Chi trova un amico, trova un tesoro. Soprattutto se quell’amico è Philip K. Dick

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Chi trova un amico, trova un tesoro. Soprattutto se quell’amico è Philip K. Dick

“Crazy Friends” di Jonathan Lethem: 153 pp. rilegato, prezzo di copertina €14,00 [Minimum Fax, 2011].

Crazy Friends, sulla cui copertina capeggia un disco volante stilizzato, fa parte degli oggetti letterari non bene identificati. Quest’agile libretto raccoglie molti degli scritti di Jonathan Lethem (Brooklyn, 1964) su Philip K. Dick (1928-1982). Molti ma non tutti, perché si può dire che l’opera omnia di Lethem è dickiana.
Quella che abbiamo in mano è una miscellanea di introduzioni, articoli e racconti scritti da Lethem a proposito o sotto l’influsso del suo romanziere preferito, nonché pazzo amico immaginario, da lui scoperto quando era ancora un misconosciuto scrittore fantascientifico di serie B – prima quindi che diventasse un autore di culto, adorato in tutto il mondo (in Europa più che in America e soprattutto in Francia e Italia, come successo anche a un’altra leggenda letteraria come Bukowski; nemo propheta in patria).

Crazy Friends è soprattutto un libro che si fa amare, perché trasuda da ogni pagina – da ogni singola frase – amore, passione e intelligenza. Lethem non cade nella trappola dei fan troppo settari e adoranti di P.K.Dick, ma riesce a conservare verso il suo idolo un distacco ironico e autoironico, che gli consente di raccontarcelo e di ricrearne il vissuto in tutte le sue più controverse sfaccettature.
Lethem rievoca la sua scoperta casuale, fatta durante la tormentata adolescenza, dei tascabili pulp di P.K.Dick: è un amore a prima vista, che gli sconvolgerà per sempre la vita, lo porterà a trasferirsi nella Berkeley di Dick anche se lui ormai è morto e a diventare uno dei membri più attivi della “Philip K.Dick Society”, nonché un inarrestabile promotore della sua opera in ogni dove, fino a esserne riconosciuto come il più grande e autorevole esperto.
Corredano il libro alcuni racconti fantascientifici di Lethem, in cui è più chiara l’impronta dickiana, e che, nonostante la divertita autocritica dell’autore, sono godibilissimi.

Chi trova un amico, trova un tesoro. Soprattutto se quell’amico è Philip K. Dick

Valentino G. Colapinto
valentino.colapinto@gmail.com

Nato e cresciuto ad Acquaviva delle Fonti tra le pietrose e aride Murge, durante l’infanzia e l’adolescenza è affetto da timidezza patologica e trova in fumetti, libri e film la via di fuga da un mondo che gli sembra ostile o terribilmente noioso; a nove anni scopre per caso i racconti di H.P.Lovecraft e R.E.Howard e a quattordici legge il Pasto Nudo di Burroughs, rimanendone folgorato in entrambi i casi.Vinta la timidezza di cui sopra, intraprende le esperienze più diverse e inverosimili. Gira il mondo, si avvicina a religioni improbabili, pratica innumerevoli e poco redditizi lavori, sempre sospinto da una curiosità insaziabile e un’insoddisfazione perenne, che gli impediscono di continuare a fare le stesse cose per più di due o tre anni.Periodicamente, infatti, è preda di fasi maniacali in cui si fissa su un unico argomento fino a sviscerarlo nei suoi più minimi dettagli: dal gioco degli scacchi alla fantascienza classica, dai manga giapponesi al cinema italiano di genere degli anni ’70.Unica costante, il suo amore per la letteratura e il giornalismo, che lo spingono a leggere e scrivere quotidianamente, in maniera quasi ossessiva. Collabora con diversi periodici locali, siti d’informazione online e siti letterari come “Liberi Di Scrivere” e “Sugarpulp”. È impegnato a promuovere lo sviluppo della sua terra e organizzare iniziative come il Festival Letterario “A Testa in Sud”.Scrive anche narrativa e alcuni suoi racconti sono stati selezionati per riviste letterarie e antologie come “Mahayavan” e “365 Storie Cattive”.Ama le belle donne, il cinema di serie B, il rock alternativo e la musica elettronica, il vino Primitivo, le brasciolette di carne di cavallo e le cipolle rosse acquavivesi.

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