Leggendo i nomi coinvolti in questa raccolta di musica elettronica si potrebbe già gridare la miracolo, e quando poi si mettono le cuffie e si sente cosa hanno prodotto i suddetti nomi si grida di gioia.

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Elegante e godibile debutto solista dell’organsita dei Cookin’ On 3 Burners, Jake Mason, accompagnato qui da Danny Fischer alla batteria e James Sherlock alla chitarra.

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Non abbiate fretta, ascoltate i Mass Gothic e se cercate qualcosa, non lo troverete forse mai, ma con questo disco avrete una bellissima pausa di puro indie pop.

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Un’ottima raccolta che presenta al mondo degli ottimi produttori, ma la cosa più importante è questa pubblicazione ci fa ascoltare la cifra stilistica di questa etichetta, che è davvero interessante ed originale, e che fa parlare a ragione di nuovo gusto italiano per l’elettronica di classe.

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Dysart ha molto chiaro quale sia il suo stile, e con la sua esperienza nei vari campi riesce a confezionare un prodotto molto ben definito e assai godibile, mettendosi sulla mappa e facendosi notare molto bene.

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Sancho & Pancho In Wonderland è una sperimentazione fatta attraverso il divertimento e la bravura di due produttori che sono fra i migliori al mondo, soprattutto nel creare un qualcosa che va oltre il ritmo e la musica, ovvero un’atmosfera ben particolare, che è poi il senso tribale della musica elettronica, moderno rito catartico.

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Non c’è nemmeno bisogno di elencare le collaborazioni passate di questo musicista fra i migliori mai venuto dalla terra di Albione, Il suo è un flauto magico, Mozart aveva in testa Chip quando compose la sua opera Il Flauto Magico, e certamente la perfezione non esiste, ma questo disco per fortuna esiste e suona divinamente.

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La ricchezza musicale di questo gruppo è molto grande, e Venture è un disco che negli anni ottanta avrebbe spopolato nelle classifiche e nelle piste da ballo.

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Come sottolinea in maniera eccellente Gideon, la techno house anni ottanta è un valore fondante per i produttori, almeno quelli pensanti, di oggi, poiché a partire dai Kraftwerk l’elettronica ha assunto una visione tecnologica che guardava solo avanti senza mai fermarsi, trasformando il bisogno tribale del ballo in qualcosa di assai più complesso, quasi una celebrazione delle macchine e del loro dominio.

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Un disco nato dal basso, e che finanzia progetti di chi non si può permettere di comprare le cose per fare musica, e tutti hanno diritto a fare musica.

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Con ogni canzone Adrian costruisce una storia, e lo fa nota su nota, suggestione su suggestione, in un crescendo di immagini, producendo una techno ambient con forti influenze house ed un tocco tribal.

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I Luluc ti parlano al cuore, e riescono nella difficile impresa di fare musica soffusa ed originale in un modo che non annoia mai l’ascoltatore.

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