Carlo Gubitosa / Kanjano – Ilva : Comizi d’Acciaio

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Carlo Gubitosa / Kanjano – Ilva : Comizi d’Acciaio

La BeccoGiallo è semplicemente la migliore casa editrice in Italia di fumetti, seguita a ruota dalla Bao, ma questa è un’altra storia.

In questi ultimi anni la BeccoGiallo ha pubblicato bellissimi fumetti su cronaca nera, attualità, esteri, e storie italiane come questa. La storia terribile del’Ilva, e sul sottofondo l’infinita lotta tra il lavoro e l’uomo. I colpevoli di questo fantastico atto di puro giornalismo visivo sono Carlo Gubitosa, un ribelle tarantino di vecchia data, autore fra le altre cose del monumentale e documentatissimo “Genova, Nome per Nome”, rilasciato come il presente fumetto in Creative Commons 3.0, dato che Gubitosa è un assertore della pirateria in quanto forma e pratica di libertà.
Alle matite troviamo Kanjano aka Giuliano Cangiano, un siciliano che è tra i migliori disegnatori italiani. Anche lui di formazione militante, comincia sulle pagine dell’Erroneo, giornale di resistenza alla mafia, poi affondato dalle querele.
Gubitosa e Kanjan fanno un fumetto eccezionale, composto dalla prosa precisa e giornalistica di Gubitosa e il tratto vaporoso e contemporaneamente massiccio di Kanjano, che imprime una grande forza alle figure e ai gesti.
Si parte dagli anni sessanta, ovvero dalla fondazione dell’Ilva, concepita sradicando ulivi, e più in profondità la cultura contadina.
Il libro è diviso per episodi, tutti veri e documentati, a parte una leggera licenza poetica presa nel “Il Pastore”, come spiega Gubitosa nella prefazione. La vera protagonista di questa storia è la prepotenza industriale, la violenza produttiva, che allo scopo di far arricchire i pochi, ammazza i molti, anzi i moltissimi, dal Brasile (luogo di estrazione dell’acciaio italiano ), all’Italia.
Questo fumetto è un pugno in faccia. Ci sbatte giustamente in faccia la cattiveria del ricatto lavoro – malattia. Tu lavori e ti mantieni, giusto in tempo per prenderti un tumore. L’imprenditore del caso ha solo guadagni, e tutte le spese ricadono sulla collettività. Così è successo a Taranto, come a Vado, come a Genova, come a Priolo, come a Porto Tolle, Cogoleto, ovunque.
L’opinione pubblica viene inquinata con la paura del perdere il lavoro, l’indotto etc, mentre pochi, come Riva ed altri, continuano a dire che non c’è altra scelta che continuare, a produrre “… Sembra che senza la produzione di acciao dell’Ilva debba crollare l’Italia, l’Europa e il mondo intero. Come se il mondo avesse una fame incredibile di acciaio e noi lo tenessimo a dieta forzata”, come scritto da Alessandro Marescotti di PeaceLink.
Morti, cataste di morti e malattie, sia fra gli adulti che fra i bimbi.
Ilva è un’opera sociale, come poche al nostro tempo, che tocca in profondo e smuove davvero tanto, perchè porta a galla con efficacia e pathos i nodi principali della vicenda, e soprattutto fa parlare la gente.
Da leggere nelle scuole, e purtroppo di grandissima attualità.

192 pagg., brossura, b/n, 15 Euro

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