
Joker Il Nuovo Volto Dell’anti – Eroe
È inutile resistergli : JOKER è una grande critica alla società contemporanea. E a noi va benissimo così, anzi!
Il nostro modo di dire la nostra: pensieri spesso sconclusionati, ma veri che emozionano.

È inutile resistergli : JOKER è una grande critica alla società contemporanea. E a noi va benissimo così, anzi!

Sarebbe tanto facile solidarizzare col popolo curdo in questi giorni tanto drammatici per questa etnia. Il loro alleato americano contro l’ Isis li pianta in asso e la Turchia si arma per l’ ennesimo tentativo di annientarli definitivamente. Tutta la stampa mondiale, a parole, si schiera dalla loro parte, ma a NESSUNO passa per la mente di intervenire in loro aiuto. Nessuno vuole inimicarsi un alleato tanto scomodo ma tanto coinvolto nei giochi di potere economico, politico, strategico di quella area, quale è la Turchia. . Ma è veramente tutta qui la motivazione dell’ imbarazzo, del defilarsi dalla questione curda di tutti i governi occidentali? O non vi è qualcosa di più profondo e indefinibile che sta sotto a questa inettitudine? Qualcuno, in occidente, ignaro della stratificazione storica, culturale e religiosa di quel popolo ha pure paventato, che avvenga da parte loro, una volta ottenuta l’ indipendenza, una involuzione massimalista o comunista e che questo sia un serio motivo dell’ atteggiamento refrattario verso un sostegno concreto alla loro causa. . Penso che dovremmo evitare di essere ipocriti, anche verso noi stessi, e provare a domandarci se il comportamento di tutti noi, in altre circostanze simili, non sia stato di eguale imbarazzo e defilamento. . Tutte le repressioni del popolo curdo hanno avuto sempre un solo movente : REPRIMERE LA LORO ASPIRAZIONE DI AUTONOMIA, DI ESSERE UNO STATO INDIPENDENTE. Di essere cioè liberi dalla dipendenza politica, culturale, economica, religiosa degli alieni Stati in cui erano e sono confinati. E se abbiamo sufficiente memoria e onestà storica possiamo chiederci come ci siamo defilati quando l’ indipendenza e la libertà della Cecoslovacchia e della Ungheria venivano represse coi carri armati. O quando l’ Irlanda reclamava l’ indipendenza dall’ Inghilterra, come pure i Paesi Baschi e la Catalogna dalla Spagna. Sempre solidali, a parole, con questi popoli ma sempre refrattari a qualunque coinvolgimento. . Cosa veramente blocca il nostro substrato psicologico dall’ andare oltre le vuote e ipocrite parole di solidarietà? Cosa avvertiamo di insufficiente, se non di ingannevole, in queste eclatanti e violenti manifestazioni di richieste di indipendenza da altre vicinanza, altre persone, altri modi di vivere, altre mentalità? Certamente, viste le recenti esperienze delle ” primavere arabe” possiamo appellarci al timore di una altra involuzione integralista e di altre guerre fra tribù curde, dato che già ora sono divisi in 5 o 6 partiti in contrasto fra loro. . Ma è solo anche questo timore a frenare gli Stati occidentali dal compiere una decisa scelta in loro supporto? . È mio modesto pensiero che oltre ai tanti validi motivi politici e strategici che fanno glissare i governi e ciascuno di noi da questo problema, ve ne sia uno che ha nome IDENTITÀ! E provo a spiegarmi. Tutta l’ Europa, per secoli si è dilaniata in guerre di identità etniche, territoriali, religiose, linguistiche, economiche, imperialistiche. Guerre fra stati, fra maggioranze e minoranze, fra monarchie e repubbliche, fra città, fra paesi, fra campanili. E tutte per rivendicare la propria identità, la propria LEGITTIMA identità, la propria SUPERIORE identità. E tutto questo per rifiutarsi di IDENTIFICARSI E INTEGRARSI con altri popoli, altre culture. Ed ora, dopo tanti secoli e divisioni abbiamo una Europa fatta di decine di stati appiccicati l’ uno all’ altro separati da ridicoli confini di carta ma ferree frontiere campanilistiche. Ma la Storia evolutiva del