Good and bad news travel fast

Notizie, aggiornamenti e curiosità dal mondo della musica e della cultura underground. Good and bad news travel fast è la sezione news di In Your Eyes Ezine.

I Bad Brains pubblicano le loro prime registrazioni

I Bad Brains pubblicano le loro prime registrazioni

Le leggende dell’hardcore punk statunitense Bad Brains saranno oggetto di una uscita discografica che riguarderà le loro prime registrazioni in studio. L’operazione è stata curata da Trust records che, il prossimo 6 novembre, darà alle stampe “Are You Ready: The First Studio Recording (Inner Ear – March 1979)“. Per decenni, i nastri di queste incisioni erano circolati, in maniera sotterranea, tra gli appassionati di punk rock e i fan del combo di Washington D.C. (uno dei primi esempi di crossover multiculturale: quattro musicisti di etnia afroamericana, partiti nel 1977 come band jazz-fusion chiamata Mind Power, che in seguito hanno cambiato totalmente direzione musicale, abbracciando il ciclone hardcore punk, suonandone una versione furiosa e feroce, in particolare nei primi tre Lp: l’omonimo, “Rock for light” e “I against I“, e poi contaminando il proprio sound con elementi di rastafarianesimo reggae, dub, funk, soul, metal e hip hop) e oggi, a quasi mezzo secolo di distanza, queste sessions vedranno la luce in maniera ufficiale. Con la supervisione di Ian MacKaye in sede di rimasterizzazione e Pete Lyman al mastering, “Are you ready” presenta sei brani (tra cui la primissima versione del classico “Pay to cum!“) registrati dai Bad Brains, in una sola, febbrile ora di tempo, agli Inner Ear Studios, in Virginia, nel marzo 1979, e pertanto costituiscono un documento di eccezionale testimonianza sul primo materiale del gruppo (all’epoca agli albori della sua parabola musicale, e già formato dalla line up classica con Darryl Jenifer al basso, “Dr. Know” alla chitarra, Paul “H.R.” Hudson alla chitarra e voce, Earl Hudson alla batteria) inciso su nastro. Lo storico bassista della band, Darryl Jenifer, ha creato l’artwork con incisione sul lato B vinilico che riproduce una sua opera d’arte, oltre alle note di copertina di Alec MacKaye e inserti fronte-retro con immagini rare provenienti dall’archivio dei Bad Brains. La release ufficiale sarà celebrata a Washington D.C., con due eventi speciali presso la Martin Luther King Jr. Memorial Library: il 5 novembre ci sarà un incontro e conversazione tra Darryl Jenifer e Ian MacKaye, e dal giorno successivo – fino al 22 novembre  -ci sarà anche l’inaugurazione di una mostra d’archivio dedicata ai Bad Brains. Di seguito, ecco artwork e tracklist di “Are You Ready: The First Studio Recording (Inner Ear – March 1979)“. 1. Jammin’ at the Atlantis 2. Pay to Cum 3. Don’t Bother Me 4. Black Dots 5. Migraine 6. Send No Flowers

