New Kind of Kicks #2-Dicembre 2022

New Kind of Kicks #2-Dicembre 2022: Art, Boyracer, Bromance, Cells, Chalk, Chisel/Mess, Dalibor Cruz, Diablos Inc./Spam, Displeasure, Evil Tree, Filthscum, Flux, Juggling Jugulars, Le Pilgrim, Los Spunky’s, Mojo Menders, Power Flower, SecoSecoSeco, Shitty Life, Smacko, Star House, Stiglitz, Tramp, Theo Wise/B.H.R., Trombe, Worm Reducer.

New Kind of Kicks #2-Dicembre 2022

Io credo nel rumore
In dischi registrati in stanze chiuse, piene di fumo, polvere, rimpianti e rimorsi
Un paio di panoramici, e tre microfoni rubati, ammaccati e pieni di saliva secca.
Credo nel delirio, nell’assurdo, in tutto quello che rimane incompreso. Io credo nell’incomprensibile e nell’inaccettabile, poiché tutto quello che è alta definizione, cura del dettaglio, attenzione per il particolare è merce e la merce è sistema e il sistema è il mio nemico e lo combatto col frastuono, con l’approssimazione, con il mio lato oscuro.

Io sono, tu sei, noi siamo, voi siete RUMORE.


Art “One”, 2022-Total Peace



Se le Raincoats, anziché fare le Raincoats, avessero optato per fare le Raincoats Hardcore Punk, forse oggi non avremmo potuto mai avere queste Art.

Per fortuna le Raincoats hanno preferito fare quello che hanno fatto influenzando così altri musicisti dediti a cose anche distanti dalle Raincoats ma che, delle Raincoats, rincorrevano quei suoni secchi, dissonanti con dolcezza, quel senso di naif che, a mezzo di opportuna arte, è divenuto avanguardia.

Le Art appunto riprendono tutto questo e lo fanno correre come un treno senza freni, non dimenticando mai di essere ironiche, arrabbiate ma non fino al punto di odiare di odiare qualcuno, caso mai di prenderlo per le terga e farlo ridere di se stesso. Questo si.

5 pezzi brevi per un disco che non aggredisce ma diverte e stimola, tracciando nuove traiettorie e stimolando nuovi percorsi di ricerca. Tra il Lo-Fi, il Punk e l’altrove.



Boyracer “Magic to me”, 2022-Emotional Response


Mai avrei pensato che mi sarei preso la briga, un bel giorno, di scrivere di e su un nuovo singolo dei Boyracer.

Mai. Ma, a dire il vero, cerco sempre di pensare il meno possibile e di portare in fondo quanto mi prometto di fare, quindi:
Tornano i Boyracer con un singolo natalizio che profuma di Boyracer come solo i Boyracer sanno profumare: melodie ed atmosfere Twee come solo la Sarah Records sapeva divulgare, sporcate dal Fuzz e dal Punk dolente e malinconico come solo i Boyracer sanno suonare. Due pezzi che sono una conferma ma che sono, come sempre, sorprendenti per freschezza, impatto e risolutezza.

I Boyracer sono una delle realtà più coerenti mai esistite, sia da un punto di vista etico che sonoro: sulla scena, tra scioglimenti, avvicendamenti, periodi di buio e felicissime sortite, dai primi anni ’90 sono tra i nomi da trascriversi se si vuole comprendere un approccio, uno stile e una convinzione che va al di là della musica stessa…poi, vabbè, confesso che sono un po’di parte, però vi garantisco che, per Natale, questo è uno dei regali più belli che si possa ricevere.



Bromance “Bromance”, 2022- Seahorse Recordings, Stand Alone Complex


Dice in Italia si faccia principalmente musica d’accatto. Dice. Poi un po’ spiace quando, ogni volta, senti dire “bello questo gruppo, non sembrano neanche italiani”.

Il punto dunque è che il Rock si sa dove, forse, è stato inventato, forse, ma in fin dei conti, oramai nel 2023, si può serenamente affermare che ognuno abbia aggiunto un qualcosa alla grande storia di questa filosofia di vita: dalle sale prove polverose e senza riscaldamento, dai palchi di luoghi scalcinati ed improvvisati, dai dolori accumulati in otto ore di sgomento, ognuno di noi che abbia provato ad armeggiare il Rock ha contribuito a farne quello che è oggi, al di là della provenienza geografica e della condizione sociale; un racconto dei racconti, tanto per citare Matteo Garrone.