mondo, quella con la esse maiuscola, va ben oltre le piccinerie degli Stati e nostri singoli e ci forza, ci chiama a scoprire una nostra nuova identità di nome IDENTITÀ UMANA. E lo fa con armi che si chiamano: cambiamento climatico, inquinamento, esaurimento delle fonti alimentari, sovrappopolamento del pianeta, carestie, terremoti, nuove malattie, ecc… ecc… Tutto per stimolarci, forzarci, educarci a scoprire in ciascuno di noi di appartenere ad una unica e vera identità, la IDENTITÀ UMANA. E per questo imparare a INTEGRARE LE NOSTRE CULTURE E I NOSTRI SFORZI PER VINCERE LA GUERRA GLOBALE CHE INCOMBE SULLA IDENTITA’ UMANA. . Certamente esistono spettri dal nome GLOBALIZZAZIONE che ancora ci spaventano e spingono alla separazione, alla individualizzazione politica, economica, culturale, al pensare solo al proprio orticello ( Trump e Brexit docet), ma uno spirito attento al moto inarrestabile della evoluzione umana ha ormai avvertito che non può più avere alcun SENSO STORICO la affermazione di una IDENTITÀ separata che non sia INTEGRATA IN UNA IDENTITÀ MONDIALE. . Ecco, forse è per questo che nel fondo di ciascuno di noi avvertiamo, intuiamo, nelle, seppure e legittime lotte del popolo curdo, un certo stridore, un ANACRONISMO STORICO, che ancora non trova la parola per esprimersi col corretto termine di: GLOBALE IDENTITÀ UMANA. . Altre lotte, altre sofferenze, altre divisioni vedremo sino a che non un cannone o una bomba vinceranno la nostra cecità spirituale, ma un semplice pezzo di pane mancante dalla nostra tavola o un’ onda anomala che travolgerà i nostri castelli di gloria. . Ma le mie sono solo opinioni di un piccolo, sconosciuto, alieno. Altre riflessioni di epi: Ferlinghetti La Paura

Le lame quelle affilate tagliano spesso,volentieri …a volte….quando capita,quando ci si medita e ci si pensa e ripensa su ovviamente. Quando i sensi sono concentrati altrove e si cerca di riportarli tutti ma proprio tutti,all’ unisono a colpire inconsapevolmente,ma con tutta la rabbia possibile e l’amore e l’odio di cui si è capaci,il nostro ,malgrado tutto,obiettivo. Gli utensili e modalità sono vari tanti ,diversi, tutti,pochi,uno…quello che meglio di altri abbiamo e sappiamo usare. C’è chi lo sa fare con leggerezza,chi sa portare la poesia e la leggerezza nel fetore più assoluto,nell’ oscuro buio del nero + assolutamente nero. E l’impegno politico può illuminare/si/ci con intelligenza,ironia,con mille colori,col bianco e il nero,con tutta la fantasia delle nubi e del cielo più azzurro. Francesco Cirillo è tutto questo….ci conosciamo poco io e lui ,e siamo diversi io e lui,ci unisce l’unico e strano e straordinario modo che hanno gli artisti per comunicare tra di loro e di essere al mondo,che abbatte molti muri,che abbatte tutti i muri,che colora là dove non c’è colore,che capisce là dove la comprensione è difficile e difficilmente può penetrare. Francesco è tante altre cose e persone e fa tante cose belle ed è molto sincero e coraggioso. E’nato a Diamante nel 1950 Link Link

Dopo la nostra intervista a Gevona, ecco il suo primo videoclip, in anteprima per noi, dal titolo “Zou” che anticipa l’uscita del suo album d’esordio “Anni90”. Il video è stato realizzato utilizzando vecchie riprese del 2000 fatte da lui con una 8mm sulle alture di Cogoleto assieme a Stefano, amico e videomaker, con il quale, in quel periodo, stavano scrivendo un corto (scritto sul blocknotes che appare nel video andato poi perso). “Zou” è un brano fortemente collocato nella musica dance di fine millennio, da fare ritornare in mente le sonorità che spesso abbiamo disprezzato di quegli anni, un mondo, quella della discoteca, lontano anni luce dai palchi rock. Ma, a distanza di tutti questi anni, Gevona, riesce a trasportarci in quella epoca senza più pregiudizi e astio. Tutto “Anni90” è volto a farci fare quel viaggio. Un viaggio che potrebbe farci pure ballare.

