IL VILLAGGIO DEI PIGMEI DI MAYOS

pigmei di mayos

IL VILLAGGIO DEI PIGMEI DI MAYOS

A 8 km dalla strada che collega Bertoua alla capitale del Cameroun, il villaggio dei pigmei di Mayos nei dintorni di Dimako non é più risparmiato dalle rotte del turismo. Ma lontano dalla confusione urbana, é ben orgoglioso dell’interesse che suscita la sua piccola comunità di 350 anime, in maggioranza Baka, componente più conosciuta con il nome di pigmei.

pigmei di mayos

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Con i suoi 300 Baka in confronto solo 50 Bantou, Mayos costituisce in effetti un villaggio a metà strada tra la modernità e la tradizione.

Benché dominato da un habitat che sposa ormai lo stile di vita del mondo contemporaneo, il loro modo di vivere riflette ancora la vecchia e la tipica civilizzazione per la quale si definiscono i loro abitanti.

Fermo immagine: nella spianata del centro multiculturale di Mayos che associa un museo d’arte Baka, una realizzazione dell’ONG che si chiama Plan Cameroon in collaborazione con la comunità Baka e il governo del Cameroun, si innalza allegramente una casa coperta di foglie vegetali, chiamata in lingua locale mongulu. Il mongulu é l’abitazione tipica dei pigmei Baka.

Queste capanne, contrariamente ad altri popoli della foresta, sono costruite dalle donne. Secondo le credenze dei Baka, esse avrebbero ricevuto questo potere dal loro dio Komba. Le tecniche di costruzione sono trasmesse alle loro figlie.

La responsabilità di costruire i mongulu, conferisce alla donna Baka un ruolo di primo piano nella società. Lei può così essere consultata per prendere decisioni importanti. Per costruire la capanna la donna utilizza dei giovani arbusti da cui non toglie tutte le foglie. Una volta che lo spazio scelto è preparato gli arbusti sono sistemati in un arco di cerchio e formano la base dell’armatura del mongulu in modo che le punte si riuniscano per formare una volta.

Altri arbusti sono assemblati in modo da formare dei quadrati. L’inteleiatura sarà composta da foglie di marantacee disposte a lisca di pesce e fissata dai loro picciuoli fino al suolo. Il mongulu si presenta come una cupola di appena un metro e mezzo di altezza, che la mette a riparo dai venti forti. Si accede all’interno da una porta bassa i cui battenti sono fatti con corteccia d’albero o con fronde; é molto buia.

Generalmente il mongulu é costituito da una sola stanza dove si svolgono tutte le attività. Il fuoco é sempre acceso per scacciare gli insetti nocivi e allontanare le bestie feroci. Le capanne praticamente non contengono mobili. I letti sono fatti di felci stese sul suolo, allo stesso modo ci si siede per terra.

Al centro della capanna, c’è un camino sormontato da un graticcio per seccare la carne, il pesce o frutti di karite, mango selvatico da cui si estrae l’olio alimentare. In un accampamento, villaggio costituito da più capanne, una di queste può servire da sala comune.

Ci si possono trovare mobili rudimentali: tronchi di legno, piccoli letti in bambù per accogliere i visitatori. Il mongulu é una delle principali caratteristiche peculiari di questo popolo della foresta, che vive essenzialmente di caccia e raccolta.

Una visita al museo d’arte permette di scoprire un largo assortimento, che va da oggetti scolpiti utilizzati per la caccia, la raccolta e la cucina, ai teschi di animali (gorilla, scimpanzé) il cui uso fa parte della tradizionale farmacopea, per la quale i pigmei sono giustamente ritenuti di avere una capacità incomparabile. É la comunità più vecchia, che vive qui dagli anni 60. Essa prova ad integrarsi nella vita sociale.

Per esempio, per quel che riguarda l’agricoltura cercano di fare come gli altri; cercano anche di mandare i loro bambini a scuola nonostante il loro stato di povertà.

Grazie a Desireè per la traduzione.

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