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Recensione : Anytime Cowboy – Demons Obey

Oramai giunto alla terza uscita, Anytime Cowboy ci da l’ennesima dimostrazione di un bel cervello che non dimostra stanchezza e, quindi, non cede neanche a riempitivi o a soluzioni ormai integrate nella sua grammatica di base

Anytime Cowboy – Demons Obey


La tradizione dell’ Acid-Punk-Post Punk-Indie-Country-Psychedelic-Folk, per quanto il nome sia intricato, cervellotico e, per giunta, inventato da me qui sul momento, è molto più lunga di quel che possa sembrare:


Si parte senza dubbio da Hasil Adkins, perché in genere si parte sempre da lui per raccontare l’underground, poi si passa dai Fugs, da certe cose dei Velvet, altre dei Pogues, poi necessariamente dai Fall, poi Long Ryders, una piccola ma consistente fuga nei Beat Happening, quindi Pavement, Country Teasers su tutti, e poi non so più chi tirare in ballo per arrivare infine a Anytime Cowboy che è un po’ tutto e un po’ niente di quanto scritto fino ad ora, ma che comunque si può dire che faccia, a tutti gli effetti Acid-Punk-Post Punk-Indie-Country-Psychedelic-Folk.


Perché asserisco ciò? Perché trovo straordinario come questo soggetto riesca, con pochi strumenti a sua disposizione, a suggerire rimandi e citazioni all’ interno di canzoni ben scritte e ben arrangiate;

magari anche solo portandola a casa con una sequenza di semplici accordi, dando pennate solo sugli accenti e cantando il tanto che basta per dare vita ad un pezzo meraviglioso.

La sua forza è proprio giocare sull’essenza risicata di una melodia avvolgente e malinconica come un pomeriggio autunnale;

come in Oil Painters with Huge Cocks (non vi lasciate ingannare dai titoli: questo disco va preso tremendamente sul serio), brano fatto di sole pennate su di una chitarra solitaria ed una voce suadente: il pezzo gira bene ed ha quell’ irruenza e quella drammaticità come se a suonarlo fosse un’ intera orchestra.

È proprio nella sapienza del saper gestire il poco con cui è suonato e registrato che si può rintracciare il “tutto” di questo disco:

la canzone che fa da il titolo, e ne fa anche da manifesto, è un miscuglio azzeccatissimo di country, Pavement e Indie Rock anni ’90, anche se gli attori in campo sono veramente quelli di base: batteria, chitarra, basso, voce e tanto talento (che poi è l’ unica cosa serve).


Oramai giunto alla terza uscita, Anytime Cowboy ci da l’ennesima dimostrazione di un bel cervello che non dimostra stanchezza e, quindi, non cede neanche a riempitivi o a soluzioni ormai integrate nella sua grammatica di base:

ogni pezzo ha un senso suo peculiare, una forte motivazione in fase di composizione, resa evidente dalla spontaneità e dalla genuinità che trapelano sin dal primo ascolto;

un disco, quindi, che nel suo essere propositivo, per spunti e soluzioni, risulta anche godibile e facilmente assimilabile.


Assolutamente consigliato se si vuol perseguire l’obbiettivo di espandere i propri orizzonti, attingendo da una tradizione che tutto è tranne che rigida fedeltà a strutture già assodate.

Stiamo pur sempre parlando di Acid-Punk-Post Punk-Indie-Country-Psychedelic-Folk, mica pippe.

 

 

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