Il cinquantesimo anniversario di quel grande avvenimento musicale nello stato di New York suscita ancora oggi, in molti, una forte emozione ( non solo fra i sessantenni e settanteenni).

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Erano 3-6 ore che aspettavo di morire di senti e d’eroina quando all’improvviso ho sentito un rumore lì in fondo all’armadio. Mi sveglio da morto crepato e capisco che era un ratto famelico… Mi sono avvicinato e me lo sono mangiato ovviamente,perché non mi fa schifo nulla neanche me medesimo. Il richiamo del selvatico che è in te o meglio della bestia stramazzata di scopate in testa si faceva sentire sempre più spesso del solito è vero che l’eroina gioca con me ma anche con te che non ti sei mai fatto e strizzi l’occhio come una suora smaliziata e pervertita anzi e di più,ma mi ascolti scusami? Non è affatto piacevole sedermi qui e tu che mi fissi inebetito,si lo so neanche per te è un piacere ma sai a volte ci si illude o meglio non si ha nessuno con cui spettegolare e allora eccoci qui con le nostre banalità tritate da mille volgarità pessime come il tuo puzzo;oggi la macchina non mi partiva è ovvio che ci ha pisciato qualcuno come al solito,forse quella del palazzo accanto che proprio ci odia e ci segherebbe a pezzi ,eh però è una seccatura ogni volta che poi mi tocca chiamare il meccanico e sono soldi. Certa gente dovrebbe morire si eh se solo funzionassero le mie maledizioni,l’umanità tranne me e te escluso sarebbe estinta,sai che bello….nessuna rottura di balle ,vederti estinto,non il caro estinto in questo caso cioè te,nessun caro affatto,perché non sei stato caro mai per me. Vabbè la sincerità non è mai stato il tuo forte,ma farmele in faccia così senza nessun ritegno,sei un poveretto,questo sei,perciò si che auguro pure a te oltre che alla vicina che mi piscia la benzina adulterandola col suo ph acidissimo.Il mese prossimo è il mio compleanno e perciò quel cazzo di giorno mi prendo il permesso,ora ti dico quello che mi mangio ,allora non lo so ancora e mi stufo anche a farti morire d’invidia e di diabete che ce l’hai grazie al cielo,intanto non so neanche che faccio,l’ideale è starmene al letto davanti alla tv ad abbuffarmi,bere e drogarmi,questo è il programma,sul menù che cazzo ne so,voglio dolci,parmigiana,salami vari,e pecorino,patate,pasta alla carbonara.No musica non ne voglio no,solo bere e abbuffarmi. Se resta qualcosa te la lascio in frigo ok? Erano ragni rossi e grossi come patate quelli che avevo trovato sotto le lenzuola,li avevo uccisi quasi tutti a calci e tallonate,c’erano le lenzuola ridotte da vomitare ma ho dormito ,ci ho dormito dentro lo stesso ,sono troppo pigro e poi chi se ne frega domani le metto in lavatrice .E’ strano accorgermi solo ora di tutte le cose splendide che non ho vissuto con te.

Musica italiana anni ’90: scopri un decennio d’oro tra cantautori, pop e hip-hop. Rivivi eventi storici e tendenze uniche dell’epoca!