Anche questi Bromance da Bologna aggiungono, dice, ma a dire il vero forse inventano anche, tanto paiono consapevoli del passato e proiettati in un futuro senza tempo né schemi; sembrano un po’ i Birthday Party, cupi, Blues e disperati, ma poi citano gli Stooges e si dilettano con rumorismi e devastazioni sonore che inquinano il tutto rendendolo una poltiglia informe ritrovata per caso lungo il fiume Mississippi in una versione alternativa del 1928. Eppure siamo a Bologna, eppure, anche se i testi del disco sono in inglese, questo disco è stato discusso e deciso in italiano. Quindi basta con le frasi fatte, basta con questo senso di inferiorità e ascoltiamoci i Bromance senza mai scadere però in inutili nazionalismi: i Bromance sono si italiani, ma appartengono di diritto a quella grande terra trasversale che si chiama Rock’n’Roll e non c’è confine o amor patrio che tenga.

Questa è musica consapevole di se stessa, dei suoi limiti e delle sue virtù.

Questa è musica vera che fa di ascolto esperienza, di esperienza teoria e di teoria arte per un Ep che non presenta cedimenti, risulta compatto, ampiamente godibile e, cosa di maggior importanza, è testimonianza di un discorso personale, facilmente riconoscibile fra mille altri ascolti partiti da idee simili.


Cells “Fire on the plain”, 2022-Discontinuos Innovation Inc.


Mi fa piacere vedere come, certi nomi del Punk Rock passati a suo tempo un po’ sottotono rispetto ad altri loro coevi, oggi si riscoprano come dei profeti di un modo nuovo di intendere il suonare e l’interpretare il genere: Urinals, Rudimentary Peni, Neos e, come in questo caso specifico, Mentally Ill oggi sono tra i nomi più citati tra i riferimenti delle nuove formazioni Punk e Hardcore intorno al globo.

I Cells attingono dai Mentally Ill nel modo più coerente possibile: Hardcore qui non sta esattamente per un portare alle estreme conseguenze il concetto di velocità ma nell’acuire fino alla composizione di pezzi anti-anthemici, votati alla scarsa capacità di vendere e di interessare anche a chi certe cose non le frequenta di abitudine.



Chalk “Resentment”, 2022-Upset Conditon Tapes



Il ruolo del recensore imporrebbe un certo rigore e metro che limita, se non quando nega, la possibilità di concedersi di urlare al C-A-P-O-L-A-V-O-R-O!!!!!! come questo EP che frigge, urla, accelera, rallenta, lascia strisciate di sangue sulle pareti bianche dello stanzino, 3 metri per 3, dove è stato partorito, concepito e immortalato per sempre a testimonianza dell’urgenza di fare a fette l’industria musicale tutta.

Ma andate affanculo voi e l’alta risoluzione, i suoni puliti, la giusta e corretta equalizzazione, tutto quello che è studiato! Noise? Sludge? Punk? Hardcore? Tutto!

Tutto in un pezzo da un minuto e mezzo! Disco dell’anno?

Non esiste misura per un disco come questo! Certe cose son destinate a rimanere in eterno, incastonate nella muraglia dei C-A-P-O-L-A-V-O-R-I!!!!! Ok, ora mi rilasso, di stento le membra e, con voce ben modulata, vi dico: non fatevi tante seghe e ascoltate i Chalk, pena il divenir noiosi e scontati, affettati e finti.

Date retta che un po’ ci prendo in queste robe qua.



Chisel/Mess “Split”, 2022-Mendeku Diskak/Beach Impedimento Records



Come se l’urlare contro un muro, in vero, non servisse a nulla; urla oggi, urla domani, quel muro crollerà e non saranno le vibrazioni, l’impeto, ma le poesie d’amore scritte lungo le pareti delle fabbriche e dei veicoli ciechi dove ubriachi disperati hanno vomitato bile e speranze tradite; quelle poesie che hanno portato ad urlare contro un muro, perché dietro ad ogni urlo, se è di cuore e cervello e non di polmoni e pancia, c’è poesia.

