HabanerO

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Babel. Per molti di voi questo nome non dirà nulla, ma qui in Liguria rappresenta una manifestazione che, a poco più di un mese dal suo inizio (16/17/18 Novembre) è ormai sulla bocca di tutti. Tre giorni di festival in cui libri, scrittori, lettori, musicisti e amanti delle belle cose si incontrano e si confrontano. Noi, pieni di curiosità, non potevamo che fare un po’ di domande a Emanuele Podestà, uno degli organizzatori.

iye Che cosa vuole essere Babel? Che cosa si vuole intendere con questo nome? Come mai a un festival incentrato sul libro e la lettura troveremo anche concerti e dj set? Quali artisti troveremo?

Babel è una festa, partiamo da questo. Musica, parole, recitazione, queste le premesse del nostro stare insieme: abbiamo diritto di far festa aspettando tempi storici migliori di questi. Babel è un festival, nella fattispecie di editoria, musica e persone indipendenti, recita così il sottotitolo della manifestazione. Il libro è sì l’inizio del nostro discorso, ma non volevo che questo festival si basasse su fondamenta statiche, su piloni fatti di cemento, questo si nota anche dalla scelta dei protagonisti, alcuni diversissimi tra di loro: da Marco Philopat a Nicolai Lilin, da Dente a Il Pan del Diavolo, da Don Gallo a Vasco Brondi e cosi via.
Sul nome del festival: il riferimento è ovviamente alla torre di Babele e al mito dell’invenzione delle lingue che poi sarebbero servite a poter vivere nel mondo. I linguaggi, diversi, disparati, servivano all’uomo per avere più possibilità di chiamare le cose e quindi averle. Questo bisogno di una pluralità di linguaggi è poi stata ovvia, almeno nella nostra testa, quando ci hanno detto che al piano superiore di Palazzo Ducale ci sarebbe stato un altro festival, un evento bellissimo ma molto diverso dal nostro: “L’Altra metà del libro” curato dal grande Alberto Manguel (che avrà come ospiti, tra gli altri, Daniel Pennac e Ian McEwan). A quel punto giocare sulla nostra differenza di espressione, quasi volessimo proporre una versione off del festival “padrone di casa”, ci è venuto naturale.
Oltre agli ospiti citati ricordo Simone Lenzi dei Virginiana Miller, Alessandro Raina degli Amor Fou, L’Orso, Vasile Ernu, Wu Ming 2, ma anche altre sorprese da svelare ancora.

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iye Leggendo il comunicato stampa relativo al festival abbiamo notato che i punti focali su cui la manifestazione vuole porre maggiormente attenzione sono principalmente due: “si diventa poeti” e “si torna giovani”. Cosa si vuole indicare con queste due definizioni? Possono essere considerate collegate fra di loro o all’opposto una esclude necessariamente l’altra?

Volare come un uccello: ecco il sogno; correre sulla bicicletta: ecco oggi il piacere. Si torna giovani, si diventa poeti. Questa è una frase di uno di quei scrittori ormai persi nella storia, nelle pieghe ingiallite di libri finiti chissà dove. Si chiama Alfredo Oriani e secondo me è stato un grande. Per la sua produzione, ovvio, ma anche perché questa frase da tempo mi suggestiona: c’è tutto. Il miraggio del decollo, la corsa sfrenata con il vento in faccia come godimento superiore. E poi quella specie di distico, lì a stringere gioventù e poesia come se fossero un’unica cosa. Molto.

iye L’utilizzo di verbi di “movimento” come “diventare” e “tornare”, inseriti in un contesto storico come quello attuale dove parrebbe avere sopravvento un senso di rigidità e miopia nei confronti del futuro, quale significato possono avere?

Proprio in contesti di crisi nascono i moto a luogo. Prima della fine, le civiltà hanno sempre dato il meglio (noi non siamo alla fine, ci mancherebbe, non sono così catastrofista, la mia è una considerazione storica). Verlaine si faceva Impero e così vedeva i grandi Barbari bianchi, per esempio. L’uomo ha sempre fatto di necessità virtù, è la sua natura di sopravvivenza, il divenire è insito nell’occorrenza di dover andare da qualche parte, questo, in tempo di crisi, per alcuni può essere più evidente. Mi hanno fatto questa domanda, oggi il tema della crisi è importante: io credo che la crisi (economica? Gnoseologica? Di valori?) sia un pretesto per indagare nuovi campi.

iye Altro punto nodale su cui sembra poggiare l’intero festival è quello dell’editoria indipendente. In che cosa consiste questo nuovo modo di fare editoria? Che cosa comporta e quali sviluppi può avere? Quali sono i suoi fondamenti? A quale pubblico intende puntare e come si differenzia dall’editoria “normale”?

Intanto una precisazione. Usiamo spesso la formula editoria indipendente per poi raggruppare in un’unica definizione, un po’ per comodità, più “editorie”: l’editoria indipendente esiste da sempre, io credo che se ne possa parlare in vari aspetti, contenutistici, editoriali, stilistici, forse anche discutendo di copertine, ma in linea di massima ritengo che una vera editoria indipendente si faccia con nuove idee: tecnologiche, distribuzione “altra”, diritto d’autore diverso, ecc.
Per correttezza dovremmo parlare anche di editoria underground ed editoria alternativa. Per non farla troppo lunga e pesante, l’indipendenza dell’editoria che racconteremo noi è quella fatta di storie, autori ed emozioni libere. Che cosa poi voglia dire “libertà” sarà interessante capirlo di volta in volta, calandosi nelle suggestioni dei nostri ospiti.

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iye Che cosa è HabanerO? Come è nata e quali sono le sue mete future? Come e dove potremmo collocarla all’interno della Città di Genova? Quali progetti ha già realizzato e a quali sta lavorando?

HabanerO è essenzialmente un amicizia tra un pugno di ragazzi e ragazze che hanno hobby simili. Rispondo a cosa faremo nel futuro: dal 24 novembre inizia una rassegna di concerti al Teatro dell’Archivolto, si comincia con il concerto di Manuel Agnelli e Xabier Iriondo (Afterhours). Son soddisfazioni.

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