Institute live at EKH, Vienna, Austria/31 Maggio 2019 È una calda serata di fine primavera quella in cui vengo accolto nella capitale austriaca; Vanja, mia storica compare di marachelle in provincia, stabilitasi da due anni al nord, viene a raccattarmi in stazione con l’indispensabile bicicletta rosa. Dopo il gossip di rito, le fresche notizie da portineria che porto in grembo dalla riviera, giungiamo in Rüdengasse (letteralmente “la strada delle cagne”), nel palazzo dove la “sister” condivide casa con una manciata di ragazzi e ragazze prevalentemente altoatesini. Giusto il tempo di sorseggiare un par de birrette (rigorosamente viennesi e in maxi-latta)di accomodamento che si fa ora di mondanità; non volendo sprecare nemmeno un istante di questa mia rara comparsata lontano dal focolare domestico, mi lascio trascinare in uno storico edificio occupato di Keplerplatz, l’E.K.H.. Entrati, preso d’assedio il giardinetto interno, apprendiamo di un fatto singolare: quella stessa sera suona uno dei gruppi più interessanti del nuovo punk a stelle e strisce, gli Institute from Austin, TX. I miei commensali non si sorprendono del mio malcelato entusiasmo, dicono: “You’re a fuckin music nerd, Puglia” e mi trascinano al piano di sopra dove si trovano due luoghi di grande interesse sociale, il bar e la minuscola ed oscura sala concerti. Attaccano gli americani. Dopo dieci secondi di rullate marziali siamo travolti da una miscela sonora unica e travolgente. Scampanellii chitarristici degni del Metal Box, varie attestazioni di stima verso Rikk Agnew e altro punk americano vedi i Flipper (il cui adesivo campeggia sul thunderbird del bassista), debito verso la nuova scuola wavepunk nordeuropea, vedi IceAge e Lower, la cui foga hardcore è però rimpiazzata dallo stilealbionico ’77 del cantante (frangetta, movenze epilettiche e rantolo irresistibili). Gruppo EXTRAORDINAIRE, per dirla con Arrigo. Notare che nonostante la violenza del sound gli uditori fossero molto focalizzati sulla musica e poco sull’attitudine, certamente travolgente, della band, ovvero, delle volte ho come l’impressione che basti sconfinare dal bel paese per trovare, a parità di contesto e ambiente, chi esca di casa per ascoltare della buona musica e non per scaricare le frustrazioni della working week in atti di violenza e virilità non dissimili dalle pratiche di chi si diverte a far cinghiamattanza. Comunque… mi ritrovo a fine live ancora ebbro di suoni mirabili e birre bianche a gridare che “(Post) Punk’s still alive!!!” tra l’imbarazzo e l’ilarità dei presenti. Compro una cassetta live (The Beat Session – Shout recordings, 2018) contenente una versione dilaniata di Pictures of Matchstick Men originally by Status Quo e torno a casa senza pive nel sacco. Il più bel live a cui mi sia capitato di assistere negli ultimi tempi mi è costato cinque euri e l’affluenza non superava i trenta cristiani, tutto questo nei giorni del Firenze Rocks e dei grandi festival. Rimango inamovibile nel pensare che quel tipo di format consti di una dimensione dispersiva e disumanizzante dell’esperienza live, che sia raro incontrare gruppi che non siano dinosauri semoventi del rock sui palchi grossi, quindi in ultima analisi, sparatevi voi e i fottutissimi Cure. Readjusting the Locks by Institute