Noi non vinceremo, perché non ci interessa vincere: non siamo calciatori quotati in borsa, non siamo manager rampanti, non siamo influencer…siamo gli sfruttati, i risarciti a mezzo voucher, i fannulloni che non credono più nella parola lavoro, siamo i volti denutriti, torturati in Libia e rifiutati in Italia; siamo gli invisibili, siamo il 39% che è la spina nel fianco dell’attuale governo, siamo zecche, siamo deviati…siamo la Storia che si muove su di una linea orizzontale.

Noi non vogliamo vincere, vogliamo solo esistere e noi esisteremo per sempre e, un giorno, a forza di urlare contro un muro, di cuore e di cervello, saremo noi ad andare avanti da soli, senza governi, confini e dogmi a dividerci. Uniti.


Dalibor Cruz “Deviance” 2022, Chicago Research


Non fate sentire questo disco alla nostrO presidente del consiglio. Non lo fate.

Un po’ il titolo-Devianza- e un po’ pure la musica: Trance-Goa-Techno con echi afro-tribali (in particolar modo nel pezzo Stricken), roba buona per rave party con più di 50 persone presenti e pratiche psicotrope-psichedeliche a rotta di collo.

L’esplorazione di nuovi mondi che da impossibili diventano possibili perché, mentre la politica legifera, vieta e impone, l’arte spiega, pratica e inventa, disegnando nuove trattorie che poi finiscono con l’intelaiare il tessuto della storia del genere umano.

Un disco fatto di rumori che fanno da controcanto a beat maniaco-ossessivi e ipnotici: tutti i mali dell’uomo moderno qui vengono esorcizzati ad arte per mezzo di arte stessa: rappresentare incubi per cancellarli dalla vita reale; quando il male viene imprigionato nella forma astratta, narrata, su tela, su pellicola, su foglio, questo smette di avere senso nel concreto e questo solo perché, grazie all’arte, questo appare per ciò che è veramente, senza veli e supponenze: un incubo, una distorsione mentale, solo una devianza…


Diablos Inc./Spam “Split”, 2022-Linea Costera Discos



Split Tape tutta argentina tra due pesi massimi dell’Egg Punk in atto presso quelle lande.

Una certa volontà di mescolare ritmiche punk con universi paralleli come il Twee di vecchi dischi della Sarah Records e lo Shitgaze di Sic Alps e Psychedelic Horseshit e che ben riesce, suonando come un universo parallelo fatto di figure opache e fuori fuoco, per i Diablos Inc che sfruttano proprio la mania Egg Punk per l’effetto vocale mesmerico e, al contempo, ironico/sarcastico e l’utilizzo smodato di pedali dal retrogusto anni ’80 proprio per creare un ponte tra ciò che è e che stiamo vivendo e tra ciò che è stato, molto probabilmente riuscendo ad inventare una possibile via per quello che sarà.


Gli Spam continuano a vivere in una versione alternativa degli anni ’90; un universo parallelo dove si pratica il Black Metal accompagnandolo con un Gameboy: suoni digitali che sostengono tessuti marci e maligni, dove non si sa se mettersi ad ululare alla luna o fare una gara di Tetris.

Ovviamente questo vale per noi che abitiamo nella parte sbagliata del multiverso e non per gli Spam che, come è oramai loro usanza, ci deliziano con due pezzi stratosferici e divertentissimi.

Chiaramente non stiamo parlando di roba per puristi, siano essi Blackester o Gamer, ma a noi i puristi non interessano affatto e quindi ci lasciamo prendere dal genio e dall’ingegno di questo gruppo di creativi argentini che, per l’ennesima volta in pochi mesi, sanno come stimolare la nostra fantasia e ogni nostro desiderio per qualcosa di diverso.


Displeasure “Vortex of Shit”, 2022



Già un po’ il nome, già un po’ il titolo dell’EP, aggiungiamoci poi un gusto un po’ kitsch (ma di quello buono) nel mescolare Anarcho Punk digitale alla Special Interest ad accenni Crust e fraseggi Gothic Rock: un EP che è il sogno di chiunque nel Punk Rock individui una via di fuga dall’asfissiante norma, dal delirio della routine.

I Displeasure ci portano a spasso, non tenendoci per mano ma tirandoci per il collo, attraverso mondi liberati e libertari, spezzando le nostre catene fatte di abitudini ed orari; per fare questo, anzitutto, ci ricoprono di un rumore derivato dalla frizione tra elementi apparentemente antitetici: generi e sottogeneri che raramente si parlano fra loro ma se, come in questo caso, opportunamente messi in connessione, generano meraviglie di innovazione rendendo la musica, nuovamente, un mezzo di dialogo credibile e completamente contemporaneo.

