Edward Sharpe e the Magnetic Zeroes-Here

Edward Sharpe e the Magnetic Zeroes-Here 1 - fanzine

Edward Sharpe e the Magnetic Zeroes-Here

Eccoci alla seconda prova per la coppia Alex Erbert e Jade Castrinos, accompagnati come al solito da una folta e sempre diversa schiera di musicisti, preceduta da un esordio che – seppur passato un po’ in sordina rispetto al suo forte potenziale – non poteva far a meno di strappare simpatie universali, grazie ad una serie di singoli irresistibili che non sbagliavano neanche un colpo. Here resta sempre in quelle atmosfere country tendenti al pop che non fanno altro che evocare cactus, deserto e sole.

I baccanali gioiosi e scoppiettanti dell’esordio sembrano però aver raggiunto la fine. Ora che la baldoria spensierata è terminata si deve tornare al villagio, alle occupazioni di tutti i giorni. Sulla strada del ritorno ci si concede ancora qualche malinconica litania dal sapore atavico e popolare (“The Man On Fire”, “Dear Believer” che nel finale si tradisce come epilogo della mai scordata Home, punta di diamante del precedente LP) e qualche momento di romanticismo (“Child”). Un ultimo sorso di acquavite e allegria al saloon per sciacquare via la polvere (“That’s What’s Up”, “One Love To Another”, entrambi due ottimi singoli), prima che la prospettiva cambi completamente.

Quindi lasciamo i nostri immaginari cowboy festaioli per spostarci sotto il sole accecante delle piantagioni di cotone, tra gli schiavi accaldati che alleggeriscono il duro lavoro cantando. Fanno la loro comparsa dunque sonorità blues a base di un pianoforte presente ed esagitato e ritornello in chiave blues (“I Don’t Wanna Play”). Come sempre accade quando il lavoro è troppo duro, la mente vola verso paradisiaci lidi lontani e le sonorità si fanno di conseguenza bizzarramente tropicali (“Mayla”). Il tutto chiuso poi dalla lenta ma, a suo modo, spensierata ballata “All Wash Out”, epilogo che coerentemente non tradisce la natura rilassata e velatamente tendente al malinconico dell’intero lavoro.

Mentirei dicendo che non sento neanche un po’ la nostalgia di quel tripudio di allegria e solarità che era stato l’esordio. Bisogna rendere atto agli Edward Sharpe & Magnetic Zeros però che, rimanendo praticamente sempre all’interno delle stesse macro-sonorità di matrice country, sono riusciti a cambiare registro e rallentare il ritmo, confezionando un disco che funziona pienamente – i momenti meno riusciti sono pochi e perdonabili – malinconia o meno per il predecessore.

1. The Man On Fire
2. That’s What’s Up
3. I Don’t Wanna Play
4. Mayla
5. Dear Believer
6. Child
7. One Love To Another
8. Fiya Wata
9. All Wash Out

Voto: 8 meno

Edward Sharpe & the Magnetic Zeroes

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