Neil deGrasse Tyson – Astrofisica per chi va di fretta (Cortina, 2018)

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Prima di aprire questo libro, mi ero fatto una certa idea su quello che avrei trovato al suo interno. Sbagliando, ovviamente. Da appassionato di fantascienza e di storia della scienza mi aspettavo una summa bignamica dei concetti di galassia, sistema planetario, Big Bang, funzionamento orbitale, possibilità di vite extraterrestri, e tutte quelle cose che possono essere concretamente fondamentali nella scrittura di un romanzo di sci-fi, senza dover entrare in contraddizione rispetto alle scoperte recenti, o almeno per comprendere le saghe della fantascienza cosiddetta “dura”.

Mi sbagliavo, l’ho detto, e gran parte dell’errore è derivato dall’aver completamente travisato il titolo (mea culpa, si intende…) Sì, perché mi aspettavo un trattatello di astronomia, e invece quello che ci regala Neil deGrasse Tyson in queste centocinquanta pagine è qualcosa di molto più alto. Il suo obiettivo è aggiornarci sulla risposta all’enorme quesito a cui l’astrofisica si sta dedicando da sempre, ossia: quali sono le leggi fondamentali che regolano il nostro intero universo?

Per l’autore le leggi della fisica, al contrario di quelle sociali, politiche e ideologiche, sono le stesse in tutto l’universo. Non nel senso che su Marte c’è la stessa forza di gravità che sulla Terra, ovviamente, ma che la legge gravitazionale funziona alla stessa maniera qui e a milioni di anni luce da qui. “L’universalità delle leggi fisiche”, afferma, “ci dice che se atterrassimo su un altro pianeta dove è presente una fiorente civiltà aliena, le leggi sarebbero le stesse che abbiamo scoperto e analizzato qui sulla Terra – anche se gli alieni avessero una visione differente sulla società e sulla politica. Inoltre, se volessimo parlare con gli alieni […] la cosa migliore che possiamo fare è trovare un modo di comunicare usando il linguaggio della scienza”.

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deGrasse Tyson ci racconta quindi, con la leggerezza con cui si racconta un aneddoto al bar, del Big Bang, della materia oscura, dell’energia oscura, delle scoperte di Einsten relative alla costante cosmologica, degli elementi chimici e della loro origine spaziale. Ci fa assaporare, con una scrittura estremamente semplice e divulgativa, quanto siamo piccoli di fronte all’enorme mistero del cosmo esteso e in espansione, e aggiunge che, nonostante quello che ne dicano i detrattori, non necessariamente questa presa di coscienza è un male per il nostro ego. “Immaginiamo ora un mondo in cui tutti, ma specialmente le persone potenti e influenti, abbiano una visione estesa del nostro posto nel cosmo. Con questa prospettiva, i nostri problemi diventerebbero piccolissimi – o sparirebbero del tutto – e potremmo celebrare le nostre differenze, anziché usarle come pretesto per ucciderci l’un l’altro come facevano i nostri predecessori”.

Riguardo, infine, alla mia personale aspettativa di cui ho accennato all’inizio, devo comunque affermare che non sono rimasto del tutto insoddisfatto. È vero, non ho trovato in questo libro una guida Michelin su come sono formate galassie o la risposta a domande come: Davvero un’astronave può davvero fare miliardi di chilometri in un tempo umanamente sostenibile? Tuttavia ho intravisto nuovi spunti, nuove domande, prospettive diverse e originali da raccogliere e conservare per il futuro, il che è sicuramente meglio. D’altra parte per le mie domande futili c’è sempre Google, mentre deGrasse Tyson mi ha regalato una visione d’insieme filosofica ed epistemologica più matura di tutto l’universo che ci circonda.

Non viviamo semplicemente nell’Universo. L’Universo vive dentro di noi.

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