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E’ morto Cheetah Chrome

E’ morto Cheetah Chrome

Un altro orrendo avvenimento ha colpito la comunità mondiale del rock ‘n’ roll. Nella giornata di ieri, a 71 anni, ci ha infatti lasciati anche Cheetah Chrome, chitarrista statunitense, nonché uno dei principali protagonisti e fautori della nascita e dello sviluppo del punk rock. Nato il 18 febbraio 1955 come Eugene Richard O’Connor, e originario di Cleveland (Ohio) nel 1974 si unì alla band proto-punk dei Rocket from the Tombs, che nella line up “classica”, oltre a O’Connor, annoverava anche David Thomas (in seguito frontman e mente creativa dei Pere Ubu) Peter Laughner e Johnny Madanski, che in seguito avrebbe ritrovato O’Connor in altre avventure musicali con lo stage name “Johnny Blitz“. Dopo lo scioglimento dei RFTT (avvenuto nel 1975, senza registrare materiale in studio) O’Connor, insieme a Madanski, iniziò a suonare con il vulcanico frontman Stiv Bators, col quale formarono un gruppo chiamato inizialmente Frankenstein, che successivamente cambiò il moniker in Dead Boys, combo che inasprì e velocizzò ulteriormente il proprio sound, rendendolo tecnicamente spartano, ma incendiario a livello emotivo, gettando le basi per un ritorno del rock ‘n’ roll a una dimensione più umana, verace e stradaiola, in un nuovo e frenetico movimento underground di idee e attitudine aggressiva e senza compromessi che sarebbe stato ribattezzato “punk rock”. Iniziando a frequentare New York e bazzicare un piccolo club sulla Bowery, il CBGB, Eugene, ribattezzatosi “Cheetah Chrome”, con la sua chitarra infuocata (e insieme ad altri gruppi dalla visione sonica affine come Ramones, Wayne/Jayne County and the Electric Chairs, Dictators, Richard Hell and the Voidoids e Johnny Thunders and the Heartbreakers) nella prima metà dei Seventies tenne musicalmente a battesimo un terremoto sonoro/etico/concettuale, quello del punk, che di lì a breve esploso su scala mondiale, trovando terreno fertilissimo soprattutto in Inghilterra e in UK. Coi Dead Boys, Chrome registrò, nel 1977, il seminale album di debutto “Young, loud and snotty”, uno di quei dischi che ha definito l’essenza del punk rock (col trascinante anthem “Sonic reducer” assurto a brano più rappresentativo del gruppo e uno degli inni generazionali più energici e noti del punk tutto) costruendo la reputazione dell’ensemble come live act esplosivo, nichilista e provocatorio (contraddistinto dalla carismatica presenza di un animale da palcoscenico come Bators e dai suoni abrasivi e scoppiettanti della chitarra di Cheetah, personaggio magnetico anche fuori dal palco) e settando gli standard più caratteristici del genere: brani di brevissima durata, tre accordi, niente assoli né virtuosismi tecnici, semplicità sonora (nella visione democratica e paritaria secondo cui chiunque potesse aspirare a suonare e fare musica, senza dover necessariamente studiare in conservatorio o concepire la musica come esclusivo vezzo riservato a gente benestante e altolocata) non risparmiarsi e suonare con energia dirompente anche di fronte a un pubblico di pochissime persone, look riconoscibile, presenza scenica, recupero dell’energia primordiale del rock ‘n’ roll e di una percezione più umile e terrena della figura del musicista, l’agire per sottrazione eliminando tutto il superfluo e i barocchismi dall’impalcatura del rock mainstream istituzionalizzato, troppo incline al divismo e allo star system che aveva reso le “superstar” musicali assimilabili a icone patinate divinizzate. Dopo l’uscita di un secondo long playing nel 1978, “We have come for your children“, realizzato dopo un travagliato processo di registrazione e tensioni, il gruppo si sciolse, per poi riformarsi a più riprese nel nuovo millennio (senza Stiv Bators, prematuramente scomparso nel 1990) arrivando a re-incidere il disco d’esordio nel 2017, “Still Snotty: Young, Loud and Snotty at 40” per celebrarne il suo quarantennale. Dopo varie collaborazioni (Nico, Ronnie Spector, GG Allin, Jeff Dahl, Shotgun Rationale, Sonny Vincent, Batusis) un Ep omonimo coi suoi Ghetto Dogs, nel 2003 riformò i Rocket from the Tombs dopo l’uscita della compilation dal vivo “The Day the Earth Met the Rocket from the Tombs“, suonando per alcuni anni in tour, registrando nel 2004, i pezzi dei Seventies riarrangiati e confluiti in “Rocket redux“, e nel 2011 il disco di inediti “Barfly“. Nel 2010 era uscita la sua autobiografia, “Cheetah Chrome: A Dead Boy’s Tale from the Front Lines of Punk Rock“, e nel 2013 prese parte, con un cameo, al biographical drama “CBGB“. Nel 2014 pubblicò un full length solista intitolato “Solo“. Coi Dead Boys stava pianificando il tour per il cinquantennale di “Young, loud and snotty”.

