The Cosmic Dead – Beyond the beyond – recensione

The Cosmic Dead, band

Una massa informe e viscerale di energia space rock alimentata da vibrazioni celesti: così definiscono il proprio sound i Cosmic Dead, quartetto britannico di stanza a Glasgow attivo da tre lustri, in un percorso che, nonostante diversi cambi di line up, non ha mai difettato in ispirazione e prolificità, tra dischi in studio, dal vivo e collaborazioni con altre band.

L’ensemble scozzese (che oggi schiera in formazione Omar Aborida al basso e chitarre, Tommy Duffin alla batteria, Calum Calderwood al fiddle e Luigi Pasquini ai synth, tutti e quattro accomunati dall’uso del wah) è giunto quest’anno a pubblicare il suo decimo Lp complessivo, uscito sulla benemerita label italiana Heavy Psych Sounds, “Beyond the beyond“, portato in giro in un tour che, recentemente, ha toccato anche l’Italia.

Registrato ai Dystopia Recording Studio di Glasgow, il materiale forgiato dai quattro Cosmicians è rovente magma sonico che si ramifica tra krautrock, space/kosmische e heavy/psych rock nei quattro brani dell’Lp, irrompendo nei sensi dell’ascoltatore con un poderoso wall of sound che pervade i solchi di flussi lisergici.

Il raga iniziale dei primi minuti dell’opener “Furthur” è solo il preludio a una lunga cavalcata ipnotica space/psych dai ritmi sostenuti che aumentano i giri col passare dei minuti, e vocals urlate in loop come un mantra ossessivo; la strumentale “Stronger” è un viaggio sensoriale dai suoni saturi che fluttuano nello spazio; “Aurora” (altro brano strumentale) ha un incedere tribale ed è caratterizato da atmosfere “desertiche” – che, in parte, si riverberano anche nella conclusiva “Aether“, che nella seconda parte del brano deflagra alla maniera dei Vibravoid – che possono ricordare i compagni di scuderia Yawning Man.

“Beyond the beyond” è un trip interstellare di quaranta minuti che, tra trame soniche reiterate e spie dei volumi sempre in rosso, crea splendidi cortocircuiti.

TRACKLIST

1. Further
2. Stronger
3. Aurora
4. Aether

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