Numero 6

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Intervista con Michele Bitossi, cantante dei Numero 6
Dopo un gran disco, e nel mezzo di una tournèe più che positiva, Michele Bitossi, il frontman dei genovesi Numero 6, trova il tempo di rispondere alle nostre domande. Buona lettura !

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iyeCiao Michele come stà andando il tour ?

Sta andando molto bene. Dopo parecchio tempo trascorso senza salire sul palco visti anche i circa quattro anni intercorsi tra “Dovessi mai svegliarmi” e “I love you fortissimo” sentivamo la necessità di ributtarci nella mischia e di farlo in modo molto deciso cercando di andare a suonare un po’ ovunque senza troppe menate sia col set elettrico che con quello acustico. Ad oggi il tour conta una quarantina di date e proseguiremo fino a luglio quando inizieremo a registrare il nuovo disco.

iyeCosa vi aspettate dal disco ?

Cose molto banali. Tipo che piaccia il più possibile e che ci consenta di allargare il nostro pubblico soprattutto suonando il più possibile in giro per l’Italia e, magari, anche all’estero.
Fortunatamente i feedback degli “addetti ai lavori” e della gente sono assai incoraggianti. Ce l’abbiamo messa tutta e siamo ultraconvinti che si tratti di un album riuscito. Staremo a vedere…

iyeo vi seguo dai tempi dei Laghisecchi, negli anni cosa è cambiato nel vostro modo di vivere la musica ?

Beh, coi Laghisecchi abbiamo iniziato a metà anni novanta. Eravamo universitari fuori corso che passavano tutti i giorni della settimana in sala prove a scrivere e suonare canzoni. Alcune erano decisamente brutte, altre un po’ meglio, qualcuna decisamente buona. Abbiamo realizzato due dischi e un ep lasciando un segno evidente nella musica indipendente degli anni novanta. Me ne sono reso conto nel corso degli anni successivi ricevendo tantissimi attestati di stima da parte di gente rimasta assai affezionata alla band.
Ai tempi dei laghi secchi eravamo più incoscienti, inconsapevoli. Credo fosse normale visto che a quell’età non avevamo particolari “responsabilità”, obblighi e cose così.
Adesso oltre ai Numero6 abbiamo tutti altri progetti artistici paralleli e lavori al di fuori del mondo musicale. Paradossalmente tutto ciò ci aiuta ad andare avanti con la band proprio perchè è fatalmente venuto meno un qualcosa di “totalizzante” che adesso come adesso fra l’altro non avrebbe poi molto senso.

iyeCome consideri la vostra esperienza con una major ?

In effetti abbiamo avuto addirittura due esperienze con major. La prima risale a “Radical Kitsch “, il primo disco dei Laghisecchi, che uscì per la Noys, una succursale della Sony music, creata per editare una serie di gruppi di area indie. Fu un’esperienza tutto sommato positiva dal momento che da loro ricevemmo un buon budget per registrare e promuovere l’album. Quanto alla seconda esperienza, quella con la Warner che ristampo’ “Iononsono”, il primo disco dei Numero6 uscito originariamente con un’etichetta indipendente preferisco soprassedere…

iyeSi può vivere di musica in un paese come il nostro ?

Ovviamente sì, ma bisogna chiarire cosa si intenda per “vivere”. In parecchi riescono a sostentarsi a fatica grazie alle canzoni che scrivono e che portano in giro. Putroppo spesso chi fa buona musica in Italia fatica ad arrivare alla fine del mese affidandosi solo ad essa. È una mia opinione personale ma in generale, tranne rari casi, chi fa i soldi in Italia con la musica fa sostanzialmente musica di scarso spessore. Questo perchè il pubblico “generalista” italiano è abituato a consumare canzonette rassicuranti e prive di idee interessanti. Quanto a me, tra numero6 e altre faccende musicali riesco a guadagnare qualcosa ma, come ti dicevo, faccio anche altro.

iyeSi può vivere in un paese come il nostro ?

In questo periodo sto riflettendo molto su un quesito del genere. La risposta non la conosco ancora, nel dubbio mi sto informando su un po’ di offerte aeree per il Sudamerica.

iyeL’ingresso di una figura di peso come Tarick 1 ha influito sul nuovo disco ?

Certo che sì. Andreone si era allontanato dai Numero6 nel corso delle registrazioni di “Dovessi mai svegliarmi” per ragioni essenzialmente sue. Voleva concentrarsi soprattutto sul suo progetto solista e, evidentemente, era stanco di certe dinamiche di gruppo che, di fatto, logorano abbastanza. Evidentemente poi gli mancavano troppo le litigate in sala prove durante le scrittura dei brani e, in generale, la vita comunitaria da band. Quando ha manifestato la volontà di ritornare l’ho accolto a braccia aperte. Andre ha riportato nei Numero6 una buona dose di istintività e una serie di intuizioni davvero geniali.

iyeCosa pensi della “ scena “ genovese, che secondo me nonostante tutto, è buona ?

Anche secondo me la situazione è positiva. Ci sono band davvero interessanti in città. Penso agli Esmen, agli En Roco, ai Kramers, ai Japanese Gum. In più, come socio di uno degli studi di registrazione più quotati a Genova, il Greenfog, vedo parecchi musicisti giovanissimi che hanno belle idee anche se ovviamente molte volte ancora acerbe. Personalmente vedo un bel fermento, peccato che gli spazi dove suonare dal vivo praticamente non esistano, come non esiste una radio, o per lo meno un programma radio, che promuova musica di un certo tipo.

iyeVoi avete fatto un ep come “ Quando arriva la gente si sente meglio “, una delle cose migliori degli ultimi anni in Italia, e l’avete fatto uscire in copyleft, che idea avete della musica gratuita ?

Sono sincero: di base detesto l’idea che si regali la musica. In generale, ma in Italia soprattutto, c’è la demenziale credenza che le canzoni e i dischi si facciano da soli, come per incanto. Si tende a sminuire da pazzi il lavoro che c’è dietro alla composizione, alla produzione, alla preparazione di un live. I musicisti vengono spesso visti come dei fannulloni che non hanno voglia di fare un cazzo. Di conseguenza si tende a scaricare musica gratis senza porsi troppi interrogativi. Noi abbiamo rilasciato quell’ep in download gratuito per sperimentare un metodo di diffusione diverso. Abbiamo totalizzato più di 10.000 download per cui siamo contenti di quella scelta che, infatti, perseguiamo sporadicamente.

iyeDato che sei malato di Genoa come me, spieghi ai profani, perchè avete scelto Numero 6, come nome ?

Il nome della band si riferisce sia al protagonista della serie televisiva di fine anni sessanta “The prisoner” sia al “libero” calcistico, che indossava quasi sempre la maglia numero6. Quello del libero era un ruolo assai affascinante, metafora per me di un calcio che putroppo non esiste più, un calcio al quale mio padre buonanima (anche lui genoanissimo) mi fece affezionare e che ora come ora rimpiango molto. Ovvio che per un genoano il libero sia stato e sarà sempre il grande Gianluca Signorini.

iyeSono un suo vorace lettore, ma spero che non vi venga in mente di mettervi a camminare come il vostro amico Brizzi…

Non c’è pericolo, siamo troppo pigri e fuori forma per pensare di camminare anche solo un decimo di quanto cammina il buon Enrico.

iyeVorrei esser messo sulla copertina della vostra prossima Christmas song…

Non c’è problema. Ti chiederò sicuramente una foto!

Grazie di tutto !!!!

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