A più di una settimana dal mesto ritorno a casa dopo quattro giorni intensi passati a Barcellona per il Primavera Sound rieccoci pronti a buttar giù delle memorie che sappiano raccontare in maniera esaustiva ciò che è stata questa edizione appena conclusa. Preciso che questo report, se di report si tratta, arriva così tardi perché nel frattempo il mio portatile ha smesso di esistere e quindi nel frattempo mi sarà capitato di veder scorrere nel mio feed decine di articoli riassunto sul tema, perciò mi sarebbe piaciuto dare a questo articolo un tono più catchy-paraculo come la roba che saltuariamente continua a uscire su Vice, ma purtroppo non ho superato i controlli di sicurezza con degli ovuli nel culo e anzi la droga che ho trovato lì è stata piuttosto deludente. Perciò andiamo con ordine: I concerti Sì, perché al netto di tutto il chiacchiericcio e le polemiche (cui talvolta prendo parte molto volentieri perché sono latentemente biscardiano) che puntualmente accompagnano il Festival, il Primavera Sound resta ancora oggi un evento mondiale in cui a essere assoluta protagonista è la musica, che con artisti e artiste di tutto il mondo occupa letteralmente la città per una settimana di concerti, concertini, produzioni mastodontiche e minimali, set attesissimi che si alternano a sorprese e delusioni, scelte dolorose e dj set fiume in attesa dell’alba. Passeggiando per il parco del Forum a inizio giugno nel primo pomeriggio si avverte davvero la sensazione che ci si trovi dinanzi a una realtà che sappia far coesistere mondi lontanissimi, senza mai scadere in un fastidioso sovrapporsi di voci e suoni: ogni realtà musicale ha il suo spazio in cui manifestarsi, davanti a una nutrita commistione di volti devoti, curiosi, attenti, talvolta troppo chiassosi che prendono parte alla cerimonia, in un flusso continuo di gente che da tutto il mondo pare essere lì per prendere parte a un rituale, in parte sfacciatamente pop ma senza strizzare troppo l’occhio alla pomposità del Coachella. Stiamo parlando di un festival in cui non è inusuale godersi in religioso silenzio una suite dei Necks (spesso presenti in Italia ma mai al Sud almeno negli ultimi anni), tra le più grandi band experimental jazz del mondo, che performano un unico brano di 45 minuti, per poi ritrovarsi in spiaggia a godersi un momento post aesthetic sulla spiaggia al Lotus Stage tra ragazzi fluttuanti tra glitter e bottigliette di acqua. Un momento si è in pace a godersi il sole con i Big Thief sullo sfondo e poco dopo si ondeggia in un Ray Ban gremito per una leggenda come Nas, che prende fiato, temporeggia, ma alla fine porta a casa il cuore di tutti i presenti. Una classifica finale a sto punto non credo abbia poi troppo senso, sia perchè appunto nel frattempo ne sono uscite decine e poi anche perchè essendomi perso parecchi show molto attesi, alcuni inspiegabilmente, Erykah Badu e Rosalìa su tutti, la mia versione sarebbe troppo parziale al pari dei commenti degli arab ex/b/erts sotto le fanpage delle squadre di calcio. Perciò mi limiterò ad elencare 5 momenti che per me hanno reso indimenticabile questa edizione: 1 – Janelle Monae Chi ha seguito le mie storie instagram non sarà sorpreso: Janelle è una vera regina del pop, insieme alle ragazze ha messo su un show davveRo totalizzante, trasversale, memorabile: ha fatto ballare tutti prendendosi la scena in modo sublime, tra Prince e Janet Jackson senza mai dare l’impressione di none Essere in fondo sè stessa, una delle più grandi performer contemporanee, in uno show che tra un cambio d’abito e l’altro ha saputo essere smaccatamente pop senza dimenticare tematiche politiche e sociali. 2 – FKA Twigs Nell’anno del New Normal e della parità di genere i primi due show che mi vengono in mente sono tutti al femminile e non credo sia un caso: se Janelle ci ha fatti divertire, Twigs ci ha fatti vibrare. Al Primavera Sound non è certo una novità quella di imbattersi in set mesmerizzanti alle 3 del mattino (Flying Lotus due edizioni fa coi i visual in 3d ne è un esempio calzante). Tra danze, abiti svolazzanti, copricapi piumati, impalcature e pure un momento per farci vedere quanto è brava con la spada (lo show che porta in tour è questo) l’artista formerly known as ha saputo catturare tutti gli occhi a sè con un live memorabile per sonorità, movimento e intensità, in un perfetto mix di trip hop (reminiscenze dei migliori Portishead) e sferzate di “archiana memoria”, ed io che l’avevo approcciata con un po’ di scetticismo perché al netto di nuovo materiale annunciato in uscita LP1 è datato 2014 e sappiamo come in questi anni dell’internet una settimana abbia ormai il valore di un decennio. 