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E' morto Maurizio Curadi

E’ morto Maurizio Curadi

Un’altra tremenda notizia arriva a funestare questo 2026 in tema di dipartite musicali. Qualche giorno fa, purtroppo, ci ha lasciati, a 61 anni, anche Maurizio Curadi, chitarrista e figura chiave della scena neopsichedelica italiana. Toscano, nato nel 1964, chitarrista autodidatta partito dall’amore per il blues e il rock ‘n’ roll (tra i suoi musicisti preferiti annoverava Leo Brouwer, Keith Rowe, John Lee Hooker, Steve Reich, John Fahey e La Monte Young) negli anni aveva trasformato la passione per la chitarra in un laboratorio di sperimentazione, sviluppando tecniche personali e fuori dagli schemi, dando vita a una musica intensa, subliminale e visionaria, eludendo le regole dei generi, pur senza perdere il legame con la tradizione e le proprie radici. Dopo gli inizi garage punk coi pisani Useless Boys (con cui registrò il full length “Dream’s dust factory“) e una breve militanza negli acid/psych rockers Birdmen of Alkatraz (coi quali registrò l’Ep “Glidin’ off“, prima di lasciare) nel 1986 aveva fondato gli Steeplejack, una delle band e realtà più singolari dell’underground italiano, fondendo il garage rock con la psichedelia e il gusto per l’improvvisazione, incidendo l’Lp “Pow wow” (al quale fece seguito, nel 2014, “Dream market radio“) e diventando uno dei protagonisti della stagione della neopsichedelia e del Sixties revival (periodo musicale-storico poi immortalato da Roberto Calabrò nell’imponente libro “Eighties colours“). Figura di culto dell’universo underground italiano, è rimasto sempre ai margini dei grandi circuiti musicali, libero di continuare a esplorare le possibilità della chitarra. Con l’avvio della sua parabola solista, Curadi dimostrò di essere un artista capace di costruirsi un percorso che andava oltre i confini dei singoli generi musicali, facendo convivere, nei set elettro-acustici, i suoni viscerali del blues più primitivo con l’improvvisazione di sonorità astratte e non convenzionali. Tra i suoi lavori più recenti, c’è stato l’album “Phonorama“, uscito su Area Pirata.

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Buzzcocks, in arrivo un libro nel 2027

Buzzcocks, in arrivo un libro nel 2027

E’ prevista, per il 2027, l’uscita di un nuovo libro sulla leggendaria punk band inglese dei Buzzcocks, intitolato “Buzzcocks: A People’s History“, che sarà edito da Spenwood Books. Realizzato insieme a Ian Templeton, il volume celebrerà i cinquanta anni di percorso dell’iconico gruppo di Manchester (che quest’anno ha pubblicato il suo ultimo studio album, “Attitude adjustment“) attraverso una prospettiva differente, quella di oltre 400 testimonianze raccolte tra amici, collaboratori e i fan della band, che diventeranno i co-protagonisti della storia, raccontando l’amore per i Buzzcocks attraverso parole, ricordi, sensazioni e aneddoti. A tal proposito, è stato anche diffuso un indirizzo email – buzzcocksbook@gmail.com – dove verranno convogliati e selezionati i messaggi degli estimatori dell’ensemble mancuniano, che contribuiranno alla riuscita del libro. L’iniziativa, secondo Steve Diggle (unico membro ancora attivo della formazione storica dei Buzzcocks, che nel 2018 ha dovuto fare i conti con la scomparsa del chitarrista/frontman e membro fondatore Pete Shelley) è stata caldeggiata dallo stesso combo, curioso di leggere gli scritti dei fan riguardo alle emozioni provate nel vedere i Buzzcocks dal vivo in concerto, le connessioni che legano una persona a una determinata canzone del gruppo, e altre storie collegate alla parabola dei nostri, tra le primissime formazioni a emergere dal ciclone della scena punk albionica, nonché tra le prime in assoluto ad avere ufficialmente sdoganato, con l’Ep “Spiral scratch“, il concetto di Do-It-Yourself applicato all’autoproduzione musicale, segnando l’inizio della stagione delle etichette discografiche indipendenti, che pubblicavano il materiale delle band in autonomia, con una logica slegata dai meccanismi delle grandi major dell’industria musicale.