Non si può parlare di società riformate se prima non si riforma il proprio suono.

Questo intanto è un fatto, il resto poi, speriamo, verrà da sé.


Evil Tree “Moon Maniac”, 2022


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Drew Owen continua a nutrire la sua fascinazione per il Metal dei primi Venom e Possessed (ma anche di quei delinquenti brasiliani che si facevan chiamare Sarcofago) e, dopo quel portento di disco licenziato come DD Deth ed una collaborazione coi Total Death, si butta in questi Evil Tree: Thrash Metal affogato nel Lo-Fi e padre indiscusso del primo Black Metal nordico, tanto è maligno, cinico e anti-sociale.

Pezzi epici corredati da a-soli e altre chincaglierie rubate qua e là da vecchi dischi anni ’80, registrati in cantina, con due soldi e il demonio nel cuore. Dopo averci regalato uno dei dischi più belli del 2022 come Sick Thoughts, quel “Heaven Is No Fun” che, pur mantenendosi Budget Rock, continuava a tradire un certo amore per l’immaginario Metal, Drew ci regala un’altra perla di ottima scrittura che, nel voler tributare un genere ne ridisegna i confini e le volontà.

Malefico e sporco.


Filthscum “Nasekafi em Kafistöbli”, 2022


Credo venga dal cantone tedesco ‘sto teppista che, come uno spettro, s’aggira per l’Europa in bicicletta (teppista, certo, ma ecosostenibile) e con una molotov stretta in pugno.

Ci propone un Crust Grind con rimandi ai Bolt Thrower e al Black Metal più zozzo che mai. Eppure qualcosa non mi torna e non mi torna in senso positivo, e cioè mi pare proprio che questo teppista crei dove parrebbe esser già stato tutto creato e, nel fare questo, inventa: mai banale, stimolante nella violenza, propositivo in mezzo ad una giungla di toni cupi e ritmiche a elicottero.

L’ascolto mi prende e mi imprigiona a sé, e non riesco a divincolarmi, ecco cosa non mi tornava: a me in genere questa roba non piace, ma questo tizio me la fa piacere e neanche poco: è vivace e verace, la chitarra si propone in soluzioni interessantissime e il cantato mi sa parecchio di Infest (il che non guasta mai).

Se vi piace il Metal questo ascolto vi piacerà, se non vi piace il Metal vedete di iniziare ad apprezzarlo che ci perdete di più a fare i puristi che a lasciarvi trascinare da questo tornado di schiaffi, molotov e pezzi di vetrine che vanno in frantumi.


Flux “Demo 22”, 2022



Vengono dall’Indonesia e non fanno prigionieri.

Una banda di pirati solca mari di rumore e si spingesping oltre il muro del suono: un massiccio attacco all’apparato uditivo che sfonda i padiglioni auricolari e penetra fin dentro la corteccia del cervella, qui si apposta e sventola il Jolly Roger della perdizione eterna.

Hardcore Old School suonato Power Violence registrato in uno scantinato e che, da uno scantinato, si sprigiona violento sul resto del mondo; non fargli da megafono per me è come un crimine. Ascoltateli, capiteli, diffondeteli, facciamoli espandere a macchia d’olio.

Se lo meritano.


Juggling Jugulars “Who’s Talking?”, 2022-Tranzophobia



I Juggling Jugulars, dalla Finlandia, sono in giro già da un po’ di anni; vi basti sapere che, la prima volta che li ho sentiti nominare, io avevo ancora i capelli.

In tutto questo tempo i JJ di tempo non ne hanno perso davvero: hanno assimilato in sé i vari linguaggi adottati nel romanzo universale del Punk e ce li restituiscono in un racconto, a questo giro breve dato che parliamo di un 7”, che risulta coerente nella sua eterogenea: dal Hardcore punk feroce dell’iniziale “Filter”, passando per l’Oi! di “Just Another Band”, l’Anarcho Punk molto melodico, un po’ sullo stile degli A.P.P.L.E., in “Never Coming Back e concludere con l’enfatico Punk ’77 di “New Song” dove sembrano riesumare certe avventure crepuscolari di Adverts e Damned.

