WEASEL WALTER, INNOVAZIONE NELLA NO WAVE

Weasel Walter

WEASEL WALTER, INNOVAZIONE NELLA NO WAVE

Condividi:
Share

La New York di Weasel Walter è un posto disincantato che ha perso (a parere del batterista originario di Chicago) il suo fervore creativo; si fa riferimento in particolar modo alla no wave di fine anni ’70, da cui i progetti di Walter, tra free jazz e punk, hanno attinto seppur in misura diversa. Sta di fatto che quel fermento opera tutt’ora, con anime diverse, permettendo la sua evoluzione tramite il continuo arricchimento del suo linguaggio. A cominciare dai Flying Luttenbachers, lo storico progetto che Weasel Walter ha ripreso più recentemente per via della volontà a riprendere un approccio “armolodico”, assimilato dalla venerazione per la musica di Ornette Coleman e di altre personalità importanti che hanno operato nel jazz eterodosso (non a caso, per quanto riguarda Coleman, nel primo disco dal vivo del 1992, Live At WNUR 2-6-92, compare un riadattamento di “Ghost“, originariamente proveniente dal capolavoro free jazz The Shape Of Jazz To Come). Dopo i Flying Luttenbachers sono state diverse le avventure soniche di Walter, come gli XBXRX, gruppo dell’Alabama a cui il batterista no wave ha dato una svolta; ma un progetto che ha segnato il corso successivo (e che, come accennavamo, avrebbe segnato il ritorno di suoni ancora più arty, con i Flying Luttenbachers) sono stati sicuramente i Cellular Chaos, nati durante il suo soggiorno nella Grande Mela. Il trio, noise/no wave, in seguito un quartetto, nasce nel segno dell’improvvisazione libera, per poi dare vita a pezzi più strutturati (in ogni modo secondo una sardonica idea di forma canzone quasi pop, e sublimando in un qual modo quell’idea di caos). Un esempio è l’album Diamond Teeth Cleaned, che delinea curve lisce, che descrivono traiettorie familiari, strutturate a fuga e ammatassate; ma c’è in fondo un’idea di noise punk in libertà, un’attitudine a manipolare il suono metal in maniera ludica e quasi aleatoria, dove i brani si susseguono l’uno dietro l’altro in maniera lapidaria e ogni volta fuorviante: per esempio, in “Suite Francaise” vengono realizzate sonorità oscure e liriche, dove è costante quell’idea di libertà creativa, come se si entrasse in stanze dai colori sempre diversi; la successiva traccia, “Aw, Plant A Tree, Why Dontcha“, segna un passaggio a tutti gli effetti pindarico, in cui si confluisce in una elasticità policromata; l’espressione libertaria si manifesta anche nella successiva “It Kills Myself“, dove un no wave/metal è protagonista in maniera fulminea e un po’ più consonante, e così via… I pezzi vengono suonati in maniera abrasiva, scorrendo attraverso un suono acido e lateralmente psichedelico.

Come dicevamo, con l’intenzione di rendere più esplicito l’approccio free jazz, il 2019 segna il ritorno del progetto Flying Luttenbachers, con gli album Shattered Dimension del 1 Marzo (in cui si sente l’influsso della matrice europea), e Imminent Death, del 30 Novembre (contraddistinto per lo più da un free jazz elettrico e alienante), entrambi per la ugEXPLODE (la storica etichetta di Walter). I generi di riferimento si mescolano ancora una volta, tra rumorismo metal, sperimentazioni no wave e free jazz. Prende piede una maggiore organicità, più elastica, che guarda aldilà degli oceani, come accennavamo più quello Atlantico che il Pacifico, anche se le geometrie tendono ad essere non-euclidee, un po’ alla maniera giapponese.

Rimane però una normalizzazione di fondo del suono, che si implementa soprattutto nel successivo Negative Infinity, uscito il 9 Luglio 2021 per la solita e associata ugEXPLODE (CD) e GOD Records (LP). Weasel Walter, dalla praticità fluida, passa dalla batteria (strumento che suona nei due precedenti album dei FL) alla chitarra, con una formazione in parte nuova rispetto al ripristino (almeno nel nome) del progetto. Caratteristico dell’album è la disposizione delle tracce delle chitarre nei diffusori (Weasel Walter nella cassa a sinistra e la chitarra di Katie Battistoni a destra), quasi similmente alla maniera delle improvvisazioni libere del già citato Coleman o John Coltrane. Nel suono si aggiungono elementi più lirici e maestosi, in uno stile operistico che attinge a certo prog, o “brutal prog” o “prog for THE APOCALYPSE” come da notazione sulla pagina Bandcamp della release. Un esempio di no wave che sembra affiancarsi al corpus creativo, fluentemente metamorfico e mefistofelico del noise europeo (Le Singe Blanc, dUASsEMIcOLCHEIASiNVERTIDAS, La Confraternita Del Purgatorio), aldilà dei tradizionalismi americani. Ci sono aspetti diversi che vengono messi in risalto più esclusivamente: I riff di sax e chitarra in “Omnicide” sono magmatici e quasi eterei, che rimandano ad un suono cosmico, come per esempio Sun Ra o il krautrock spaziale. In ogni modo il disco ha delle momentanee tracce di consonanza, come la first track, ovvero “Fury Of The Delusion“, dove il melodismo è presente in maniera ingannevole, in quanto quelle linee confluiscono inaspettatamente in un caos esacerbante; totalmente audace e che ruota intorno ad un simile concetto vi è la suite strutturata a fuga “On The Verge Of Destruction“, un viaggio ad istanze sempre diverse, dove la maestosità è presente, senza arroganza ma con un po’ di ironia che si evince dal suo essere grottesco e affilato.

In ogni modo, nel complesso, una poetica a suo modo innovativa, per i relativi contesti, in cui l’ironia, in senso lato, dimostra di essere una multisfaccettata e fluida forma di espressione, e che dimostra che la formula no wave è un linguaggio musicale sempre rinnovato, rinnovante e eccitante.

 

Condividi:
Share
Giovanni Panetta
[email protected]

"Appassionato della musica indipendente e rumoristica. Analiticità e criticismo fanno parte della mia attitudine, attraverso anche il culto del localismo. Direttore di Nikilzine".

No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.