3 – Low Ciò che è passato in secondo piano durante le polemiche che hanno alimentato l’annuncio della Line Up e dell’abbattimento del gender gap per bocca del chiacchieratissimo claim New Normal è stata la cospicua presenza di artisti e band che negli anni hanno contribuito ad alimentare la fama del Primavera come festival alternativo tra i migliori al mondo, capofila in Europa almeno per una manifestazione di quella portata (solitamente 55k persone a sera, 12 palchi ecc). Anche quest’anno questa essenza non è venuta meno e così oltre ai riuniti Stereolab, Guided by Voices, i soliti (ma pare al solito impeccabili) Shellac e i forse un po’ spenti Built to Spill su tutti questa resterà l’edizione in cui i Low hanno saputo dominare con classe assoluta il Primavera Sound, ereditando il ruolo che fu degli Slowdive lo scorso anno, quando mi parve che una Golden Hair suonata a volumi impressionanti avesse spazzato letteralmente via tutto quanto c’era attorno. Visual minimale, set intenso, penetrante, con tutto il garbo che ci può essere nelle loro divagazioni noise, la storica band slowcore americana ha saputo ripercorrere tutta la carriera mettendo a nudo ancora una volta la nostra sensibilità. 4 – Sons of Kemet XL XL sta per quattro batterie ma a dominare al solito è stato il sax di Shabaka Hutchings, perso il giorno prima con i Comet is Coming e per questo imperdibile anche alle 4 del pomeriggio sotto un sole che avrebbe stuzzicato le fantasie di uno qualsiasi degli artisti itpop senza talento che ci tocca sorbirci in Italia in ogni discount. C’è stato quindi tempo per un’ora no stop di balli, preghiere e danze del terzo millennio, senza pause, senza timori, il corpo si è sciolto e si è completamente abbandonato sulle note di quelle che per me rimangono tra le canzoni più significative di questi anni infami in cui ci tocca aver timore di merdate come suprematismo e xenofobia. 5 – Suede Il Primavera Sound in definitiva è il festival del mio cuore anche perché passeggiando ci si ritrova per caso a imbattersi in pezzi di vite passate: così quando mi sono imbattuto in Brett Anderson che si issava sul pubblico sulle note di Life is Golden ho capito ancora una volta quanto un festival musicale è capace di farti sentire a casa anche tra migliaia di sconosciuti che vivono situazioni anni luce diverse dalle tue. Mai sottovalutare le conseguenze dell’amore, specie se gli Suede ti regalano un set così potente, graffiante, carico, chiuso ovviamente con una Beautiful Ones cantata in coro per completare la festa Quindi come è andata questa prima edizione New Normal? Per quanto mi riguarda il Primavera non ha fatto altro che proseguire egregiamente con un lavoro che porta avanti da anni, mettendo sempre la musica e chi la produce al centro di tutto, non sono mancate scelte che hanno creato qualche malumore ma al tempo stesso alla fine della festa scambiandoci i feedback e i saluti prima di metterci in fila in aeroporto siamo parsi tutti contenti. Se poi in un festival di questa portata si riesce per un attimo a mettere da parte l’eteronormatività si ha davvero l’impressione che per almeno una settimana all’anno (anche se in direzione hanno grandi progetti, durante le varie giornate sono stati annunciati altri due appuntamenti in Spagna e addirittura in California), il Primavera Sound Festival sia ancora il migliore dei mondi musicali possibili.

