Murder Farts e Wolfenstein Art

Murder Farts e Wolfenstein Art 1 - fanzine

Murder Farts e Wolfenstein Art

Duttili materiali plastici da un lato,freddo e duro metallo dall’altro; organico e inorganico, e l’intento comune di trasformare, plasmare, riutilizzare, riciclare; oggetti funzionali come lampade e orologi, o “dust bastards” che riecheggiano atmosfere da b-movie… universi paralleli, che, a differenza delle famose rette, si incontrano in più punti. Come quello della passione per il rock’n’roll, il mondo del fumetto underground e di un certo tipo di grafica; due stili diversi e complementari che si fondono in una “bromance”, sorta di fraterna collaborazione.. .ecco l’incontro con Murder Farts e Wolfenstein, i due “artefici” di tutto questo, freschi dell’esposizione al Matrioska di S. Lorenzo a Roma, in cui hanno messo in scena il loro freak circus con tanto di zombie miniaturizzati, robotici guardiani del tempo conigliette mannare. E un insolito live acustico e “minimale” della band Bone Machine.

iye1) Come avete iniziato? Come e quando nasce il vostro percorso individuale?

M F: Ho iniziato quand’ero molto giovane, quasi bambino, ero appassionato di modellismo, in particolare militare. Dopo aver visto al cinema Mad Max, influenzato da quelle atmosfere postatomiche, ho iniziato a modificare le mie creazioni. In seguito anche la scoperta del punk ha contribuito, assieme al cinema horror e fantascienza, e la grafica anni 80.

WA: Per me l’inizio è stato in un cantiere: c’era la lama di una sega circolare, da buttare, e mi è venuto in mente un orologio. Le prime due creazioni sono stati orologi, non avevo officina (come tuttora) e poca dimestichezza con gli attrezzi, ma ci sono riuscito. Pian piano ho cominciato ad elaborare altri oggetti, la maggior parte dei quali finalizzati ad un uso, come orologi, lampade, tavoli, specchi. In effetti ho realizzato pochissimi oggetti con una funzione esclusivamente ornamentale. Sono passati circa 15 anni dalla prima creazione, da allora ho cominciato a raccogliere quello che trovavo in giro,pezzi di moto e biciclette, pezzi idraulici e di automobili.

iye2) A proposito, che tipo di materiali utilizzate?

W.A.: Mi piace definirmi un “convertitore”, un “riciclatore” di materiali, sopratutto metallici, nati con un altro fine, cose che hanno smesso la loro funzione perchè usurate o fuori commercio, materiale di scarto che finirebbe in fonderia o discarica.

M.F.: Uso materiali dimenticati dagli altri, per lo più materiali plastici, che mi piace riplasmare e modificare, fino a renderli irriconoscibili rispetto al loro aspetto originario. Adoro manipolare scheletri e ossa di animali, dando ai resti una nuovo valore, un orgoglio, e al tempo stesso, trasformandoli in qualcosa di completamente diverso, come ad esempio ricavando un dragster da un teschio di gatto, e rendendolo in qualche modo “non-morto”. Preferisco essere definito un “plasmatore”, più che un “riciclatore”.

W.A. : A sua differenza, a me piace che le parti che utilizzo si possano riconoscere, che chi guarda possa ricondurre i pezzi al loro uso originale.

iye3) Traete ispirazione da libri cinema musica fumetti o semplicemente dalla vita di ogni giorno?

MF: Assolutamente sì, le mie “storie”, visto che non mi piace definirle “opere”, sono quasi tutte ispirate a cinema e musica, in particolare punk, hardcore e rock n’ roll, se avessi ascoltato altri generi,il mio approccio sarebbe stato differente. E’importante per me, quando lavoro, avere una base musicale, gli stessi colori che uso per dipingere dipendono dalla musica che ascolto in quel momento. Per quanto riguarda cose viste o lette, a parte il già citato Mad Max, che mi ha dato l’imput, e mi ha fatto scoprire che ci sono persone che vivono in quel modo, come i “Mutoid“, mi ispirano parecchi film horror, b-movie, splatter, sci-fi. La realtà, invece, non mi influenza affatto!

W.A. : Traggo ispirazione principalmente dall’arte underground, lowbrow, custom art, fumetti, ad esempio ho costruito una lampada da un fumetto di Stefano Zattera, e adesso sto ideando una serie di lampade con sembianze di mostri ispirati ai Motorfreakers di Giampo Coppa, ma alla fine l’ispirazione arriva nei momenti meno aspettati, mentra sono al lavoro o in giro, una volta addirittura progettai un orologio da un rosone di una chiesa, per fortuna ho sempre carta e matita per fare uno schizzo al volo, per quanto riguarda la musica la mia collezione spazia dal rnr primitivo al grindcore, e l’ispirazione può venire anche dalla stessa copertina, se mi piace.

M.F. : E comunque, in ogni caso, io non progetto mai qualcosa senza prima averne già un pezzo in mano, ma semmai è il contrario, da un pezzo qualunque, insignificante, nasce l’oggetto.

iye4) Quindi è il materiale che trova voi, piuttosto che il contrario?

