I camminatori: vol. 1 – I Pulldogs, di Francesco Verso (Future Fiction, 2018)

I camminatori: vol. 1 – I Pulldogs, di Francesco Verso (Future Fiction, 2018)

Francesco Verso scrive uno dei romanzi più interessanti nel panorama della fantascienza made in Italy. Se non fosse che, per oscure ragioni, la moda del fantastico italiano tarda ancora a decollare, come invece fece il giallo una decina d’anni or sono, questo sarebbe uno dei testi centrali di una ideale Storia del fantastico italiano.

Diamo in estrema sintesi la trama, che non è certo l’oggetto principale che interessa allo scrittore. E infatti la si può sintetizzare in poche righe: intorno a tre eroi cardine, e a un gruppetto di comprimari, scorre la vita di una Roma futuristica degli anni Tremila. I protagonisti, assieme al gruppo dei Camminatori, daranno avvio a una rivoluzione pratica e spirituale, per contrastare la deriva dei valori occidentali , che ha portato il mondo a una crisi perenne, senza vie d’uscita.

Ci sono, in questo romanzo scarno ed essenziale, parecchi livelli di lettura. A cominciare dall’aspetto fantascientifico puro e semplice. Questa Roma non sembra molto diversa da quella che conosciamo tutti. Ma poi, lentamente, Verso ci fa vedere ogni anfratto, ogni piazza e via, rinominate coi nuovi gusti, targhe dei negozi, prodotti e usi di un futuro lontano ma molto prossimo a noi. Niente effetti roboanti in questo scenario minimal di ottima resa. E da qui lo stacco fino a farci capire i veri cambiamenti, quelli sociali, la nuova mentalità mondiale, è breve. Anzi, il tutto avviene intrecciato magnificamente tra una descrizione e l’altra.

Sempre sul pezzo, Verso, che gestisce una casa editrice dedicata interamente alle nuove tendenze della fantascienza, e sa quali sono le problematiche più attuali. Due in particolare, l’ambiente e il cibo, ricordano un po’ Stanley Robinson di 2140 e più in generale la narrativa cosiddetta ecologica. Il cibo assume qui un ruolo da protagonista. O meglio, l’assenza dello scopo che esso ha avuto per noi nella storia. Grazie alla tecnologia dei naniti e alle stampanti 3D, si può produrre tutto all’infinito, compreso il cibo. Esso dunque viene oramai solo ingerito come funzione automatica, senza più passione e gusto estetico.

Anche il lavoro, altro tema “caldo” contemporaneo, sembra non assurgere più a mito. L’umanità ha capito che esso non soddisfa i bisogni spirituali dell’uomo, eccezion fatta per quelli primari. Anche da questo punto di vista i naniti, su cui non mi dilungo, ma che lo scrittore padroneggia splendidamente, tecnico ma mai stucchevole, sono fondamentali. Essi infatti sono in grado di fare miracoli per l’uomo: rigenerazione di organi, tessuti, rinforzamento muscolare e altro. E, per chiudere il cerchio, chi li assume non ha più bisogno del cibo.

Il collegamento cibo-lavoro viene spiegato chiaramente: siamo costretti da sempre a essere schiavi del lavoro per procurarci il cibo in una catena eterna. Che ora verrà spezzata.

Non si pensi però ad un libro pesante e tedioso. Verso ha ben chiaro anche il divertimento del lettore. In questa cornice così impegnativa riesce a parlarci di una storia d’amore complessa tra Alan, Silvia Ruiz e Nicolas Tomei. Sono tre personaggi delineati molto bene, che restano subito impressi nella mente del lettore. Sia perché ci vengono descritti i rapporti tra di loro e con altri comprimari. Sia perché questo è anche un grande romanzo di scavo interiore, nella psiche, che riflette in patologie, il fallimento della società. Nicolas, per tutti, è emblematico: per lui il cibo è diventato ossessione, droga, che lo sta portando alla morte. Lui, più di tutti, affronta un duro percorso interiore, alla ricerca di se stesso e di uno scopo più vero per vivere. La sua trasformazione, fisica e spirituale, è quella che più mi ha colpito. E infatti Verso, giocando su vari cambi di prospettive, ci fa vedere il tutto attraverso i suoi occhi per molti capitoli da metà libro in su.

Ancora una volta il tema del superuomo tanto caro alla fantascienza viene rivisitato e potenziato. Un bel romanzo corale, questo, da leggere e rileggere, con calma.

Mi taccio.

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