DRIVING MRS. SATAN – Intervista

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DRIVING MRS. SATAN – Intervista

I Driving Mrs. Satan sono una delle novità più stimolanti emerse nel panorama musicale italiano negli ultimi tempi. L’idea di coverizzare dei brani metal sfrondandoli della strumentazione elettrica, di per sé non sarebbe una novità, ma è il modo in cui viene trasformato e rimodellato un genere musicale che è, per antonomasia, il più rumoroso e il meno rassicurante, a rendere speciale un’operazione del genere.
Dietro al bizzarro monicker ci sono tre musicisti napoletani di estrazione pop-folk-jazz (Ernesto Nobili, Giacomo Pedicini e Claudia Sorvillo) ai quali abbiamo posto una serie di domande sfruttando anche lo spiccato senso dell’humour che li contraddistingue.

iye La prima domanda é normalmente la più ovvia e non farò nulla per distinguermi dalla massa: come nascono e chi sono i Driving Mrs.Satan ?

Giacomo Pedicini – I Driving Mrs. Satan nascono in una notte passata sul ponte di una nave per la Corsica con un’IPod pieno di musica.
Claudia Sorvillo – Siamo tre musicisti, ci stiamo divertendo a riarrangiare la storia dell’heavy metal.
Ernesto Nobili – Per me, nascono da una spiccata sete di sangue che avevo dopo aver portato mia figlia all’asilo.

iye Nella tracklist di “Popscotch” si passa dalla melodia dei brani di matrice power/nwobhm all’oscurità tipica del thrash; come sono distribuite le preferenze musicali all’interno del trio ?

G.P. – Molto varie e non solo legate al Metal.
E.N. – Volendo rimanere nel metallo, io ho amato molto tutte le divagazioni metalliche possibile. Quello che non mi è mai piaciuto, salvo casi rari è stato il death, il black nordico … Per dire, passavo con molta disinvoltura dai Def Leppard agli Slayer senza troppi problemi morali …
C.S. – Rock di ogni tipo, e cantautori. In effetti le mie preferenze variano di settimana in settimana. Questa settimana nel mio player ci sono Alt-j, Ark, Tunngs, Epo, The Roots, So Percussion, Villagers, Art Brut, Woodkid e Thony.

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iye Ad esclusione di “Never Say Die”, che risale addirittura al 1978, tutti gli altri brani sono stati pubblicati nella loro versione originale negli anni ‘80 e il più recente tra questi è “From Out Of Nowhere”, datato 1989; la scelta di attingere esclusivamente a quel periodo musicale è stata voluta o è semplicemente una casualità ?

G.P. – I dischi migliori o diciamo quelli che io ritengo significativi sono usciti in quel decennio. Gli anni 80 sono gli anni dell’Heavy Metal. Il periodo in cui sia io che Ernesto abbiamo imbracciato gli strumenti e deciso che avremmo fatto i musicisti. Mi sembrava logico partire da qui per un progetto legato a questo genere musicale. Claudia forse doveva ancora nascere…
E.N. – Concordo in pieno con Giacomo. Dopo, almeno per me, la musica ha preso le strade più disparate. La curiosità porta ad allontanarsi per scoprire, e a desiderare altra musica. Quindi, sarebbe stato anche emotivamente difficile entrare per esempio in un certo nu metal.

iye Non è che, per caso, siate tra chi ritiene la musica prodotta negli ultimi 20 anni non sia all’altezza di quella del passato (teoria trasversale espressa da ascoltatori di qualsiasi genere musicale) ? Oltre che di metal sono un grande appassionato di progressive e ho sempre contestato quelli che definivo “tolemaici”, fieri assertori della piattezza della Terra nonché della fine del prog coincidente con l’uscita di Gabriel dai Genesis; onestamente non penso che possa accadere qualcosa di analogo anche a musicisti di ampie vedute come voi. C’è quindi qualche band o sottogenere in ambito metal in grado di destare il vostro interesse ai giorni nostri ?

G.P. – Provo a seguire la scena metal attuale. Cerco di ascoltare i nuovi gruppi ma non ce ne sono molti che mi entusiasmano. Le cose più’ oneste continuano ad arrivare dai gruppi storici, quelli che lavorano sulla formula vincente del loro successo. Penso ai Motorhead, Iron Maiden, Ac/Dc. Pero’ il ritorno di Michael Kiske con gli Unisonic mi ha fatto veramente piacere.
E.N. – Altroché, la musica c’è. Non seguo molto metal di oggi, ma basta che pensi ai Radiohead, esplosi dopo il ‘98, oppure se approfondisci il panorama alternativo, indie, free, post country, trovi dei geni assoluti . Penso a Sufjan Stevens, Anna Calvi, o “grandi vecchi” che non finiscono mai di stupire, tipo David Byrne … i nostri tempi non sono tempi di musica di massa, questo si.

iye Per i benpensanti l’iconografia classica del “metallaro” è quella di un personaggio come quello di Lorenzo, interpretato da Corrado Guzzanti, ovvero un tizio quasi incapace di proferire due parole di fila in un italiano comprensibile, dall’igiene personale sommaria e fornito da madre natura di un solo neurone che, spesso, finisce pure per smarrirsi. Detto che in effetti ai concerti mi è capitato di vedere più d’uno corrispondere a questo modello, pensate che un’operazione come quella portata avanti dai Driving Mrs.Satan possa contribuire a migliorare questa immagine, visto che, almeno apparentemente, sembrereste delle persone “perbene” … ?