W.A. Ti spiego: a casa mia ho una discarica nascosta in alcuni vecchi frigoriferi, migliaia di pezzi meccanici ammucchiati nel corso del tempo. A volte, comincio con il costruire un determinato oggetto, prendo un pezzo qualunque in mano, e nasce l’idea, che è completamente diversa dall’intenzione precedente.

M.F.: Confermo. E’ il pezzo che si vuol far creare, non c’è, o almeno io non ho, uno schema fisso.

Murder Farts e Wolfenstein

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iye5)E’ la prima mostra che fate assieme?

W.A. : Non individualmente, ma è la prima che facciamo assieme, e devo dire che è riuscita davvero bene. L’associazione culturale Matrioska di Roma, il cui team ci ha dato massima disponibilità, si è rivelata accogliente e l’abbiamo sfruttato al meglio.

M.F.: Non riuscivamo a chiuderla, doveva durare 15 giorni, è andata avanti cinque settimane. Inoltre non si è trattato di una semplice esposizione, la mostra è stata corredata dal nostro djset, il servizio delle conigliette mannare, ed è stato chiusa dal concerto acustico dei Bone Machine. Ci piace che la gente quando vede i nostri pezzi possa essere coinvolta in tutti i sensi.

iye6) Qual’è il feedback del pubblico, e quali domande vi vengono poste più frequentemente?

M.F.: Spesso mi chiedono se ho frequentato l’accademia di Belle arti o il liceo artistico. La frase più bella me l’ ha detta un pittore, Paolo Picozza, un mio amico che purtroppo è scomparso. “Nelle cose che fai si avverte la musica che ascolti” che può sembrare anche banale se non si conosce la persona bella che era. Paolo era una persona straordinaria che veniva dal nostro background, dal punk rock, e quella frase mi colpì.

W.A.: LA domanda che mi viene rivolta più frequentemente è: “Ma le vendi?, quando invece vorrei che mi si chiedesse “Perchè?”

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iye7) La vostra è arte underground. C’è gia stato un incontro con lo scenario ufficiale dell’arte contemporanea?

W A: PArtiamo dal presupposto che l’underground non esiste più. Ormai, grazie a Internet, è tutto a portata di tutti. Mi piace il termine “Low Brow”, basso profilo, ma non basso livello.

M.F.: Confermo. Internet può essere un’arma a doppio taglio. Può servire a diffondere delle cose, ma anche appiattirn e banalizzarne altre.

iye8) Ci sono in ogni caso,artisti provenienti da quella scena che vi piacciono o stimate?

W.A.: I miei gusti in fatto di arte contemporanea spaziano ampiamente, ma sono comunque legati alla Lowbrow e alla Custom Art, ad esempio i Malleus, affermatissimi, ma soprattutto Ed Roth,Von Dutch, Robert Williams; per menzionare qualcuno di più blasonato, ho trovato interessante l’ultima mostra di Cattelan.

M.F.: Preferisco l’arte fiamminga. E comunque di quel mondo non mi piace, mi dà molto fastidio il fatto che ci sia gente che compra solo pezzi di artisti conosciuti, che hanno il “nome”, e spesso sono nomi che girano soprattutto sul web, non c’è un riscontro diretto con il creatore del pezzo.

iye9) Le opere di entrambi hanno, in modi diversi, un impatto visivo molto forte. Si tratta di un approccio puramente estetico , o c’è l’intento di mandare un messaggio?

M.F.: Per me l’opera è fine a sè stessa, poi è normale che ogni opera comunica qualcosa, ma non è una mia intenzione, è il pezzo che comunica con chi lo guarda. Quello che vedi è ciò che rappresenta, quindi dipende da come la interpreti.

W.A.: Intanto tengo a precisare che ogni pezzo è unico, e questa è una cosa in comune che ho con il mio collega. Siamo circondati da oggetti fatti in serie, e ciò ha profondamente segnato l’essere umano. Creo solo pezzi unici, al massimo, se me lo richiedono, posso fare qualcosa di simile ma non identico, e spesso è difficile perchè non trovo lo stesso pezzo. Ecco, più che altro sono spinto dalla necessità di creare qualcosa che esca dalla produzione di massa, che si spinga oltre la catena di montaggio.

Murder Farts e Wolfenstein

iye10) Cosa vi aspettate?

W.A.: Collaborazioni. In passato è già capitato di collaborare con altri artisti che sono intervenuti direttamente sull’opera, questa collaborazione esiste anche con mia moglie (LaLa Linda, autrice dell’acquarello “istantaneo” che illustra l’intervista -n.d.Lubna) che si occupa delle fotografie, realizza i flyer e cura il mio sito. E mi piacerebbe, prima della fine dell’anno, organizzare una collettiva con altri pochi artisti dirompenti.

M.F.: Porteremo il nostro circo con conigliette e rock’n’roll in giro, ribadisco che abbiamo una concezione molto dinamica di mostra, e questa idea sembra che stia funzionando.

LINKS:

http://wolfensteinprod.blogspot.it/

http://murderfarts.blogspot.it/

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