Binic Folk Blues Festival – 31/7 – 2/8 2015

Binic Folk Blues Festival – 31/7 - 2/8 2015 1 - fanzine

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Binic è un piccolo villaggio sulla costa della Bretagna che proprio Francia non è. Una paesaggistica e un’attitudine rude, selvaggia, rocciosa rende questa regione molto diversa dall’immaginario collettivo che abbiamo dei nostri cugini d’oltralpe. Da sette anni a questa parte questo paesino, sviluppatosi intorno ad un grazioso porticciolo, si trasforma nel Binic Folk Blues Festival. Io questa settima edizione ho avuto la fortuna di essermela vista dal vivo.

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Venerdi 31 Luglio:
In macchina partiamo da Parigi con un piccolo ritardo; alcuni contrattempi hanno già segnato la nostra voglia di arrivare in anticipo a Binic. I racconti sulla passata edizione sono epici e il programma, solo per oggi, prevede in cartellone 16 concerti dislocati su i tre palchi allestiti intorno al porto della cittadina Bretone. Appena entrati sulla tangenziale parigina abbiamo la certezza che non arriveremo mai in tempo per il primo live della giornata: James Finch Jr alle 17 Scène Banche. Dopo un bel po’ di traffico & km Binic ci accoglie alle 19.20: si arriva direttamente alla Scène Pomellec e dalla macchina ascoltiamo le prime note di The Blues Against Youth. Neanche a farlo apposta e ci sentiamo subito come a casa. Parcheggiamo di culo al lato del palco … e il monobanda romano sembra più emozionato di noi, di strada ne abbiamo fatto tutti tanta. Finito il live sono le 20.10 e noi abbiamo un bisogno impellente di fare il check in albergo; ci si rivelerà presto un simpatico motel con pizzeria e ristorante italiano. Il tempo di perderci la scelta – di chi vedere tra i La Bastard, i Crank o gli Avenu Z – e scendendo a piedi piombiamo a Scène La Cloche. A scatola chiusa avverto che questa è la mia Scène prefirita. Sarà lo slide blues dei Henry’s Funeral Shoe, sarà che la gente gremisce questa piazzetta con due bar che scoppiano di persone dalla mattina alla notte, sarà che è il cuore di Binic, ma io ne rimango subito affascinato. Nel frattempo il duo chitarra e batteria dei fratelli Clifford dal Galles mi cattura. Godo insieme ad una moltitudine sempre crescente di un live decisamente tosto, disinteressandomi di chi suona nelle altre due Scène. L’ultima scelta della giornata è tra Urban Junior, Son of Dave o i JC Satan; io dopo il concerto dei Henry’s Funeral Shoe ho bisogno di non abbassare il livello di guardia: scegliamo i JC Satan e facciamo bene. La Scène Pomellec è gonfia e il quintetto francese fa gli onori di casa con un live supersonico. Sotto al palco incontro i Go!zilla e con il trio di Firenze è sempre festa. Finiti gli show il festival si trasferisce tutto nei due bar della Scène La Cloche fino a notte tarda. Incontro vecchi amici, ne conosco di nuovi. C’è un’atmosfera molto familiare, la birra e il piscio vanno via a fiumi. Sarà cosi per tutto il festival ma ora inizia a fare decisamente freddo, ai limiti della sopportazione; noi ne approfittiamo per andare a metterci sotto le pezze. Domani è un altro giorno e sarà bello lungo.

