno lasciato il loro segno e i loro segnali. Che dire, forse Enrico Pietrangeli c’era, forse ha fatto finta di esserci ma non importa.

La sua sfiga è che prima c’è stato Marcel Proust, dopo Jack Kerouac e scrivere di ricordi personali (troppo personali) è come suonare a Woodstock dopo Jimi Hendrix. Enrico conosce il rock, il cinema e (forse) la letteratura e capisce cosa intendo dire: se uno vuole volare con la mente scriva fantasy, horror e fantascienza se no è lo stesso, si possono fare molte altre cose e scrivere è attività molto faticosa per chi la fa e per chi la subisce.Entro nel merito del tempo andato e del suo biglietto: c’è un ragazzino con un ottimo rapporto con i droghieri, gli hare khrisna e i festival di poesia. Viaggia tra Roma, Firenze e Castel di Sangro, ha saltuarie esperienze etero e una dichiarata omofobia; ascolta buona musica e capisce, facendo una certa fatica, che se si frequenta l’ero alla fine ci sono controindicazioni, tipo fare rapine, curare poco l’aspetto fisico e magari finire dentro o peggio. Viene in mente Thomas de Quincey, uno che la sapeva lunga in proposito e che diceva che l’omicidio, attività controversa e discutibile, porta all’emarginazione sociale perchè se uno uccide magari non prova più vergogna a rubare, bestemmiare e ruttare in pubblico quindi è uno da evitare perchè, se sei con lui, farai sicuramente delle figure di merda.Quello che manca a Pietrangeli è proprio questo, quella lieve o greve patina di ironia che permette di avere un buon rapporto col passato, qualunque passato (vero o falso non interessa a nessuno). Giustamente tiene a precisare che il narratore non è necessariamente l’autore, così come chi recensisce non è necessariamente un critico letterario. Sbaglia però in una cosa importante: se si pubblica un romanzo con una prefazione e una postfazione, in un saggio cosa dovrebbe esserci, l’elenco del telefono della Magliana? In conclusione chi scrive e pubblica lo fa a suo rischio e pericolo e se uno ha un biglietto falso, tra le numerose possibilità c’è anche quella che passi il controllore e si incazzi. ettore manzilli

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