flavio pagano – la finestra sul porcile.

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Chissà se Flavio Pagano, anche lui in fondo è una brava persona. Questolibro a prima vista può sembrare un saggio sulla televisione italiana.Lo si direbbe infatti dalle note di copertina. Poi, inizia come uno deitanti noir italiani degli ultimi anni.

C’è un incidente d’auto e magari ci scappa pure il morto. In un piccolo albergo nella periferia di Napoli, ma sembra un altro luogo, uno strano gestore, una camera senza finestre ma con una piccola televisione nascosta dietro una tenda. Immaginiamo sporca e sgualcita ma questo non c’è alcun bisogno di scriverlo o di leggerlo. L’incubo però è ancora tutto da scoprire. Comincia al mattino molto presto e finisce la mattina dopo alla stessa ora e con le stesse parole. L’autore guarda la televisione ininterrottamente per tutta la giornata. Mangia un panino, manda alcuni messaggi con il telefono cellulare.Forse l’autore non sta guardando niente, forse immagina solo di guardare la televisione, tanto è vero che appena gli capita di guardare un programma con un minimo di interesse cambia il canale.I personaggi che gli appaiono sullo schermo gli ispirano molta simpatia, a volte stuzzicano la sua libido. Scorrono enormi bugie, la televisione è il luogo dove non si può incontrare niente altro. Non si può descrivere la realtà con il mezzo televisivo, con buona pace dei Travaglio o dei Santoro di turno. La televisione si direbbe che può solo rappresentare, tutti gli attori sullo schermo recitano la parte che è stata loro assegnata, allora è meglio che lo facciano fino in fondo.Tale è la distanza tra ciò che è in realtà e ciò che viene rappresentato, la televisione è il luogo perfetto del complotto. Lo hanno capito in tanti. Lo ha capito anche il giornalista di sinistra, il sosia perfetto di Stalin. Anche quando i fatti sono veri o perlomeno verosimili come l’allunaggio o i fatti dell’undici settembre del 2001.L’apparecchio televisivo poi nei fatti ti guarda, poi forse ti mangia come direbbe Cronenberg. Allora tu non riesci a stare fermo. L’autore si inginocchia nei confronti di Michele Santoro e io sbraito di fronte allo schermo quasi tutte le sere di fronte all’ennesimo sproloquio a delinquere di Giuliano Ferrara, anche lui immagino una brava persona.Alla fine però l’incubo si rivela tale. Anche se forse non è successo niente, anche se lo possiamo solo immaginare. Nel mezzo scorre una scrittura fluente, spesso ironica in cui vorresti solo che le note a piè di pagina fossero inserite nel testo.A dire il vero però una cosa manca. Non trasmettono il telegiornale di Italia uno. Quel giorno infatti c’era il campionato di moto. Peccato davvero perché è quello il mio programma preferito. Ma anche io in fondo sono una brava persona.P.S.: scrivo queste righe mentre mi trovo in una biblioteca nella mia scuola. Oggi è deserto. Gli studenti sono all’assemblea di Istituto. Finisco, salvo il lavoro sul computer e poi non so che fare. Potrei cercare una televisione. Magari è successo qualcosa di interessante nel mondo. Vorrei saperlo in fondo.
Manifesto libri.

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