I Juggling Jugulars sono una certezza che, in tutti questi anni, non ha mai negato il piacere dell’ascolto (come anche della riflessione: i JJ sono un gruppo politicizzatissimo) negando il comodo appiglio della ripetizione di se stessi. Una garanzia non essendo una garanzia: nel Punk si usa far così di solito.


Le Pilgrim “Démo”,2022



Avete presenti i Dead Kennedys con un po’ di No Wave e l’aggiunta di un sassofono che sa tipo di quei dischi di Fausto Papetti che vi piacciono tanto perché ci son le donne nude in copertina?

Ecco qui il tutto è uno e Trino e a me viene solo da dire “Geni! Geni! Geni!” gli pagherei una bevuta a testa se solo vivessero ad una distanza accettabile da qui; ma purtroppo son di Buffalo e non posso che augurargli di fare strada, vendere dischi a bizzeffe e sperare che vengano prima o poi in Italia a rallegrare almeno un giorno della mia vita futura vita.

I Le Pilgrim son davvero uno di quei gruppi che ti risolvono la giornata poiché presentano quei tre punti focali necessari ad ogni gruppo punk, degno di questo nome, per risultare geniale: rabbia, ironia, fantasia e nient’altro.



Los Spunky’s “Amor del Chino”, 2022- Go Bo Records



“Ma sanno suonare o non sanno suonare?

Ci sono o ci fanno? Questo caos generato da una chitarra pulitissima e dalle ritmiche serrate e da una contrapposizione continua fra due voci, è genio o solo burla?” io son dell’opinione che, senza ombra di dubbio, qui ci si diverte fino al punto di rimanere ipnotizzati: può essere pure che sia genio ma, nel caso fosse burla, ci vedrei ben poco di male?

Mai potrei dirmi più felice dell’esser preso per il culo in modo così creativo. Captain Beefheart che suona i Ramones e i Moldy Peaches intenti a coverizzare i Black Flag, meglio di così non saprei come descrivervi questi quattro pezzi fenomenali e per niente tenuti a bada dal metro ingrato del buon senso.

Lasciate stare le domande e iniziate ad assaggiare questa ricetta per il caos. Ne uscirete a pezzi ma felici.


Mojo Menders “Newspapers are for Geeks”, 2022



Come si fa a fare un disco di Rock n’Roll che sia credibile nel 2022? Si cerca, anzitutto, di fare un disco di Rock n’Roll che avrebbe potuto essere credibile nella metà degli anni ’60: Garage Rock, un po’ di Beat, qualche momento Stomp e qualche sortita un po’ Surf.

Si cercherà in tutti i modi farlo suonare come se fosse davvero un disco di quel periodo: strumentazione a senso, reiterati ascolti d’epoca a tema per l’ispirazione e lo studio delle armonie e melodie e, una volta in studio, si andrà alla ricerca di sonorità con chiari richiami a quell’epoca gloriosa.

Il risultato sarà, vuoi il passaggio da analogico a digitale, vuoi il fatto che puoi comprarti tutti gli strumenti e ampli d’epoca ma comunque hai 50 anni in più di ascolti sulle spalle e vuoi pure che, comunque, amare Sonics/Kingsmen/Wailers e le raccolte di Nuggets-Pebbles/Back from the Grave è un conto, ma essere quei dischi è decisamente un altro, che alla fine non suonerai assolutamente come un Rock’n’Roll di metà anni ’60 ma sarai riuscito a portare un genere, uno stile e un approccio direttamente nel 2022 senza farlo suonare banale o risentito.

I richiami son certo chiari, ma lo svolgimento è tutt’altro che di maniera: 9 canzoni stupende, fresche, vivaci per questo bel gruppetto finlandese che, senza volere, può fare riaccendere vecchi amori sopiti e dare la spinta per balli frenetici anche nel 2022, ma pure nel 2023, e speriamo anche nel 2024 fino alla fine della società occidentale: bello sarebbe concederci un ballo sulle macerie di un mondo concluso al suono dei Mojo Menders.


Power Flower “Anarchy Now or Fuck Off”, 2022



Cosa posso mai scrivere di questo Rock n’Roll sintetico restituito al popolo in questo pezzo di caos e vetri rotti?