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Nasce il supergruppo Gatta Morta, condiviso un Ep

Nasce il supergruppo Gatta Morta, condiviso un Ep

Il 4 agosto, a sorpresa, è stata ufficialmente annunciata la formazione di una nuova band, i Gatta Morta, che hanno già pubblicato un Ep, intitolato “Burn witch burn“, attraverso la Amphetamine Reptile Records. Dietro al nome ambiguo e bizzarro di questo moniker si cela, in realtà, una vera e propria mashup band formata da diversi protagonisti dell’alternative/noise rock statunitense e mondiale: Buzz Osborne, chitarrista e anima dei Melvins, JD Pinkus, bassista dei Butthole Surfers (nonché ex membro collaboratore degli stessi Melvins) il batterista Coady Willis (già in Murder City Devils e Big Business, e anch’egli da tempo amico della band di “King Buzzo“) e Clinton Jacob dei Mr. Phylzzz alla chitarra e voce. L’idea di mettere in piedi un nuovo progetto heavy rock è venuta a Osborne lo scorso anno in tournée, trovando l’entusiasmo anche di Pinkus, elettrizzato dalla prospettiva di tornare a collaborare con persone dagli stili musicali complementari, partendo da zero, coinvolgendo Jacobs (che aveva condiviso alcuni concerti con Osborne, e che aveva anche suonato la chitarra in un brano dei Mr. Phylzzz) e Willis – che ha definito la proposta dell’ensemble come “una guerra psichedelica asimmetrica combattuta in nome del romanticismo” – promettendo di sfornare nuovo incendiario materiale in futuro, con un sound che si richiama chiaramente al passato dei quattro musicisti, ma allo stesso tempo deciso ad aprirsi verso nuovi territori sonori. Di seguito, artwork (realizzato da HAZE XXL) tracklist dell’Ep e streaming del brano “Black Hall“. 1. Taco Bellboy 2. Victims of the Universe 3. Black Hall 4. Clear Smoke  

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Fleshtones, in autunno sette date in Italia

Fleshtones, in autunno sette date in Italia

I Fleshtones, veterani garage rockers newyorchesi, da sempre capitanati dal frontman Peter Zaremba e dall’infuocata chitarra di Keith Streng, quest’anno festeggiano il cinquantesimo anno del proprio percorso e, per rendere omaggio a questa imponente ricorrenza, tornano a suonare in un tour celebrativo mondiale che, in autunno, toccherà anche l’Italia con ben sette concerti. In occasione di questo speciale appuntamento, la band ha anche pubblicato un nuovo singolo, “Float Your Showboat / Hear Today“. Veri e propri highlander della scena punk statunitense, dal 1976 a oggi i Fleshtones, partiti dal Queens (lo stesso distretto della Grande Mela che ha dato i natali ai Ramones) ne hanno davvero fatta tantissima di strada, passando dal farsi le ossa coi concerti al mitico CBGB (e costruendosi un fedele zoccolo duro di appassionati anche in altri luoghi ugualmente simbolici come il Max’s Kansas City, il Club 57, Irving Plaza, 9:30 club, Pyramid club e il Maxwell’s) al prestare canzoni alla soundtrack di film, aprire concerti per mostri sacri come Chuck Berry e James Brown, ospitate televisive con Andy Warhol e condurre un vero e proprio format su MTV negli Eighties, oltre a officiare festival di garage rock revival come il Cavestomp. Il tutto all’insegna del “SUPER ROCK“, ovvero il modo in cui i nostri hanno battezzato la loro proposta sonora (una miscela esplosiva di proto-punk dei mid-Sixties, R&B anni dei Fifties alla Little Richard e sprazzi di surf music, psichedelia e soul alla James Brown) che ha generato dischi come “Blast off!“, “Roman gods” e “Hexbreaker!“, tutti lavori che occupano un posto di rilievo tra gli Lp più importanti della storia del garage rock/punk. Ecco le date in programma: 26 ottobre @ Verona, Colorificio Kroen 27 ottobre @ Savona, Raindogs House 28 ottobre @ Pisa, Caracol 29 ottobre Roma, MONK 30 ottobre @ Ravenna, Bronson 31 ottobre @ Pordenone, Capitol 1 novembre @ Milano, Arci Bellezza  

