the urges

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The Urges -22 ottobre 2010- Sinister Noise- Roma Report ed intervista.
Ho un debole per i locali con un piano interrato, specie se questo corrisponde alla zona concerti, perché rispecchiano letteralmente il concetto di underground tanto caro a noi vittime giovani di un’ incongruente nostalgia per un tempo mai vissuto.

Ogni volta che scendo la stretta rampa di scale che porta al piano seminterrato del Sinister Noise, lo faccio con “l’acquolina alle orecchie”, perché già ho la garanzia che sto per vedere sicuramente un gruppo che merita, e lavorando di fantasia, e se – condicio sine qua non – mi sono portata abbastanza avanti con l’alcool, posso addirittura fantasticare di trovarmi in qualche sordido localaccio della Bowery negli anni ’70.

urges live roma 2010

Dunque scendevo quella ripida scaletta animata dalle migliori intenzioni, conoscendo già il gruppo in questione, avendo ascoltato a profusione la loro unica uscita, “Psych Ward” datato 2007, per i tipi della Screaming Apple Records, registrato ai Circo Perrotti Studios di Jorge Explosion rigorosamente e completamente in maniera  analogica. Il loro suono, diretto discendente dei conterranei Them di Van Morrison, che ripesca a piene mani da Music Machine, Seeds, Electric Prunes quanto dal 80’s revival di Chesterfield Kings, the Stomachmouths,the Miracle Workers, di questa prima versione attira l’attenzione di Little Steven il quale decide di scritturarli per la sua etichetta, la Wicked Cool ristampandone una seconda versione rimasterizzata e pubblicata nel 2008. Insomma, le premesse per un super concerto ci sono tutte. I Nostri si materializzano sul palco, e senza perdere tempo aprono con “The Urges Theme”, un po’ l’inno della band, uno dei miei pezzi preferiti dell’album tra l’altro, portatore di quella miscela di mistero e psicosi caratteristica di certo garage rock dei primordi. Bene. Gli Urges possiedono la “luccicanza”, i cinque emanano un bagliore sinistro, soprattutto lo spettrale frontman, che canta come in trance; segue un pezzo annunciato come nuovo, poi un altro che non riconosco, ma già al quarto pezzo l’aura malata va scemando, in sintonia con la mancanza di entusiasmo del pubblico, che –ahimè- non è dei più numerosi neanche stasera.
Con “It ain’t right”, dalle sonorità oserei dire cimiteriali, e “Psych ward”, splendida title track, le sorti della serata sembrano risollevarsi, ma l’unica preoccupazione dell’ectoplasmatico leader sembra essere quella di schiacciarsi i capelli sulla faccia, gesto che compie in modo compulsivo, piuttosto che tirare fuori la voce e stordirci tutti con urla disumane. I musicisti fanno del loro meglio, il suono è anche troppo pulito, nel complesso risultano un po’ troppo azzimati, non si tratta certo del sound maleducato che mi aspettavo, ma con bellissime derive psych, ritmi ora ipnotici ora sinuosi, specie nei pezzi nuovi, ai quali segue “13th Floor”, che riscalda gli astanti, ormai ridotti a uno sparuto gruppetto decimato da una misteriosa morìa (tutto questo mi riporta tristemente alla realtà – Ah, già, non è il Greenwich Village, ma via Ostiense-).

urges live roma 2010

Il cantante, evidentemente in urgenza di tornare alla sua cripta celtica, ci annuncia l’ultimo pezzo, una cover (ehi, ma, d’altronde, che garage rock sarebbe senza covers?) degli Stones che non conoscevo, e prima ancora che abbia il tempo di riavermi dalla delusione provocata dalla mancata esecuzione di “Read the Signs”, che apre l’album, e della strumentale “Salvaje”, altri miei due pezzi del cuore, quasi a voler continuare l’esperienza sensitiva, il chitarrista abbandona la chitarra contro l’amplificatore, e i cinque spiritelli saltano giù dal palco in ritirata, come se una bomba innescata dovesse esplodere da un momento all’altro. Le luci si riaccendono su quell’ultima nota prolungata dall’effetto larsen che infligge il definitivo, mortale colpo alle sinapsi del pubblico.

urges live roma 2010

INTERVISTA CON IL CANTANTE DEGLI URGES, JIM WALTERS

iye1) Son passati più di due anni da “Psych Ward”, dovendo tirare un bilancio vi ritenete soddisfatti?

Al rientro dal tour abbiamo intenzione di registrare un disco e un paio di singoli. La qualità sarà migliore, dal momento che ci pagheranno (ride). Sarà sempre garage rock, ma più pulito, meno “trashy”, nel complesso più evoluto.

iye2) Continuerete a collaborare con la Wicked Cool (etichetta di Steve Van Zandt di Garage-underground) per la prossima uscita?

Sì, decisamente sì.

iye3) Avete partecipato a parecchi Garage-festivals sia in Europa che in U.S.A., che differenza avete riscontrato a livello organizzativo?

Quando andiamo in Usa ci pagano di più, si tratta comunque di qualcosa di più costoso, sai, a causa dei voli intercontinentali. Purtroppo abitiamo su un’isola, per cui è abbastanza problematico andare ovunque. In Usa comunque, il trattamento e l’organizzazione sono completamente differenti, più curati.

iye4) Avete avuto l’onore di suonare con alcuni tra i grandi nomi della scena sixties tra cui i Sonics, gli Electric Prunes; non è curioso di come si sia rinnovato l’interesse per queste bands a distanza di più di 40 anni?

Penso che sia perché è musica facile da suonare, è molto primitiva, rozza, sporca, è facile che i ragazzi ci si identifichino, fa leva sui loro istinti primordiali.

iye5) Quanto ritenete sia importante il poter reperire strumentazione vintage per un gruppo che come voi si rifà ad un determinato periodo musicale?

Ovviamente ha la sua importanza, anche se fossi interessato a suonare musica moderna. Anche il look di certi strumenti è importante, oltre il suono, ha un suo fascino “fetish”. Gli strumenti vintage suonano bene, sono belli da vedere, anche perché fatti artigianalmente. E’ qualcosa che ha a che fare in parte con il suono, in parte con il feticismo, capisci cosa voglio dire? Oggi, con i computer è possibile ricreare qualunque tipo di suono, ma posso comunque fare la “Pepsi Challenge” (modo di dire per definire un confronto tra un’originale e una copia, n.d.t.). Posso dirti a occhi chiusi se un amplificatore è a valvole o digitalizzato, i transistors succhiano tutto il tono dal suono.

iye6) Voi e i Revellions siete i gruppi più rappresentativi della scena Garage irlandese, ritenete ci siano altre bands meritevoli nel paese da cui provenite?

Conosciamo i Mighty Atomics. Sono nostri amici, eravamo tutti un gruppo di amici che si riuniva per lo più per bere, e suonare è stata solo una conseguenza. Credo che sia importante suonare con amici, con gente che conosci.

Solito grazie a Carlo G.

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