Dome La Muerte – Dalla Parte Del Torto

Domenico Petrosino, in arte Dome La Muerte, è un personaggio che di certo non ha bisogno di molte presentazioni, per chi mastica certe sonorità

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Domenico Petrosino, in arte Dome La Muerte, è un personaggio che di certo non ha bisogno di molte presentazioni, per chi mastica certe sonorità. Figura chiave dell’underground italiano, Dome è, da almeno quattro decadi, un protagonista indiscusso della scena indipendente del nostro Paese: musicista, chitarrista, compositore, cantante, attivista, agitatore culturale del sottobosco rock ‘n’ roll italico, del quale è considerato una leggenda vivente, sorta di epigono nostrano di Keith Richards. Ma nel corso degli anni ha saputo anche reinventarsi come disc-jockey, esplorando l’universo della musica elettronica e rave, mondi apparentemente lontani (ma non troppo) dalla nostra musica preferita. Nel 2020, forse anche per esorcizzare l’annus horribilis (soprattutto a livello musicale, con la sparizione dei concerti) appena terminato, Dome ha deciso di raccontarsi, per la prima volta in modo dettagliato, in una autobiografia ufficiale, intitolata “Dalla parte del torto: una storia hippie punk e rave” (AgenziaX) scritta a quattro mani con l’amico Pablo Pistolesi, alias Pablito El Drito. E proprio il libro in questione è un ottimo pretesto per scambiare quattro chiacchiere con l’artista pisano.

IYE: Ciao Dome! Puoi raccontarci com’è nata l’idea di una autobiografia? E’ vero che, inizialmente, era stata concepita come un esercizio di sfogo contro la noia dell’essere barricati a casa in lockdown, causa covid? Ci puoi dire perché è dedicato a Paolo Romboli?

Dome La Muerte: E’ proprio come dici tu, non era nei miei pensieri , scrivere un libro, avevo tutt’altri progetti. Il lockdown e’ stato decisivo, soprattutto Pablito, che e’ stato l’ideatore e il motore del libro, lui rappresenta culturalmente quell’anello di congiunzione fra tutti quei movimenti narrati in “Dalla parte del torto”, dalla beat generation , passando per il punk, i centri sociali fino alla scena rave. L’idea che ha avuto Pablito e’ stata quella di non scrivere una sterile biografia , ma di fare un viaggio, attraverso la mia storia, nelle controculture, dagli anni Settanta fino a oggi. Tutto sotto la supervisione di Philopat. Su Paolo Romboli ci sarebbe da scrivere un altro libro: un compagno di scuola, di vita , di lotte, ideali e sogni. Faceva l’odontotecnico e aiutava le persone che non potevano permetterselo. Per tutta la vita si eʼ battuto contro le ingiustizie e le disuguaglianze, in prima persona, attivista per l’ambiente, contro gli inceneritori, co-fondatore delle Brigate di Solidarieta’ di Ponsacco , con interventi sul campo, dalle zone terremotate agli aiuti agli immigrati. Co-organizzatore di festival come la Festa Rossa o il Bluesacco. Un esempio di sincero impegno sociale e incondizionata fratellanza, che, in molti, portiamo per sempre nel nostro cuore.

IYE: Personalmente ho trovato molto gradevole la lettura del libro. Non è solo un un mémoire sorprendente, che attraversa tre movimenti musicali-culturali e di costume (tardo hippie, punk/hardcore e rave) pieno di ricordi, aneddoti, rivelazioni e riflessioni, ma è anche il racconto di uno spaccato di un’altra Italia del passato, che oggi si farebbe fatica a immaginare. Una delle chiavi per interpretare la tua storia è quella del riscatto: la dimostrazione che non è necessario nascere in una grande metropoli per creare una scena alternativa, costruirsi una credibilità e fare rock ‘n’ roll con attitudine Do-It-Yourself non incline a compromessi. Anzi, spesso le proposte più genuine possono arrivare proprio dalla provincia, come nel caso dei Cheetah Chrome Motherfuckers (Pisa) e Not Moving (Piacenza). Cosa ne pensi al riguardo? 

Dome La Muerte: Sicuramente la provincia , non solo in Italia, e’ sempre stata una fucina di idee rivoluzionarie , movimenti artistici, culturali  e politici di grande rilevanza , come e’ successo nella mia citta’ , a cominciare dagli anni Sessanta fino al punk rock , le occupazioni e i centri sociali. Certamente la provincia non da’ le stesse opportunita’ che una grande città può offrire a un musicista o un pittore. Ma e’ proprio per questo maggior bisogno di determinazione e totale coinvolgimento che la provincia sforna, periodicamente, artisti di un certo spessore.