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E' morto Jeff Conolly

E’ morto Jeff Conolly

In un panorama dei necrologi musicali che, da almeno un decennio a questa parte, somiglia sempre più a una valle di lacrime, un altro triste avvenimento, in tal senso, va a funestare anche questo 2026. Solo pochi giorni fa, davamo conto della scomparsa della bassista Jennifer Finch. Oggi, purtroppo, registriamo anche la dipartita di Jeff Conolly, leggenda del garage punk statunitense e mondiale, all’età di 69 anni. Era malato di cancro, ed era stato lui stesso, agli inizi di quest’anno, a dare notizie circa le sue condizioni salute, facendo appello ai suoi fan ed estimatori per far partire una campagna di crowdfunding al fine di sostenere le spese mediche per le sue operazioni e i trattamenti chemioterapici. Personaggio influente della scena underground rock ‘n’ roll di Boston (Massachusetts) frontman carismatico e dalla vulcanica presenza scenica, domando i palchi suonando anche l’organo, Conolly – alias Mono Mann, o Monoman – iniziò a farsi un nome alla fine dei Seventies alla guida dei DMZ, una band che rappresentava una sorta di anello di congiunzione tra l’onda lunga delle influenze garage rock dei Sixties delle compilation “Nuggets” e l’irruenza del punk rock, registrando un Ep e un solo studio album ufficiale, omonimo (uscito su Sire records) nel 1978, prima di sciogliersi (ma con diverso materiale che avrebbe visto la luce nei decenni successivi sotto forma di raccolte e album dal vivo). Nel 1979 Conolly, insieme ad alcuni compagni di band fuoriusciti dai DMZ (il bassista Rick Coraccio e il batterista Paul Murphy) formò i Lyres, focalizzando il proprio orizzonte sonoro sulla scena che sarebbe poi stata ribattezzata “garage punk”, arrivando a pubblicare, soprattutto nel periodo tra il 1979 e la fine del decennio successivo, diversi album, tra cui almeno due seminali per il movimento quali “On fyre” e “Lyres Lyres” (in cui erano contenuti i classici del gruppo, “Help you Ann“, “Don’t give it up now” e “She pays the rent“) contraddistinti dalla voce graffiante di Conolly e sound frenetico, a base di chitarre intrise di riverbero, guidato dall’organo, conquistando un fedele zoccolo duro di fan grazie alla loro energia inarrestabile e all’approccio purista al garage rock. I Lyres avevano tenuto il loro ultimo concerto nel mese di febbraio, e a marzo era stato organizzato, a Boston, un live benefit in suo omaggio, intitolato “Jeffrey Conolly Cancer Battle of The Bands” per supportare la lotta di Conolly contro il cancro, con Mission of Burma, band locali e special guest ad avvicendarsi sul palco del Middle East club.