Rock anni ’80: un’epoca d’oro per la musica Negli anni ottanta il rock h͏a͏ a͏vuto un cambiamento stupendo, andando dalle͏ sue basi punk e n͏uove a una forte esplosione di suoni più cantabili ͏e visivi, vista con ͏l’hair metal. Gruppi c͏ome ͏i Bon Jovi ͏e ͏Po͏ison hanno spinto il glam rock a nuovi livelli mescolando ritmi orecchiabil͏i con ͏testi che fe͏steg͏giavano la vita notturna e l’ ribellione giov͏anile. Q͏uesta era non era͏ so͏lo formata dalla musica ͏m͏a anc͏h͏e ͏da una apparenza͏ audace ed c͏olorat͏a che ha catturato nella m͏ente di milioni. L’effetto di MTV è stato molto i͏mpo͏rtant͏e per la ͏diffusione de͏lla musica rock anni ’80; il canale ha reso il videoclip musicale un forte strumento pubblicitario, facendo na͏s͏cere star come Michael Jackson e Madonna, che hann͏o usato bene questo͏ nuo͏vo ͏modo.͏͏ Ev͏enti importanti come il Live Aid ͏nel 1985 hanno mostrato come il rock può u͏nire la gente͏ per buone cause;͏ invece concerti famosi e festival ͏hanno r͏end͏uto d͏ecennio un’epoca d’oro. In ͏somma, gli anni ’80 hann͏o segnato un cambiato nel qua͏le i͏l rock ha preso la cultura pop in modo nuovo creando legami lunghi tra ͏artisti e fan. Artisti che hanno definito il rock anni ’80 Bon Jo͏vi ha ͏preso͏ lo ͏spirito del rock anni ‘͏80 con il suo s͏u͏ono dolc͏e e le pa͏role d’amore, div͏entando un simbolo del glam metal. Iniziato nel 1983, il gruppo ͏ha ͏a͏vut͏o fama co͏n l’al͏bum “Slippery When Wet”, che conta successi come “Livin’ on a Prayer” e ͏”Yo͏u Give ͏L͏ove a͏ Bad Na͏me”. La͏ forte voce d͏i Jon Bon Jovi e͏ le elettrizzanti͏ chitarre͏ di Richie Sambora hanno f͏at͏to un mix irresistibile che ha segnato una ge͏nera͏zi͏one.͏ Bruce Springsteen, spesso n͏om͏inato “͏Il Bo͏ss”, ha portato una profonda sto͏ria al rock degli anni ’80 con il suo fa͏m͏oso album “͏Born in͏ the U.S.A.”. Con canzoni come la title track e ͏”Da͏ncing in the Dark”, ͏ha guardato temi di lotta e spera͏n͏za, facendo ͏la sua musica non solo un divertimento ma anche un commento͏ sociale forte. I͏l suo modo, caratterizzato da una mescolanza di rock, folk e blues͏ ha inspirato molti artisti͏ e continua a s͏uonare oggi. I Guns N’ Roses, con il loro primo album ‘Appetite for Destructi͏on’, han͏no sorpreso la scena musicale con i͏l loro rock ruvido e provocatorio. Canzoni come͏ ‘Sweet Child ͏o’ Mine’ e ‘Welcome to the ͏Jungle’ ha͏n͏no mostrato la voce unica di Axl Rose e bravura di Slash alla chitarra dando vita a un sound che ha cambiato il͏ mondo del rock anni Ottanta. P͏ersone come il Def Leppard͏ hanno mixato note o͏recchiabili͏ e riff fori in album come “Hysteri͏a”, rendendoli protagonista͏ dell’epoca con canzoni ͏indimenti͏cabili ͏co͏me ‘Pour Some Sugar ͏on Me͏’. L’eredità del rock anni ’80 L’eredità del rock degli anni ’80 continua a͏ risuonare ͏forte͏ nella musica d’oggi, toccando generi da pop a͏ alternative. I͏l modo caratteristico di fare musica d͏i quel tempo, con le s͏ue͏ chitarre distorte e͏ melodie͏ semplici, ha lasciato un s͏egno chiaro. Cantautori come The Wee͏knd e Dua Lipa spess͏o prendono elementi sonori tipici del͏ rock degli anni ’80, creando un collegamento tr͏a p͏assato e pr͏esente. Le loro c͏anzoni ͏richiamano atmosfere nos͏talgiche mostra͏ndo quanto ͏sia profonda questa estet͏ica nel ͏panorama musicale attuale.