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E’ morto Ozzy Osbourne

Anche questo 2025, purtroppo, si conferma come un anno che lascia il segno in termini di dipartite eccellenti, se non proprio epocali. Nella giornata di ieri, infatti, ci ha lasciati anche Ozzy Osbourne. L’arcinoto frontman inglese aveva 76 anni e, da tempo, era afflitto dal morbo di Parkinson. E’ stata la stessa famiglia Osbourne a diffondere la notizia tramite un comunicato.

Nato come John Michael Osbourne il 3 dicembre 1948 nei dintorni di Birmingham, in Inghilterra, e cresciuto nella realtà industriale cittadina, riuscì a sfuggire a una logorante vita da operaio in fabbrica grazie alla sua passione per la musica, che gli fece incontrare il bassista “Geezer” Butler, il chitarrista Tony Iommi e il batterista Bill Ward, coi quali iniziò a suonare alla fine dei Sixties, fondando una band con influenze jazz/blues inizialmente chiamata Earth, alla quale fu poi cambiato il moniker in Black Sabbath, un gruppo che, dal 1970 in avanti, per innovazioni e importanza musicale, ha cambiato il corso della storia di una enorme fetta del rock ‘n’ roll dei decenni successivi, forgiando un suono pesante e oscuro (necessità scaturita da un incidente alle dita capitato in fabbrica al chitarrista Iommi che, per superare il dolore dovuto al dover suonare con la mano destra parzialmente menomata, si fece costruire ditali e protesi che lo aiutassero a maneggiare la chitarra con meno fatica, ribassandone l’accordatura, rendendo ancora possibile fare il sogno di essere musicista, prendendo esempio dal jazzista Django Reinhardt che sviluppò una tecnica chitarristica rivoluzionaria nonostante una mano con due dita atrofizzate) dai toni lugubri e cupi, ispirato da temi letterari e cinematografici esoterici e “horrorifici” (il nome del gruppo prese spunto dalla passione di Geezer Butler per la letteratura gotica e l’occulto, e dal titolo di un film di Mario Bava) e apocalittici, caratterizzato da una sezione ritmica poderosa e guitar riffs massicci, distorti e potenti.

Dischi dal valore storico-musicale inestimabile come l’omonimo “Black Sabbath” (1970), “Paranoid” (1970), “Master of Reality” (1971), “Vol.4” (1972) “Sabbath bloody sabbath” (1973) e “Sabotage” (1975), con Osbourne alla voce e nel ruolo di frontman catalizzatore – dotato di innata presenza scenica e straordinaria capacità di tenere il palco – ufficializzarono la nascita dell’hard ‘n’ heavy rock, segnando un’epoca con un immaginario dark che ha fatto scuola e ha fatto guadagnare sul campo, ai quattro di Birmingham, il meritato riconoscimento universale dell’essere considerati tra i principali “padri fondatori” dell’heavy metal, nonché “padri putativi” di movimenti e sottogeneri esplosi nei decenni successivi ai Seventies, come un larghissimo segmento del macrocosmo metal (in particolare il filone dell’heavy classico, del thrash, del gothic e doom metal) la scena “grunge” di Seattle, il movimento heavy/psych rock (detto anche “stoner”) di fine Eighties/inizio Nineties e parte del calderone crossover/”nu metal” di fine millennio, di fatto inventando il metal come immaginario popolare e influenzando migliaia di band. Ozzy e i Sabbath, nella loro formazione “storica”, sono stati prima osteggiati da radio e stampa musicale, e poi, successivamente, rivalutati e osannati dai media; avevano conosciuto momenti di crisi, scioglimenti, litigi, riappacificazioni, pause e reunion, di cui l’ultima della line up originaria quest’anno, culminata in “Back to the beginning“, tenutosi il 5 luglio allo stadio “Villa Park” di Birmingham, evento – celebrato con la partecipazione di ensemble metal e alternative che hanno salutato il “Madman“, a testimonianza dell’influenza avuta dai quattro sul mondo del rock tutto – che aveva sancito l’addio ufficiale alle scene di Ozzy Osbourne (nel quale aveva cantato, per un’ultima volta in pubblico, seduto al centro del palco su un trono perché gravemente debilitato dalla malattia, che gli aveva anche fatto cancellare il suo ultimo tour solista) e conseguente fine del percorso dei Sabbath (che era iniziato nel lontano 1968) il cui incasso è stato devoluto in beneficenza.

Personaggio eccentrico, incarnazione del “loser” di provincia che insegue un sogno e riesce a realizzarlo, diventando una fonte di ispirazione per tanta gente; artista che, mediaticamente, bucava lo schermo, noto per i suoi proverbiali eccessi e comportamenti sopra le righe (è stato anche protagonista di un reality show incentrato sulle vicende della sua famiglia) Osbourne dal 1980 in avanti ha avuto una parabola solista altrettanto importante e di discreto livello, non dovendo più condividere la luce dei riflettori con gli altri tre colleghi nei Sabs e prendendosi tutta la scena come attore principale, raggiungendo una fama mondiale solida e imperitura, con milioni di album venduti e alimentando il mito del “principe delle tenebre” con aneddoti ormai entrati nella memoria collettiva degli appassionati di musica (e non solo), ma circondandosi anche di turnisti validi e musicisti talentuosi, ritagliandosi un ruolo da scopritore di talenti, avendo avuto il merito di lanciare alla ribalta chitarristi metal oggi celebrati come leggendari (Randy Rhoads e Zakk Wylde) e pubblicando almeno due pietre miliari come “Blizzard of Ozz” (1980) e “Diary of a madman” (1981). Nel 1996 ideò il festival itinerante “Ozzfest“, che durò fino al 2018. Si cimentò anche nel cinema, interpretando alcuni ruoli in diversi film. La sua vita è stata anche oggetto di un documentario.

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