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L7, band grunge/punk rock

L7, è morta Jennifer Finch

Un altro orrendo lutto arriva a sconvolgere la comunità mondiale del rock ‘n’ roll. E’ di poche ora fa l’annuncio della scomparsa della bassista statunitense Jennifer Finch, avvenuta nella giornata del 18 luglio, all’età di 59 anni. La notizia è stata confermata dai profili social della sua band principale, le L7. Solo una settimana fa, erano state divulgate gravi notizie riguardo le sue condizioni di salute, in quanto era stato reso noto che alla musicista fosse stata diagnosticata una forma aggressiva di tumore al cervello (e in passato, nel 2011, aveva già sofferto di cancro alla tiroide) ed era stata lanciata una campagna di crowdfunding per il suo supporto post-operatorio e assistenza riabilitativa. Nata il 5 agosto 1966 a Los Angeles (California) Jennifer Finch sviluppò in gioventù una forte passione per il mondo della fotografia, che la portò anche a entrare in contatto con la scena punk rock losangelina (documentando il movimento musicale cittadino e nazionale con foto scattate a Bad Religion, Redd Kross e Cramps, tra gli altri) che la ispirò nel diventare musicista, suonando con le Sugar Babydoll (che vedevano in formazione anche delle giovani Courtney Love e Kat Bjelland) e avendo una fugace apparizione con le Pandoras, prima di entrare a far parte al basso, nel 1986, della all-girl punk/alternative rock band L7, con le quali sviluppò una forte identità femminista, e registrò dischi fondamentali per la scena indie/alternative mondiali dei Nineties quali l’omonimo, l’Ep “Smell the magic“, “Bricks are heavy” e “Hungry for stink“, prima di lasciare l’ensemble nel 1996, in seguito alla morte del padre e altri problemi. Verso la fine del millennio formò gli Other Star People, con cui incise un Lp, e nel 2002 capitanò gli Shocker, coi quali realizzò un full length. Con la reunion delle L7 avvenuta nel 2014, Finch prese parte, nel 2019, alla release di un quarto studio album, il comeback “Scatter the rats“. La band aveva in programma un ultimo tour, intitolato “The last hurrah“, il cui inizio era previsto nel mese di ottobre di quest’anno, e che avrebbe suggellato l’addio alle scene, ma il gruppo aveva ipotizzato di cancellare i concerti dopo la malattia di Finch che, tuttavia, aveva esortato le sue ex compagne ad andare avanti nonostante la sua impossibilità a essere con loro a suonare sui palchi.  

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Dinosaur Jr., band

Dinosaur Jr., ad agosto il nuovo album

I seminali alt-rockers Dinosaur Jr. hanno annunciato la realizzazione del nuovo album, che si intitola “There near” e uscirà il 28 agosto su Jagjaguwar. Il disco arriva a cinque anni di distanza dal precedente “Sweep it into space” e rappresenta il tredicesimo Lp complessivo della band statunitense (e il sesto da quando i nostri, nel 2006, si sono riuniti nella line up classica iconica formata da J.Mascis alla chitarra e voce, Lou Barlow al basso e voce e Murph alla batteria, power trio che negli Eighties ha sfornato album leggendari come l’omonimo, “Bug“, e il capolavoro alternative/noise “You’re living all over me“, prima della fuoriuscita di Barlow nel 1989). “There near” è stato registrato, nell’arco di un anno, dal gruppo nella città che ha dato loro i natali artistici, Amherst (Massachusetts) ai Bisquiteen Studio, coi nostri che, coadiuvati dal musicista locale Ken Mauri (al piano e organo) hanno dato vita a sessioni brevi e intense, con Mascis che ha potenziato il suono delle chitarre grazie all’uso di un amplificatore vintage Mesa Boogie MK 1 – tra l’altro già usato ai tempi dell’incisione del primo album omonimo dell’ensemble – proprio con l’intenzione di tornare al suono degli esordi. E’ stato condiviso un primo assaggio dell’album, nonché opener del long playing, il singolo “Several got away“, del quale è stato realizzato anche un videoclip (realizzato da Guy Kozak e Eliza Soros). Di seguito artwork, tracklist del disco e streaming del nuovo brano.   1. Several Got Away 2. No Friends 3. Everything At Once 4. Take Me With You 5. Blowin’ Up 6. Gone Off 7. Clam Along 8. Walk Me Back 9. Read The Room 10 Put It Down 11 No One’s Ready

