Economia dell’ abbastanza di Diane Coyle

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Economia dell’ abbastanza di Diane Coyle

Negli ultimi anni, nella nostra società occidentale, molti si sono arricchiti enormemente senza troppi problemi, creando profondi squilibri sociali e aumentando il divario tra chi è ricco e chi no.
La prima cosa che il libro mette in discussione è l’equazione secondo cui Pil alto vuol dire per forza maggiore felicità per la gente.

L’autrice attacca senza mezzi termini il Capitalismo, che sarebbe l’ora di rivedere dalle fondamenta, soprattutto oggi, dove i nostri Dei e di chi ci governa, sembra siano lo Spread, la Spending Review e i risultati di Wall Street. La cosa più odiosa di questo meccanismo è che le ripercussioni vengono avvertite in maniera assolutamente disomogenea all’interno della società. Mercoledì dieci settembre duemilaeotto (esattamente quattro anni fa) la Lehman Brothers fallì, insieme a lei Enron, Worldcom e prima di loro Parmalat, Northern Rock, Royal Bank of Scotland. Quando questo sistema è crollato come un castello di carte, non ci hanno rimesso i responsabili, che al contrario hanno beneficiato di buoneuscite milionari, ma i lavoratori/risparmiatori/gente comune che si sono ritrovati in strada da un giorno all’altro. Fallendo banche e istituti di credito, è crollata la fiducia, per cui si è creato un vuoto che ha portato al collasso centinaia di aziende in tutto il mondo come un effetto domino globale. Per partire proprio da lì, andrebbe messa sotto la lente d’ingrandimento la finanza, ovvero la possibilità di arricchirsi trasferendo da una persona a un’altra i beni prodotti dall’economia, laddove chi produce spesso e volentieri non ha un ritorno come chi invece fa girare il denaro. Non solo, chi lavora, è il primo a subire le conseguenze della crisi, con licenziamenti e cassa integrazione, mentre chi manovra capitali riesce spesso a saltarne fuori indenne.
Tutto questo è rappresentato chiaramente dai manifestanti dell’Alcoa che spintonando Fassina, esponente del PD, sceso tra gli operai come sostenitore dei loro diritti e prendendolo a calci nel sedere lo accusano di essere un traditore ipocrita. Questo perché ormai la politica, anche quella che dovrebbe tutelare le classi meno abbienti, è totalmente asservita alle logiche del mercato finanziario, in Italia in primis.
Chi appartiene alle fasce deboli infatti, risente maggiormente della crisi e con l’andar del tempo, il divario tra le persone è cresciuto enormemente. E’ chiaro che buona parte di queste riflessioni siano suggerite dal recente collasso economico del duemilaeotto che ci ha sbattuto violentemente davanti agli occhi tutte le debolezze e le carenze del nostro sistema.
Diane Coyle sviluppa temi di varia natura in diversi ambiti, ambientale, sociale, economico, la conclusione consiste nel vivere sempre e comunque con un occhio al futuro, avendo coscienza del fatto che nel bene o nel male lasceremo un’eredità ai nostri figli.
Il fatto è che chi gestisce e manovra il mondo non siamo noi gente comune ma le banche e le multinazionali che, almeno per il momento, non sembrano molto intenzionate a rinunciare ai loro profitti.

http://waww.edizioniambiente.it/eda/catalogo/libri/752/

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