IYE: Volendo riassumere, in poche righe, anche per chi (come il sottoscritto, NDA) all’epoca non era ancora nato, l’atmosfera che si respirava nella scena musicale indipendente che operava lontano dal circuito delle major discografiche a fine anni Settanta e per tutti gli anni Ottanta, come la descriveresti? C’era maggiore empatia tra le band? Sentivate di essere partecipi, in qualche modo, di una rivoluzione epocale? Secondo te, in un futuro prossimo sarà ancora possibile avere l’opportunità di organizzare tour articolati lungo lo Stivale e anche all’estero (con i Not Moving avete suonato a Berlino, coi CCM avresti avuto la possibilità di suonare anche negli Stati Uniti) stringere legami duraturi (come è capitato a te per le amicizie con Jello Biafra e il poeta Cheyenne Lance Henson) e rivivere circostanze fortunate, come quelle che ti hanno permesso di conoscere Johnny Thunders, Iggy Pop, Nico e il grafico delle copertine dei Clash, o aprire i concerti degli stessi Clash e Nick Cave? E oggi, dal tuo punto di vista, il rock ‘n’ roll è ancora “pericoloso” per l’ordine costituito o non è più avvertito come una minaccia dallo status quo?

Dome La Muerte: L’atmosfera di ribellione diffusa , che si respirava negli anni Settanta , la voglia e la necessità , per le nuove generazioni , di abbattere muri e pregiudizi e creare un mondo nuovo , basato sulla fratellanza e la libertà, sono stati terreno fertile per la crescita di una solida scena indipendente, fin dagli anni Settanta, che poi esplodera’ negli anni Ottanta ,grazie al punk e la new wave. Fra band , ma anche come individui , ci sentivamo parte di una famiglia planetaria, questo ci dava forza ed entusiasmo. Ci sentivamo, inoltre, parte, se non protagonisti, di grandi cambiamenti culturali e sociali, ma quanto sia stato rivoluzionario quel periodo, lo capisci solo a distanza di tempo. Per quanto riguarda il futuro, con le dovute precauzioni, dovremo tornare, prima o poi, a quel momento irripetibile di aggregazione e condivisione delle emozioni che e’ il live. Senza il palco e l’inscindibile rapporto col pubblico , la musica e anche il teatro rischiano di piombare nel buio . E chi lo vuole un mondo vuoto e senza sogni? Il rock ‘n’ roll, come forma di trasgressione, estetica, attitudine e, in una sola parola, stile di vita, penso non morirà mai.

IYE: Essere “dalla parte del torto” ha comportato precise scelte di vita, sia in campo musicale, sia in ambito extramusicale, tra politica e controcultura, come spieghi nel libro. Oggi più che mai, il covid-19 ha praticamente azzerato la possibilità di organizzare concerti in luoghi fisici (che rappresentano la maggiore fonte di sostentamento per i musicisti, soprattutto quelli legati alla scena indipendente, che suonano principalmente per passione, più che per profitto personale) e di conseguenza sono drasticamente diminuiti gli introiti. Tanti artisti stanno soffrendo questa situazione di crisi economica e di stallo dalla durata indefinita. In tempi recenti, ha suscitato solidarietà e mobilitazioni la vicenda di una petizione che ti vede coinvolto e che, qualora andasse in porto, ti darebbe il diritto a usufruire della Legge Bacchelli, un fondo a sostegno degli artisti in difficoltà, erogato in segno di riconoscenza per il loro contributo dato all’arte, e sarebbe la prima volta per un musicista. Se avessi la possibilità di tornare indietro, rifaresti esattamente tutto quello che hai fatto o avresti cambiato la tua personalità e il tuo modo di essere?

Dome La Muerte: Sinceramente la solidarietà e l’affetto ricevuto in questo periodo difficile mi ha commosso e frastornato: sapevo che diverse persone mi stimano e mi vogliono bene, ma non immaginavo cosi’ tante. Mancano poco piu’ di 50 firme per poter presentare la petizione per la Legge Bacchelli e, comunque vada a finire, cerchiamo di accendere i riflettori su un settore abbandonato, ma fondamentale e indispensabile, come tanti altri. Rifarei tutto? Sì, anzi , vorrei aver fatto molto di piu’, e ora sto cercando di recuperare. Secondo me, un’artista non deve essere mai completamente soddisfatto, ma deve essere in grado di evolversi continuamente. Nella vita privata, invece, qualche volta avrei voluto essere meno superficiale e aver combinato meno casini. Ma e’ proprio nei periodi di maggior tormento, incertezze e completa assenza di speranze e soluzioni, che i tuoi demoni sono sempre li’, pronti ad assalirti.