Forse sarebbe meglio tacere, non dire, non pensare, non scrivere ed invitare chi legge solo a farsi prendere per mano, lasciarsi guidare in un caos sovrumano: Garage Punk suonato come se fosse Gore Grind, tastiere naif alla Gee Tee affogate in un trip da L.S.D.


Passamontagna per celare volti dediti alla delinquenza per amore ed all’esproprio per necessità. Nell’Ungheria del sovranista Orbán mi piace pensare ai Power Flower come una spina nel fianco dell’intero sistema giuridico-esecutivo del paese: i Power Flower invertono simboli cari al potere, come fiori, arcobaleni e gattini, per smascherarne la natura ipocrita e mendace dell’intero apparato oppressivo.

C’è un qualcosa di libertario in tutto questo, qualcosa che sopravvive alle oppressioni, ai divieti e alle censure; un qualcosa che non è concreto ma è ideale e che, per quanto i PF lo sporchino con la loro perdizione e maleducazione, sopravvive ad ogni basso esercizio di abuso dall’alto.

Fossi in voi me ne innamorerei (io lo son già, perdutamente, dal primo singolo dell’anno scorso)


SecoSecoSeco “Rr con Rr b/e Lata”, 2022



Uno pensa: “è mai possibile unire i Suicide al Punk Rock al Post Punk alle atmosfere esotiche dai forti contorni tropicali?”

e nel mentre ci si pensa ci si rende conto che pensare è stupido; meglio sarebbe non chiedere, cercare di non capire, non indagare, semplicemente lasciar fare tutto alle terminazioni nervose; lasciarsi guidare solo dalle sensazioni e fare si che il nastro scorra, i solchi vengano scandagliati dalla puntina, che il player digitale faccia il suo mestiere… i SecoSecoSeco riescono perfettamente in quanto enunciato all’inizio e ci riescono con una naturalezza ed una sintesi che hanno dell’incredibile.

Ma incredibile non è: tanto spontanee, tanto naturali sin questi due pezzi che verrebbe da pensare solo che quanto stiamo ascoltando sia quello per cui, questo gruppo di Alicante, sia nato e cresciuto: nessun artificio, nessuna forzatura.

Pura arte ed immaginazione.


Shitty Life “Limits to Growth”, 2022- 11 PM Records/Budget Living/Lo-Fi Lo-Life



Dite un po’ cosa vi pare, chiamatemi sentimentale, ma a me il Chitarrino Power Punk degli Shitty Life è mancato da morire: 4 anni senza roba nuova, ma pur comunque spesi bene tra nuovi gruppi satellite (Dadar, Plag, Mambo Kids, Sloi…), senza questo Punk Hardcore dalle trame Garage, con un piglio Power Violence, con la voce urlata e in perenne contrasto con quella chitarra pulita che, sin dall’inizio, da carattere e distingue il gruppo di Parma sia da chi fa Hardcore che da chi fa Punk Rock.

Nella loro semplicità, un gruppo geniale, sempre sospeso tra violenza gratuita, ironia intelligente e una riscrittura in chiave KBD delle nuove tendenze underground.

Senza darsi troppo pena, senza alterare il loro approccio spontaneo alla materia musicale trattata, gli Shitty Life hanno trovato il sistema per rimanere eterni e inattaccabili dai cambiamenti in corso d’opera nell’underground. Un EP che tiene svegli, che sa sempre come mantenere viva l’attenzione: durata minima dettata dal buon senso e una grande capacità di arrangiamento e senso della misura: questo Ep non ha bisogno di un secondo in più o in meno, è perfetto così com’è, come perfetto era tutto quello che lo ha preceduto.

Fa piacere vedere che in quattro anni i nostri non si siano arrugginiti ma, anzi, abbiano continuato a centrare il punto esatto che, dal cerebro, stimola scosse elettriche a tutto il corpo.

Li ascolto e vado a fuoco.


Smacko “Mr Indifferent”, 2022


La cosa che mi piace di più in un gruppo come gli Smacko e che fanno di tutto per non piacermi e, per fare ciò, attingono da tutti quei gruppi che, nel non voler piacere a nessuno, finiscono sempre col piacermi in maniera esagerata: I Fall di Grotesque, gli Half Japanese, i primi Screaming Mee Mees, un po’ pure gli Urinals.