Sabato 1 Agosto:
Ci si sveglia con calma e si va ad ammirare la costa bretone; qui di bellezze naturali ce ne sono molte e il tempo si ferma in spiagge veramente fuori dal comune. Ma il tempo non aspetta nessuno e noi torniamo a Binic a festival iniziato perdendoci i primi due live della giornata, che poi in realtà sono sei. Il mio rammarico è molto monobandistico e si chiama Shake It Like a Caveman, ma arriviamo giusto in tempo per rifarci con il seicentesimo live in carriera di The Blues Against Youth alla Scène La Cloche. Rispetto a ieri Gianni ha ha un’altra carica, in giro c’è ancora più gente che passa da un palco senza un attimo di sosta. Questo festival ha decisamente una marcia in più. Rimaniamo alla Scène La Cloche per ammirare i Kaviar SpeciaL, sembra che siano in molti a pensarla come noi; quando il quartetto di Rennes sale sul palco inizia il kaos. La situazione si scalda e questo rimane uno dei migliori concerti visti fino al momento; io già me li immagino a far casino dalle parti della città eterna. Finito il live c’è bisogno di riprendersi un attimo e io mi perdo nello stand della Beast Records, partnership della manifestazione. Poi arriva il momento per il quale sono venuto qui: il live dei Go!zilla alla Scène Pomellec. Sono le 22.30 è c’è molta attesa, il trio toscano torna dopo i concerti al fulmicotone della passata edizione, non sono il solo ad aspettarli. Io vado sotto al palco e quando Luca, Fabio e Mattia iniziano a suonare scoppia il finimondo. Vedo gente perdere scarpe, occhiali, prendere calci e spintoni … I’ve seen a riot; Go Go Go!zilla e voliamo alto nel senso letterale della parola. I ragazzi non tradiscono le aspettative e nell’aria aleggia qualcosa di mistico. Cambiamo Scène e arriviamo giusto in tempo per goderci una versione tiratissima di Louie Louie targata Hipbone Slim & The Kneetremblers. Per oggi possiamo essere più che soddisfatti e la notte si conclude con una compilation di birrette nella piazzetta cuore di Binic.

Domenica 2 Agosto:
La prima parte della giornata rimaniamo nelle vicinanze per non ripetere lo stesso errore di ieri. Ma perseverare è diabolico e anche se la Martin Plage di Plerin è poco distante da Binic ci rilassiamo troppo. Prima in un secchiello di moules frites, poi nel fenomeno della bassa marea; che offre a questa spiaggia un vero e proprio scenario apocalittico. Il tempo di renderci conto che siamo ancora una volta in ritardo e ripiombiamo alla Scène La Cloche proprio mentre i Regal incominciano a suonare Toi Toi; un pezzo da amore a prima vista. Poi senza tregua ci godiamo Ugly Love e poco altro di James Finch Jr e il duo francese Hummingbird Band alla Scène Pomellec. A passo veloce torniamo alla Scène La Cloche per i nostrani Lame e gli statunitensi Tijuana Panthers; ma nel programma ho sottolineato la seconda prova dei fratelli Clifford alla Scène Banche. Faccio il ping pong tra le varie Scène prendendo di volta volta provigioni alcoliche. Che spettacolo. Gli Henry’s Funeral Shoe attizzano la folla, che aspetta il momento clou dei Sonics, confermando tutto quello che di buono avevo visto il primo giorno. Mi faccio rapire dal folk blues di Harlan T Bobo e poi mi catapulto, visto anche l’alta marea che sommerge il ponte che lega i vari palchi, alla Scène Pomellec per il live dei The Madcaps. Anche qui c’è una magica attesa, il quartetto francese presenta al pubblico il nuovo album. Pezzo dopo pezzo il 60’s garage dei ragazzi di Rennes conquista nuovi adepti; io sono tra questi. Con la conclusione del loro concerto in programma rimane solo il live dei Sonics alla Scène Banche; un fiume di gente si riversa a piedi verso il palco principale affollando una banchina già stipata al limite. Nel tragitto perdo tutti: mi prende per mano un a ragazza e mi viene in mente che nella vita non conta solo la musica. È un momento effimero perché c’è veramente confusione e non si riesce proprio a muoversi; perdo anche la mano amica, ma non faccio in tempo ad accorgermene che la band di Tacoma attacca con Have Love Will Travel. Panico. Certi momenti è meglio soli che male accompagnati. Nella vita non si può mai dire mai, ma credo che non vedrò mai più questa leggendaria band in un contesto più leggendario. Gente che balla sulla spiaggia. Gente che balla sotto il palco. Gente che balla ovunque illuminata da una luna piena a specchio sul mare. Spettacolo da brividi e non per il freddo. Dopo tanto bere è il momento di rilasciare liquidi e rischio quasi di farmela sotto inglobato nell’alta marea della ressa umana. Arrivo al limite dello scoppio raggiungendo la riva dell’oceano. Godo e mi godo le ultime canzoni insieme a The Blues Against Youth e da qui è tutto un altro punto di vista.

Finiscono i Sonics. Finisce il Binic Folk Blues Festival. La notte però finisce all’alba. Un vero e proprio spettacolo.
Mi scuso con chi non sono riuscito a vedere ma qui c’è stato veramente l’imbarazzo della scelta.

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