The Extinct Dreams – Фрагменты вечности (Fragments of Eternity)

The Extinct Dreams - Фрагменты вечности (Fragments of Eternity) 1 - fanzine

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I The Extinct Dreams sono una delle molte band, gravitanti nella scena doom russa, nelle quali mi sono imbattuto in questi ultimo anni.

Risale al 2010 il primo incontro, con Потустороннее сияние (Elsewhere Lights), seconda prova su lunga distanza che mostrava un notevole potenziale a fronte di una resa sonora e compositiva ancora acerba.
Nel frattempo il gruppo guidato da Ramapriya Das ha dato alle stampe lo scorso anno uno split con gli Unsaved, progetto solista di David dei più noti georgiani Ennui, ed oggi si ripresenta con un nuovo full-length, Фрагменты вечности (Fragments of Eternity).
L’interpretazione del genere è indirizzata verso un funeral/death molto melodico ed altrettanto ben eseguito e prodotto (grazie anche al contributo della manina santa di Greg Chandler); tutto sommato i The Extinct Dreams non si rifanno neppure troppo in maniera marcata alle sonorità tipiche della band connazionali, visto che, a parte l’incipit funeral ascrivibile allo stile dei Comatose Vigil (ma molto meno cupo ed asfissiante), tutto sommato il resto del lavoro si apre verso un gothic/death doom nelle quali confluiscono un po’ tutte le sfumature colte da gruppi europei che interpretano il genere nella sua veste più melodica (SwallowThe Sun, Saturnus, Officium Triste).
Le liriche sono tutte in lingua madre ma, in generale, si intuisce che l’intero lavoro della band siberiana è pervaso da un’intensa spiritualità di matrice induista (la copertina ed il nome scelto dal leader della band sono sintomatici in tal senso).
Forse anche proprio per questo, pur mantenendo per lo più tratti malinconici, il sound dei The Extinct Dreams non appare mai disperato, ma mantiene una sorta di luminosità che crea un efficace contrasto con le partiture tipicamente dolenti del doom: ne scaturisce un album davvero molto bello, fatto di quattro brani abbastanza lunghi ma dall’assimilazione non troppo complessa e capaci di imprimersi in maniera più rapida rispetto alla media del genere.
Se, personalmente, prediligo l’opener Карма (Karma), per il suo incedere iniziale di matrice funeral, le restanti tre tracce sono decisamente valide, a partire dalla più ritmata Damodara Stotra, passando per le ruvidezze di поисках себя (In searchs of itself) per finire con le sonorità più eteree della title track, dove fa bella mostra di sé anche il sitar in ossequio agli umori che pervadono l’immaginario del gruppo russo.
In definitiva un lavoro convincente, che mi azzarderei a consigliare anche a chi bazzica con meno frequenza i territori del funeral/death doom, proprio per le caratteristiche di un sound che predilige tonalità non necessariamente cupe o catacombali.

Tracklist:
1.Карма / Karma
2.Damodara stotra
3.В поисках себя / In searchs of itself
4.Фрагменты вечности / Fragments of eternity

Line-up:
Ramapriya Das – vocals, guitars
Selena Silent – bass
Dmitry Slastenin – drums

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