IYE: Nel libro hai scritto che negli anni Novanta, abbracciando l’universo rave e approfondendo il discorso con la musica elettronica, attraverso l’esperienza del DJing, hai ritrovato una scena e un’attitudine che, in qualche modo, sono legate da un filo conduttore spazio-temporale, soprattutto la colorata esuberanza dell’esperienza psichedelica che ha fuso la filosofia hippie (di cui sei stato partecipe, negli ultimi anni del movimento) coi raduni rave dell’ultima decade del secolo scorso. Ma quali sono i punti di contatto tra il punk e la rave music? Hai scoperto in entrambe la stessa voglia di rompere le regole imposte dall’ordine costituito, autoprodursi, trasgressione, creatività e agire al di fuori del music business?

Dome La Muerte: Il movimento dei rave illegali , esploso in Italia negli anni Novanta, ha rappresentato una ventata di aria fresca, per certi versi, come lo è stato il punk negli anni Settanta. Nella sua fase iniziale ci ho rivisto quell’entusiasmo , energia, creatività, fratellanza e soprattutto quel D.I.Y.  dalla produzione della musica all’ estetica, che è il ponte che unisce, secondo me, la scena punk e quella rave. Io e mia moglie Cristina abbiamo partecipato attivamente all’organizzazione di party illegali, lei si occupava degli allestimenti, installazioni fluo e performance, abbiamo occupato temporaneamente boschi o capannoni, rimediando spesso delle denunce. Io sono piu’ legato alla scena goa e psytrance, mentre Pablito a quella rave techno punkabbestia.

IYE: In occasione dell’ultimo singolo che hai registrato coi tuoi Diggers, “The House Of Lily/Shake Some Action“, ho scritto, recensendolo, che la carta d’identità, nel tuo caso, è un fattore irrilevante, perché a 60 e più anni suonati (è proprio il caso di dirlo!) sei ancora una figura credibile, e uno tra i pochi musicisti rock ‘n’ roll di un certo livello, in Italia, che può dire seriamente di non avere mai ceduto alle lusinghe del mainstream, e sei ancora li’ sui palchi (speriamo presto!) che siano Diggers, Not Moving LTD, Dome La Muerte E.X.P. e altre esperienze, ovunque vi sia una giusta causa, a suonare perché è una ragione di vita, e per spargere il verbo dell’indipendenza. Ti riconosci in questa definizione?

Dome La Muerte: Sì, mi ci riconosco e ti ringrazio per avermi descritto così.

IYE: Se volessimo compilare un podcast da ascoltare mentre si legge il tuo libro, quali brani consiglieresti?

Dome La Muerte: 1) Claudio Rocchi – La realtà non esiste; 2) AREA – Gioia e rivoluzione; 3) Pink Floyd – See Emily play; 4) Who – Pictures of Lily; 5) Rolling Stones – Get off my cloud; 6) Jimi Hendrix -Crosstown traffic; 7) Neil Young – Ohio; 8) Bob Dylan – Like a rolling stone; 9) Beatles – I am the walrus; 10) Mott The Hoople – All the young dudes; 11) Stranglers -No more Heroes; 12) Stooges – TV Eye; 13) X – Johnny hit and run Paulene; 14) New York Dolls – Jet boy; 15) MC5 – Tonight; 16) Ramones – Sheena is a punk rocker; 17) Dead Boys -Sonic Reducer; 18) Eddy and The Hot Rods – Do anything you wanna do; 19) The Undertones – Teenage kicks; 20) The Cramps – Garbage man; 21) Charles Manson – People say I’m no good; 22) Gun Club – Mother of Earth; 23) Monster Magnet – Negasonic teenage warhead; 24) Ozric Tentacles – Sploosh; 25) GMS – Shrek.

IYE: Quali saranno i prossimi progetti, tra impegni solisti, percorso coi Diggers e la reunion dei Not Moving (LTD) ? Cosa bolle in pentola?

Dome La Muerte: I prossimi progetti sono tanti: due nuovi dischi, uno con gli E.X.P. e uno coi Not Moving (LTD), già a metà registrazione. E poi alcune colonne sonore per una compagnia teatrale, e una nuova band, che si chiama DMT, con basi elettroniche di Offlabel, io alla chitarra e Mariluʼ Fonzie Fagiani alla voce. Non vedo l’ora di tornare a incrinare le tavole di qualche palco!

IYE: Grazie Dome!

Dome La Muerte: Grazie a voi, fratelli e sorelle!

Reverend Shit-Man

Autore: Reverend Shit-Man

" Io sono un vuoto a perdere, uno sporco impossibile, un marchio registrato, un prodotto di mercato. Io sono un punto fermo, una realtà di base, un dato di fatto, un dato per perso. Non ho codici segreti né codici cifrati, non cerco centri di gravità permanenti. Io sono una pratica evasa, io sono una vertenza chiusa, un vicolo cieco, un pozzo senza fondo. Non sono come tu mi vuoi. "

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