iye-logo-light-1-250x250
Webzine dal 1999
Cerca
Close this search box.

Recensione : OSEES – INTERCEPTED MESSAGE

OSEES – INTERCEPTED MESSAGE

A quanti album sfornati siamo arrivati? Ventisei in ventisei anni di percorso, tra un moniker e l’altro? Minchia. Ma, seppur a un ritmo più “umano” rispetto ad altre prolifiche creature come i King Gizzard & The Lizard Wizard (su questi ultimi confesso di fare fatica a star dietro a tutte le loro uscite discografiche) con gli OSEES raramente ci si annoia e, a un anno di distanza da “A Foul Form“, recentemente è stato pubblicato “Intercepted Message“, il nuovo disco della band californiana multiforme nata dal munifico talento creativo del frontman e chitarrista John Dwyer.

E così, in questo torrido agosto in cui la nostra Italietta è sospesa tra il delirio di un “ufficiale generale” raccolto in un libro diventato best seller (solo da noi accadono certe cose…) santificazione a reti unificate di Mastro Lindo da Arcore (aka il fu gran capo Antenna Pazza) screenshots raffiguranti tragicomici annunci di lavoro (ma parlare di salario minimo è un’eresia, per carità…) fotografie di scontrini che a loro volta fotografano la solita indole “furbetta” che abbonda nel DNA di questa “nazione”, piagnistei governativi sulla denatalità (eh, ma i “sovranisti” non capiscono che a causa di questo insostenibile carovita, generato dall’inflazione fuori controllo, oggi è diventato un lusso donare nuovi figli alla “patria”…) l’evergreen della “minaccia anarchica” (buona per tutte le stagioni, e che ormai ha sostituito quella del pericolo comunista) paragonata alle mafie, l’indignazione a furor di “popolo” contro l’ex commissario tecnico della nazionale (“reo” di averne lasciato la panchina… il calcio è sacro per gli italioti) e pseudo-telegiornali che mandano in onda servizi per informarci delle vacanze dei “vip” nelle nostre famose località balneari (esticazzi?) a salvarci dalla più cupa depressione arrivano gli OSEES, che ci regalano undici nuove canzoni e sono lì a tenderci una mano e a farci illudere, almeno per una quarantina di minuti, che possiamo venirne fuori da questi anni di ignoranza e conservatorismo oscurantista raccapriccianti.

John Dwyer, attraverso la In The Red Recordings, descrive “Intercepted Message” (registrato ai Discount Mirrors Studio a Los Angeles) come “un disco per questi tempi stanchi, un pop zuccherato con pezzetti di vetro infrangibile, dove il garage pop di prima qualità incontra il proto-synth punk anti-suicidio” e ne consiglia l’ascolto soprattutto ai fan del synth-punk teutonico, a chi soffre di amnesia politica e a chi è venuta a noia la sbobba pop generata dalla controversa AI, la cosiddetta intelligenza artificiale. I nostri, recentemente, lo hanno suonato per intero dal vivo. Sì, sempre con DUE batterie.

Dwyer e soci cambiano ancora una volta le carte in tavola e, dopo l’omaggio, in “A Foul Form”, ai gruppi (proto)punk/hardcore con cui il combo si era formato in gioventù, in questo nuovo full length si diverte a contaminare il rock ‘n’ roll e a sporcarlo con tastiere ed effettacci elettronici from another planet al fine di rimescolare il sound della band ed espanderlo nella sua freak attitude che pervade tutta l’opera, a cominciare dal brano apripista “Stunner“,col suo groove pop/new wave a fare da contraltare al loro classico attacco garage rock/punk, passando per “Blank Chems” e la title track col loro feeling à la DEVO e testi al vetriolo contro l’autorità e la manipolazione distopica dei cervelli operata dal sistema mediatico mainstream, recuperando la vecchia formula (cara anche a formazioni come i Gang of Four) del raccontare storie impegnate e denunciare i mali della società narrandoli tramite ritmi psicotici ma orecchiabili e addirittura ballabili. In “Die Laughing” si sconfina persino nel free jazz, mentre brani come “Unusual & Cruel” e “Chaos Heart” sono rivestite di fragranze Bowiane. La sciccheria è l’omaggio alla avanguardistica sperimentale post-punk/no wave band britannica dei Blurt, dei quali hanno coverizzato “The Fish Needs A Bike“, e l’asciutta new wave di “Goon” , “Submerged Building” e “Sleazoid Psycho” prepara il terreno alla sorprendente chiusura del long playing, affidata a “Always At Night” una spiazzante ballata atmosferica e confidenziale, sette minuti fluttuanti che, in una maniera inaspettata, suggellano il termine dell’Lp, ma da quei mattacchioni di Dwyer e compagni è lecito aspettarsi un po’ di tutto. Ah no, aspettate: c’è anche un colpo di scena finale: una canzone non menzionata nella tracklist, e quindi una ghost track, “Ladwp Hold“, una cover di “Opus number one“, strumentale inciso da Tim Carleton e Darrick Deel e utilizzato dalla multinazionale statunitense di networking Cisco come sottofondo musicale di default per i telefoni mentre si è in attesa (e infatti verso la fine del divertissement si ascolta anche un’operatrice scoglionata o stonata di un customer service che avvisa che “a breve” un funzionario avrebbe risposto alla nostra “chiamata”).

Lo ribadiamo: questa NON è Ibiza. E meno male. Il popolino si tenga le “Italodisco”, i “balli latinoamericani” con le mossette tutte uguali e gli altri demenziali tormentoni estivi del cazzo, ché noi ci teniamo stretti gli OSEES.

Get The Latest Updates

Subscribe To Our Weekly Newsletter

No spam, notifications only about new products, updates.
No Comments

Post A Comment

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

STREBLA – ANNEGARE

E’ un vero e proprio calcio nei denti questo “Annegare“, secondo album degli Strebla, quartetto di stanza a Bari (Nicola Ditolve alla chitarra e voce; Alessandro Francabandiera al synth e noise box, Ottavia Farchi al basso – ma recentemente sostituita – e Manuel Alboreto alla

LIZ LAMERE – ONE NEVER KNOWS

Avvocatessa, boxeur, manager, producer, amante dell’arte ma anche, e soprattutto, musicista, collaboratrice artistica e compagna (e poi vedova) di Alan Vega: tutto questo è Elizabeth “Liz” Lamere, per quasi un trentennio partner in crime del compianto visual artist e frontman newyorchese – mente del pioneristico

REDD KROSS – S/T

Uno degli album più gradevoli e interessanti da mettere su per rinfrescare i sensi e l’anima in questa ennesima estate frivola, anonima e insulsamente torrida, questo pantagruelico comeback omonimo dei pesi massimi della scena power pop mondiale, nonché uno dei tesori meglio conservati nello scrigno

Thurston Moore, a settembre il nuovo album

E’ prevista per il 20 settembre la pubblicazione del nuovo album di Thurston Moore, che si intitolerà “Flow critical lucidity” e uscirà su Daydream Library Series, house label della community Ecstatic Peace Library, fondata dallo stesso Moore insieme alla compagna Eva Prinz. Per il prolifico