Suoni che se ne vanno a zonzo incontrollati ed incontrollabili, un cantato che pare buttato lì a caso, un’estetica da cantina, scaffali ripieni di dischi il cui unico filo conduttore è il suono Lo-Fi (hardcore, punk rock, blues, jazz, indie rock da cameretta, Thrash Metal di serie B, che differenza fa?) e dissonanze ricavate da armonie scontrose e giocose allo stesso tempo: fanno di tutto per non piacerti, appunto, ma alla fine ti piacciono talmente che ti ci affezioni al punto che quasi quasi un gruppo così lo faresti anche tu; ci provi e ci riprovo e ti rendi conto di quanto fare di tutto per non piacere sia più difficile d’ogni piaggeria, zuccherini, sconti all’ingresso e omaggi alle signore di tutto questo pianeta di ruffiani e lustra piastrelle con la lingua.


Star House “Constant Contact”, 2022-Rotten Apple



Steven Peffer è un Punk con la passione per il Post Punk e, detto in parole povere, è uno che ama suonare Post Punk sullo stile dei Joy Division di Closer come se fosse Punk Rock: armonie decadenti e tetre proposte con piglio deciso e furibondo.

Ecco che quindi il Kraut Rock di Neu! e Cluster, stando alla base sia del Punk Rock che del Post Punk, di riaffaccia prepotente sull’intero scenario e da un senso finito alla commistione.

Si inizia da un periodo a cavallo tra i ’70 e gli ’80 e ci si accorge, come d’improvviso, che in realtà la macchina del tempo ci ha lasciato tra i ’60 e i ’70; queste cose potrebbero succedere solo se si leggesse un romanzo come “Strade Morte” di William S. Burroughs o se ci si trovasse a suonare a Cleveland, come gli Star House, nel 2022.

Con l’arte si può viaggiare nel tempo e non sentirsi mai vecchi perché ci si può rendere conto di come lo sviluppo del tempo sia orizzontale e non lineare; esattamente come questi splendidi brani strumentali: un incedere tenuto sempre al guinzaglio da una volontà di rappresentazione che non concede fughe solististiche o la banalità di un crescendo. Il Punk Rock sta aumentando le sue dimensioni e sta inghiottendo l’underground.

Facciamocene una ragione.


Stiglitz “Déjà Vu”, 2022-Flamingo Records


Sarà che son pelato ma è un mese che l’Oi! mi perseguita; me lo ritrovo in ogni dove, in ogni quando e in ogni come.

Il fatto è che sto passando un periodaccio sul lavoro e nulla riesce a parlarmi meglio di quella vecchia, ma sempreverde, poetica di strada, cantiere, piazza e denuncia che questo genere da sempre propone.

Non mi passano certo inosservati questi Stiglitz, veri Skinhead figli dei Klasse Kriminale.

Pezzi come “C’è solo quello” “Braghe di tela” ti curano le ferite, ti rimettono in carreggiata e ti fanno capire che essere ancora capaci di alzarsi la mattina, tuffarsi nella lotta quotidiana e tornare a casa a stanchi e sfiancati, non è una semplice routine, ma è un racconto fatto di romanticismo, tragedia greca e epicità dal basso; un modo per elevarsi dalla mediocrità e riuscire ancora a sognare in una realtà che suggerisce solo incubi.

Per il resto si può solo aggiungere che questa è roba fatta con scienza, criterio, senso della misura: quattro pezzi, quattro inni da imparare e cantare con inesauribile convinzione.

Gruppi così esistono per questo e io non posso essergli che grato.


Tramp “She’s Fast/Bleed”, 2022-Surfin’Ki


Punk Rock sessualmente promiscuo e poli-amoroso. Coretti alla Stones, leziosità Glam Rock nel cantato, chitarre che sculettano lungo Main Street e mid tempo: non si corre qui e non lo si fa proprio per lasciar godere chi ascolta di fronte a pennate energiche su corde di chitarra arcobaleno e melodie scherzose per quanto erotiche.

Sono solo due pezzi, purtroppo, ma son pochi minuti spesi bene: poche note in una festa di carnevale dove ognuno si veste della sua vera identità e non cercando di camuffare la propria identità in modo eccentrico
“siamo tutti eccentrici nel profondo” ognuno ricco di particolari che lo distinguono, ognuno unico ed irripetibile. Questo il messaggio che arriva da questo umile capolavoro; umile perché non ha pretese, capolavoro perché spontaneo, vero, irresistibile.