G.P. – Dov’e’ il mio neurone?..Ridatemi il mio neurone!!!!..
E.N. – ghgrmdspjvòsldktsv-…scherzi a parte, invece eravamo , almeno nel nostro piccolo, metallari colti. Ideologi del metallo, in estasi quando trovavamo riferimenti alla mitologia greca nei Maiden o in quei pirla dei Manowar … Ci ho trovato spunti letterari nel metal. Non solo le donnine allegre (molto gradite) dei Motley Crue … E alla fine anche la scena più street glam della Los Angeles di fine anni ottanta ha un suo fascino decadente che gruppi come i Red Hot hanno descritto bene.
C.S. – Ma certo. La cosa che mi ha sempre affascinato dei metallari è la contraddizione, solo apparente, tra un look sciatto e associato alla violenza, e il fatto che in effetti siano spesso persone meglio istruite, più sensibili e consapevoli della media.

iye Tornando seri per un attimo, mi ha sempre incuriosito, fin da quando mi sono imbattuto nei vostri primi brani, sapere in che modo avviene il lavoro di arrangiamento. Soprattutto l’operazione di de-metallizzazione di un brano come South Of Heaven, per uno che non fa il musicista, appare quasi prodigiosa.

G.P. – Non c’e’ stato un lavoro di arrangiamento pensato a tavolino. Ogni brano di Popscotch e’ partito soprattutto da una fotografia che avevo nella mente e si e’ sviluppata in corso d’opera con l’aiuto di Ernesto e Claudia. Ho tenuto sempre presente le linee vocali che sono rimaste quasi inalterate rispetto agli originali. I riff portanti delle chitarre le puoi trovare nei brani sotto forme diverse, nascosti o delegati ad altri strumenti o addirittura stravolti. Ma la parte decisiva e’ stata quella di Claudia. Non conoscendo gli originali ha interpretato i testi che noi conoscevamo perfettamente rispettando la sua visione.
E.N. – Comunque è stata la voce di Claudia poi ad aprire varchi insospettabili.
C.S. – Il metal non e’ la mia influenza principale, e anzi, in molti casi ero assolutamente all’oscuro della forma originale di quello che stavo cantando. E’ probabilmente questo il motivo per cui i brani sono interpretati cosi diversamente, e incuriosiscono.

iye Secondo voi, quindi, è più facile trasformare in un brano pop/folk “Raining Blood” degli Slayer oppure effettuare l’operazione inversa, rendendo un massacro thrash metal una canzone tipo “Granada” di Claudio Villa ?

G.P. – Non e’ solo una questione di facilita’, e’ una questione di riuscita. Ci vuole sincerità’ e rispetto.
E.N. – Da piccolo facevo il contrario. Metallizzavo il non metallo.
C.S. – Immagino che entrambe le operazioni possono essere più o meno semplici, e più o meno efficaci, a seconda dell’interesse e della storia musicale personale di chi le affronta. Qualche tempo fa mi aveva divertito molto una versione metal di “All The Things She Said” delle Tattoo per esempio.

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iye Personalmente ho sempre ritenuto le classiche versioni unplugged piuttosto noiose e quelle orchestrali ridondanti e, alla lunga, stucchevoli; credo che la strada che state battendo sia quella giusta affinché la coverizzazione di un brano non sia solo aggiungere o togliere qualche strumento, bensì quello di trasformarlo e manipolarlo attraverso un reale processo creativo. Che si sappia voi siete sicuramente tra i pochi a farlo in questi termini: riuscite a percepire un incremento dell’interesse nei vostri confronti dopo l’uscita di “Popscotch”, rispetto a quanto accaduto all’epoca del primo Ep ?

E.N. – Personalmente non amo neanche io le versioni orchestrali. Gli unplugged hanno il difetto, se lo è, di essere suonati dai gruppi stessi che hanno creato i pezzi, e quindi per loro è più difficile distaccarsi dagli originali. Invece il bello per noi è stato vedere cosa succedeva mano mano. Ci siamo fatti anche grasse risate, pensando alla vocetta di Claudia che cantava Tom Araya. E comunque mi fa impazzire il risultato sensuale e “ambiguo” che ha creato il suo modo di cantare.

iye Navigando sul web ho letto diverse recensioni del vostro lavoro e ho notato un apprezzamento pressoché unanime, anche quando a scrivere erano collaboratori di webzine dal nome minaccioso tipo “MetalSucks” et similia … C’è stato invece qualcuno che si è arrabbiato, inviandovi e-mail poco lusinghiere dopo aver ascoltato le vostre versioni di brani che, per alcuni, sono ammantati quasi da un’aura di sacralità ?

