Euskadi Ta Askatasu

Euskadi Ta Askatasu

Le notizie dei giornali del 17 settembre, riportavano con evidenza due notizie riguardanti la Spagna. Per primo i giornalisti informavano che il re Juan Carlos in visita ad Hernani roccaforte autonomista nel Paese Basco (Euskadi) era appena scampato ad un attentato organizzato dall’organizzazione ETA. Nonostante i pericoli colui che viene definito il garante dell’unità di tutti gli spagnoli aveva proseguito la sua visita accolto dalla simpatia dei baschi democratici. La seconda notizia riguarda l’arresto nella regione basca francese del presunto capo dell’ETA. Costui sarebbe il mandante dell’attentato contro il sovrano. Queste sono le ultime notizie in senso cronologico riportate dai media riguardanti la situazione dei paesi baschi. Negli ultimi tempi si sono susseguiti numerosi attentati attribuibili all’ETA che hanno “sconvolto” la regione del nord della Spagna.

La cronaca degli avvenimenti è stata raccontata con dovizia di particolari dalla stampa e dai telegiornali italiani ed europei in generale. In particolare ricordo le dettagliate cronache degli attentati degne di un referto della polizia (da cui forse erano estratte), le descrizioni dei sanguinari dell’ETA di cui ho contato per lo meno tre diversi “capi” prima dell’ultimo arrestato, naturalmente. Personalmente mi aveva molto colpito la descrizione della donna che (evidentemente per pochi giorni) guiderebbe l’organizzazione con il solo scopo di vendicare il marito morto durante un attentato. Il taglio da cronaca nera (tinta di rosa) dei reportage da Euskadi è indistinguibile nei giornali di destra ed in quelli cosiddetti di sinistra. Insomma per sintetizzare: dietro la violenza in Euskadi c’è il vuoto. Le persone che vogliono sapere qualcosa su cosa sia realmente l’ETA debbono cercare altrove le notizie. Si dice infatti che questa organizzazione sia autonomista. Chiunque potrebbe pensare ad una versione estrema dei leghisti nostrani con i mitragliatori al posto delle ampolle con l’acqua del Po’. In realtà la storia di ETA è molto complessa ed è molto diversa da come viene (non) descritta. Ed è una storia intrecciata strettamente dapprima con i movimenti anticoloniali negli anni 60 e poi con i movimenti politici armati di estrema sinistra europei degli anni 70 ed 80 (RAF, B.R. etc.). L’indipendentismo basco è un qualcosa di molto diverso dal razzismo nostrano. Il riconoscimento dello stato basco significa il riconoscimento di una unità culturale schiacciata non solo dalla repressione franchista ma anche dalla globalizzazione dell’economia e della non coltura degli ultimi anni.

Per quanto possa sembrare strano nella carta costitutiva di ETA si fa riferimento all’abolizione di tutte le frontiere tra gli stati. Altro che chiusure egoiste dentro i propri confini. Chiaramente si può continuare a pensare che la violenza sia comunque un errore. Si può continuare ad essere contro ETA per tutta una serie di motivi che non è neppure il caso di elencare (umani, politici, di opportunità perché no). Ciò che i giornali non possono fare è scambiare un gruppo di rivoluzionari in mafiosi razzisti belve sanguinarie.

Nell’anno 1981 alla mostra del cinema di Venezia fu premiato il film “Anni di Piombo” di Margarethe Von Trotta. In una scena del film, nell’ interno di un carcere la protagonista terrorista della RAF impriogionata dice alla sorella che tra venti anni la storia gli darà ragione. Nel duemila si può forse affermare che la storia forse gli ha dato torto. Però falsificare la storia di chi conduce, con metodi anche non condivisibili, battaglie politiche pagando di persona con estrema coerenza è una ingiustizia che pesa su tutti.

Ottobre 2000

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