Toglietevi di dosso quegli stupidi costumi da esseri umani e lasciatevi guidare da questo piccolo pezzo di plastica…i Tramp sanno dove portarvi e come farvi godere di voi stessi.


Theo Wise/B.H.R. “Split”, 2022-Painter Tapes/Spya Sola Records


Theo fa carriera e son contento di aver, un minimo contribuito a questo sio percorso. Qui ci lascia due pezzi bellissimi, sempre capaci di rendere Punk il cantautorato e autoriale il punk.

Come sempre vena scanzonata e picaresca, pezzi dai testi assurdamente veritieri ed ispirati e una grande predisposizione alle melodie indimenticabili.

Solo due pezzi che vi faranno cantare per ore mentre riflettete sui fatti vostri, aspettate il tram e incrociate lo sguardo con milioni di passanti; nel mezzo scorre la vita e Theo sa come musicarla, cantarla e ballarla. Seguite il ritmo, restate sul pezzo, magari stavolta, davvero, ne uscirete migliori.
I B.H.R., di par loro, sputano con impeto punk in odore di indie-tronica anni ’00…che poi non ho mai capito cosa fosse l’Indie-tronica eccetto che andasse di moda negli anni ’00; per quanto questa sia rimasta intrappolata in quegli anni, i B.H.R. sanno riprenderla, darle dignità da musica di frontiera, darle una spinta più vissuta e inquinarla con creatività che puzza di Punk Rock lontano un miglio.

Anche qui due pezzi, anche qui due hit scritte da mani espertissimo. Il disco del periodo natalizio che fa dimenticare tutte le tristezze, le brutture e il consumismo insulso caratteristico del periodo natalizio.


Trombe “Cheval Rodéo”, 2022-Urticaria Records



Mica tutto può essere come vi pare e cioè che debba suonare tipo come un qualcosa a voi familiare di modo che questo riesca a rasserenare le signorie vostre mentre che state appollaiate sul divano a ragionar di bei giorni andati al macero e vecchi ricordi e dischi che non se ne fanno più come una volta e il fatto, in fondo, è che NON SE NE FANNO PIÙ PERCHÉ SON GIÀ STATI FATTI e quindi magari giunto è il momento di guardare altrove verso un altro come, un altro dove e un altro quando concedetevi quindi il dolce tormento di un qualcosa che non vi parli ma parli solo per se stesso, tra fraseggi inesistenti, decostruzione della decostruzione stessa e deterioramento di carni e pensieri. Free Jazz? Non lo so ma chi se ne frega?

Occorre esporsi, farsi male, perdersi nelle libirintiche stanze bianche, senza porte e senza finestre, costruite dal sax alla John Zorn e dal percussionismo claudicante e monco di un piede dei Trombe. Occorre perché se no vai a sapere te come si diventa noiosi altrimenti.


Worm Reducer “Born Bored Boring”, 2022



Una violenza a basse frequenze si abbatte impietosa su stolide masse intente a comprare quintali di merce che, in ultima istanza, non serve a niente.

Punk si direbbe, ma punk aperto a nuovi orizzonti, nuove pratiche e nuove scoperte. I confini dei Worm Reducer son stati disegnati, anni or sono, da gruppi quali i Minutemen, i NoMeansNo…gruppi che, ad ogni modo, confini non hanno mai veramente avuto; i Worm Reducer raccolgono il testimone e portano avanti, ragionano oltre, vedono attraverso. Batteria, basso, voce catarrosa e un synth occasionale (ma che tende immortale Interesting, uno dei migliori numeri del singolo) per sei canzoni che, come nelle prove precedenti, portano avanti un discorso coerente e, con pochi mezzi, ben argomentato.

Un duo intorno al quale non c’è hype e, appunto per questo, meglio prendere la palla al balzo e dare un ascolto: son quelle canzoni che lì per lì paiono quasi ostili, poi dopo un po’ ci si rende conto di aver sviluppato un certo affetto che poi si tramuta in vera e propria dipendenza: a me è successo così, con loro, più di un anno fa e sono un tossico di Worm Reducer più che soddisfatto

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Luca Ottonelli

Luca Ottonelli. E’ nato a Genova nel 1969 e ho completato i primi studi artistici avendo come maestro di Figura G. Fasce.