G.P. – Le risposte sono state quasi tutte positive … ed e’ stata una cosa sorprendente…I Want Out ne e’ la prova. E’ stato il segnale che ci ha aiutato a capire che la strada era quella giusta. In più’ Michael Weikath (chitarrista degli Helloween) quando l’ha ascoltata ci ha fatto molti complimenti.
E.N. – C’è ancora tempo per essere crocifissi a testa in giù durante un concerto dei Morbid Angel.
C.S. – Nessuna mail minacciosa, ma qualche commento esilarante c’è stato. Uno di questi mi sono sentita di riprenderlo nel blog e su facebook perché mi ha fatto ridere nella sua semplicità: “Publicity because Vagina”. E’ un punto di vista. Per fortuna la risposta che stiamo ricevendo da parte del pubblico è estremamente positiva nella grande maggioranza dei casi. Il nostro progetto è apprezzato sia dagli ascoltatori del genere che da quelli che non lo sono. Ieri una ragazza mi ha detto “Mi è piaciuta un sacco I Want Out. Devo dirti che non avevo mai ascoltato la versione originale. Ho scoperto che mi piace moltissimo anche quella!”. Mi ha fatto ridere pensare che i Driving Mrs. Satan abbiano passato un nuovo ascoltatore agli Helloween e non il contrario.

iye Spesso chi ascolta musica non ha un’idea precisa di parecchi aspetti, anche di carattere burocratico, che stanno dietro la realizzazione di un disco. In realtà, come funzionano le cose nel momento in cui qualcuno decide di utilizzare un brano altrui ? Per esempio, si chiama Lemmy e gli si chiede: “Hey vecchia lenza, come va ? Male ? Eh già, gli anni passano per tutti … Senti, ti dispiacerebbe molto se facessimo diventare “Killed By Death” un pezzo folk ?”, oppure, molto più realisticamente, ci si mette in contatto con chi ne detiene i diritti e si paga un tot per ottenere l’autorizzazione ? In quest’ultimo caso fatecelo sapere, magari ci possiamo impegnare a comprare il cd se non altro per farvi rientrare delle spese sostenute …

G.P. – Lemmy ha sempre il telefono di casa fuori posto…
E.N. – Invece Ozzy mi aspetta sotto casa con un bastone in mano. In realtà è questione che riguarda gli editori.
C.S. – Qualcuno sostiene che il nostro disco sia un suicidio discografico. Io non la penso cosi. L’altro giorno fantasticavo sulla destinazione dei soldi dei diritti d’autore. Tipo: James Hetfield che compra un biglietto del concerto degli One Direction a sua figlia adolescente.

iye Tre domande per ciascuno di voi :
1) Qual è stato il primo disco metal che avete ascoltato ?

G.P. – Seventh son of a Seventh son – 1988
E.N. – 1987, registrati su cassette Maxwell lo stesso giorno : “Piece Of Mind” (Iron Maiden), “Seventh Star” (Black Sabbath) e “Hysterya” (Def Leppard). Ma se ci ripenso avevo già comprato “Slippery When Wet” di Bon Jovi, un discone.
C.S. – “Awake” dei Dream Theater.

iye 2) Qual’è invece quello preferito in assoluto ?

G.P. – Che difficoltà’ immane … direi “The Keepers Of The Seven Keys pt.2” degli Helloween … ma la scelta e’ difficilissima!!!
E.N. – Variabile. “Rage For Order” dei Queensryche, o “Piece Of Mind” degli Iron, hanno occupato il podio per più tempo.
C.S. – “Remedy Lane” dei Pain of Salvation.

iye 3) Qual è il brano che via ha maggiormente soddisfatto per la sua riuscita in Popscotch?

G.P.I Want Out sicuramente … seguito da Battery … e tutti gli altri … ah ah!!! …
E.N. – Posso dirne 11?
C.S. – La nostra versione di Killed By Death dei Motorhead. E pensare che altri non volevano neanche includerla nel disco!

iye Così come ho iniziato, concludo con un’altra domanda scontata ma doverosa: cosa prevede il futuro per i Driving Mrs.Satan ? Resteranno confinati ad uno stimolante diversivo rispetto alle vostre carriere personali oppure pensate di dare un ulteriore seguito a questo progetto, magari provando anche l’esperienza dal vivo?

E.N. – TOURTOURTOUR
G.P. – Assolutamente molti live!!! … di certo la Signora Satana non rimane a casa adesso!!!
C.S. – Abbiamo scritto diverse canzoni originali. Siamo tutti musicisti e cantautori, scrivere musica originale non è mai stato un problema. Infatti stiamo attualmente lavorando ad una colonna sonora per un film ma le cose sono nella fase iniziale al momento.Tuttavia, ci sono ancora molte, molte canzoni metal che vorremmo “drivizzare”. Amiamo farlo. E ‘molto divertente. Spero vivamente di passare la prossima estate in giro per Festival.

Questa è sicuramente una buona notizia, sperando che ci sia qualche promoter lungimirante che ci consenta di vedere i Driving Mrs.Satan all’opera nella (non sempre) ridente Liguria; in tal caso noi di In Your Eyes saremo i primi a supportarli.

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