le tigri telecom-andrea pompili

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Agli albori della telefonia italiana si pagava con una bolletta bimensile la Teti (Società tirrenica di comunicazione). Ora siamo già intorno agli anni 70 e la bolletta a dire il vero porta già il marchio Sip (già Società idroelettrica piemontese, poi successivamente Società italiana per lo sviluppo della Telecomunicazione). Allora i telefoni erano a rotella e mio padre minacciava continuamente di inserire un lucchetto per impedirmi di telefonare. Andrea Pompili usava qualche anno dopo il computer Commodore 64 con il quale prendeva confidenza con il mondo dell’informatica, da lì a poco sarà l’autore di uno dei primi videogiochi in circolazione Catalypse. Genio dell’informatica fin dagli albori, si definisce romanticamente un hacker. Ora della parte iniziale della propria vita l’autore dà solo vaghi cenni, un po’ nostalgici, forse romantici. Chissà se dalle mura di un carcere riflette sul proprio percorso professionale. Si perchè Andrea Pompili è da lì che scrive.

Ora, ricapitoliamo brevemente i fatti, arriviamo anche alla conclusione perchè non si tratta di un romanzo noir.

Tecnico informatico al G8 di Genova per conto di una nota ditta di telefonia mobile lavora per la sicurezza, conosce qui alcune persone che a vario titolo lo seguiranno fino al colosso delle telecomunicazioni italiane e internazionali della Telecom.

Qui dopo che il controllo dell’ex ente pubblico è nelle mani della Pirelli diventa tra i protagonisti di un gruppo detto Tiger Team, gruppo di sicurezza per l’azienda in questione.

In realtà è la storia di una serie di scandali dovuti ad assalti informatici a gruppi nemici, schedature di clienti a scopo commerciale, rapporti con polizia e servizi segreti. Qualcuno ricorderà, Giuliano Tavaroli, l’attacco hacker al Corriere della Sera, le intercettazioni e le schedature per la polizia o i servizi segreti, il caso Abu Omar e altre amenità del genere che per un po’ hanno monopolizzato la cronaca italiana. Credo che in quel momento l’opinione pubblica abbia capito poco, anzi credo niente. Chissà se hanno capito i giudici, o i giornalisti che si occupavano del caso. Ma forse è giusto così visto che in fondo ora nessuno ne parla più.
Andrea Pompili in realtà parla per difendersi. Racconta in modo tecnico e difficile. Come ci si districa tra queste pagine se non si sa precisamente cosa è un server? Tra un dato tecnico e l’altro compaiono però persone in carne ed ossa.

I giudici, i carabinieri che lo svegliano al mattino, i compagni di carcere. Svelano un po’ di cose in una enorme nebbia. Rimane una sgradevole sensazione, questo sì. La sensazione di poter essere spiati in qualsiasi momento anche a computer spento. La sensazione che ci sia qualcuno che è in grado di condizionare tutto, dai risultati elettorali alle carriere politiche e imprenditoriali. Tra ex hacker e carabinieri in congedo. Forse sarà tutto un enorme complotto. Mentre dagli schermi televisivi Corrado Guzzanti nella parte del massone dopo aver dettato gli ordini recitava lamentandosi “ Ah, che anno difficile! Siamo rimasti al golpe”.

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