͏ La forte fama del rock anni ’80 si vede n͏on solo n͏elle liste musicali dei giovani ma͏ anche nei film ne͏lle serie TV ͏e͏ bella͏ moda. Simboli come Madonna ͏e Prince sono mo͏strati in m͏odo nuovo, ispirando i giovani creativi.͏͏ Ques͏ta͏ riscoperta ͏non è solo un͏a cosa di nostalgia ma͏ ͏un riconoscimento͏ della forza del r͏ock anni’80 di toccare temi normali, da amore a ribel͏lione. Così mente͏ ritmi musica ͏cambia l’influsso che v͏enne in quel tempo è an͏cora forte mostrando la sua potenza durata ͏nell cultura pop moderna Approfondimenti sul rock anni ’80 Rock degli anni Ottanta è uno momento speciale e͏ com͏plesso,͏ pieno di nuova mu͏sica e cultur͏a pop. Per saperne ͏di più su que͏sti int͏eressante de͏cennio, ti sugge͏risco di leg͏gere “Rip It Up and Start Again: Postp͏unk 1978͏-͏1984” di S͏imon Reynolds; s͏tor͏ia che va ai͏ n͏ati͏ e al cam͏biamento del rock in un tempo diverso. Inoltre, video “The Decline of Western Civilization Part II: The Metal Years͏” dà͏ uno sguardo vero sul mondo rock metal degli anni ’80͏ prendendo l’essenza da era ͏ic͏oni͏ca P͏er chi guarda online, il sito “Rock’s͏ Backpages” è un tesoro ver͏o d͏i articoli da͏l passato e͏ interviste che͏ raccontano le storie dietro ai gruppi e ai c͏o͏ncerti che segno͏n͏o 10 anni. ͏Inoltre, il forum “Ultimate Classic Rock” è un bel posto per parlare con altri fan e tro͏vare n͏uove band ch͏e prendono dal rock anni ’80. Non s͏c͏ordat͏e d͏i andare s͏u blog come “The Rock and Roll Hall o͏f Fame” per sta͏re a͏ggiornati su even͏ti ͏e pr͏oblemi legati a questo tempo da legg͏enda. Chi fu il primo cantante rock? Difficile a dirsi! Il rock è nato da un mix di blues, country e rhythm & blues, quindi è impossibile individuare un solo pioniere. Figure come Chuck Berry, Elvis Presley e Little Richard sono tra i primi grandi nomi che hanno contribuito a definire il genere. : Quale fu la prima canzone rock? Anche qui, impossibile decretare un vincitore assoluto. “Rocket 88” di Jackie Brenston and His Delta Cats (1951) è spesso citata come una delle primissime tracce rock, ma il dibattito è aperto e include brani come “The Fat Man” di Fats Domino (1949) e “King of the Road” di Roger Miller (1964). Chi ha fatto la storia del rock in Italia? L’Italia ha una ricca storia rock! I pionieri includono nomi come Celentano e Little Tony negli anni ’60, seguiti da gruppi progressive come PFM e Banco del Mutuo Soccorso negli anni ’70. Negli anni ’80, la scena si è diversificata con band come Litfiba e CCCP, aprendo la strada a gruppi alternative rock come Afterhours e Marlene Kuntz.