L’abominevole dottor Phibes

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L’abominevole dottor Phibes

Vincent Price fu, insieme (forse) al solo Christopher Lee il più grande attore di film horror di tutti i tempi, attraversando mezzo secolo con la sua vasta filmografia iniziata nel 1938 (Servizio di lusso) per arrivare all’alba degli anni novanta, tre anni prima della sua scomparsa, con l’ultima interpretazione sul grande schermo in Edward Mani Di Forbice di Tim Burton, al fianco di un giovanissimo Johnny Deep, oltre ad una marea di apparizioni sul piccolo schermo.

Tra le molte pellicole che lo resero un’icona del genere, L’Abominevole Dottor Phibes del 1972 rimane uno dei film più riusciti per il gentiluomo originario del Missouri, ma dalla classe ed il portamento molto british.
Tra l’horror ed il fantastico, questo capolavoro che vede l’attore americano affiancato dalla bellissima Virginia North (Vulnavia) e Joseph Cotten (nei panni del dottor Vesalius) vede
Anton Phibes, organista e teologo vittima di un rovinoso incidente, nascondersi dalla vista del mondo per le orribili ferite riportate e creduto morto, la moglie spira in sala operatoria, dopo che i medici tentano in tutti i modi di salvarla e la già labile psiche del protagonista, alla notizia, subisce un colpo durissimo.
Phibes, deturpato in viso, nascosto da una maschera di lattice impazzisce e colpevolizza la troupe medica, con in testa il dottor Vesalius, l’unico che sospetta del “rinato” Phibes.
Il dottore inizia la sua vendetta, uccidendo tutti i medici presenti alla morte della consorte, prendendo ispirazione per i suoi delitti dalle leggendarie piaghe d’Egitto, aiutato dalla sua
affascinante assistente Vulnavia, fino ad arrivare a Vesalius.
Impiantata la chiave nel torace del figlio rapito, costringe Vesalius ad un’impresa apparentemente impossibile; estrarre la chiave e liberare il figlio, prima che dell’ acido cominci a deturpare il suo viso.
Phibes, convinto di aver portato a termine la sua vendetta, raggiunge il cadavere della moglie e si corica vicino a lei nel sarcofago, inniettandosi un liquido imbalsamante.
Un’interpretazione straordinaria dell’attore americano rende il personaggio del dottor Phibes qualcosa di epico ed evocativo, chiuso nella sua caverna fuori dal mondo, riesce a parlare tramite il suo maestoso organo a canne, collegato alla sua gola tramite un tubo a membrana, una genialata pari agli omicidi, fantasiosi e orrorifici il giusto per rendere il film un maestoso affresco di horror gotico, molto in voga in quegli anni.
La sua caverna è un’altare dalle reminiscenze psichedeliche, tra segni astronomici, meccanici concertisti e lui, un triste e pazzoide organista dal manto rosso che ricorda vecchie star del progressive rock, tra movenze teatrali e monologhi da grand guignol con la misteriosa assistente muta e la foto dell’amata moglie.
Un film da vedere e di cui ci sarà un ottimo seguito, sempre interpretato da Price nel 1972 dal titolo “Frustrazione”, di cui parleremo nei prossimi articoli.

1971 – regia di Robert Fuest

Vincent Price: Dottor Phibes
Joseph Cotten: Vesalius
Virginia North: Vulnavia
Caroline Munro: Victoria Regina Phibes
Terry-Thomas: Longstreet

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