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Pixies, band

Pixies, in arrivo la ristampa di due album

I Pixies, quest’anno, stanno festeggiando i quaranta anni di percorso musicale suonando in giro per il mondo (in un tour che a luglio toccherà anche l’Italia in una data) e ripubblicando due Lp in edizione espansa e rimasterizzata, la cui uscita è prevista per il mese di settembre sulla label 4AD. La seminale band statunitense, originaria di Boston (Massachusettes) da sempre capitanata dal membro fondatore e frontman/chitarrista Black Francis, e universalmente considerata tra i principali alfieri e pionieri dell’esplosione a livello mondiale della scena indie/alternative rock (grazie a dischi leggendari come “Surfer Rosa” e “Doolittle“) ristamperà “Bossanova” e “Trompe le monde“, rispettivamente il quarto e il quinto Lp della loro discografia, originariamente realizzati nel 1990 e 1991, prima del temporaneo scioglimento e successiva reunion (avvenuta nel 2003). Le riedizioni saranno disponibili in formato digitale, vinile nero standard e cd, con due edizioni limitate di Dinked International che includeranno 7 pollici bonus contenenti quattro brani inediti provenienti dagli archivi del gruppo: “Dig For Fire (Albini Version)“, “Go Man Go“, “Brackish Boy” e “Punk Loop“. L’edizione “Dinked” di “Bossanova” sarà stampata su vinile color rosso scuro e sarà accompagnata da una replica in formato 10 pollici e 16 pagine del booklet originario britannico, completa di tracklist errata. Il packaging include anche un 7 pollici con la registrazione di Steve Albini del 1987 di “Dig For Fire” (incisa durante le sessioni che poi portarono a “Surfer Rosa”) sul lato A, e “Go Man Go” (brano scritto a quattro mani da Black Francis e la storica bassista del combo Kim Deal, e che è stato registrato sia dai Pixies che dalle Breeders, durante le fasi di lavorazione di “Bossanova” e “Last Splash”, con la Deal che militava in entrambe le formazioni e ha preso parte a entrambi i dischi, e con la versione delle Breeders venuta alla luce nel 2023 nella ristampa per il trentennale di “Last Splash“) come B-side. L’edizione “Dinked” di “Trompe le Monde” uscirà su vinile azzurro e includerà un 7 pollici bonus con “Brackish Boy” (in seguito presente anche sull’album di debutto solista omonimo di Frank Black nel 1993, ma questa versione è stata rimasterizzata direttamente dalle session tape dell’album senza nessuna post-produzione) e “Punk Loop”, risalente alle sessions di “Trompe le Monde” del 1991, descritta come la più strana e meno convenzionale tra i pezzi ritrovati. I due long playing sono stati rimasterizzati da Kevin Vanbergen, che ha lavorato sull’archivio dei nastri dei Pixies per creare nuovi mix e master ad alta risoluzione del catalogo della band, tra cui l’album dal vivo “Live at the BBC” e la raccolta “Complete B-Sides“. Di seguito, artwork e tracklist degli album. Bossanova 2026 Remaster Tracklisting 1. Cecilia Ann 2. Rock Music 3. Velouria 4. Allison 5. Is She Weird 6. Ana 7. All Over the World 8. Dig For Fire 9. Down to the Well 10. The Happening 11. Blown Away 12. Hang Wire 13. Stormy Weather 14. Havalina Bossanova Dinked International Edition Bonus 7-inch A. Dig For Fire — Albini Version B. Go Man Go Trompe le Monde 2026 Remaster Tracklisting 1. Trompe le Monde 2. Planet of Sound 3. Alec Eiffel 4. The Sad Punk 5. Head On 6. U-Mass 7. Palace of the Brine 8. Letter to Memphis 9. Bird Dream of the Olympus Mons 10. Space (I Believe In) 11. Subbacultcha 12. Distance Equals Rate Times Time 13. Lovely Day 14. Motorway to Roswell 15. The Navajo Know Trompe le Monde Dinked International Edition Bonus 7-inch A. Brackish Boy B. Punk Loop

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The Cramps nel 1977, foto storica

The Cramps, in arrivo un lost album

La notizia è di quelle importanti, e riguarda una delle band più iconiche del rock ‘n’ roll statunitense e mondiale, i Cramps, che tornano a essere protagonisti…..

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Anacronismi, fanzine

E’ nata la fanzine “Anacronismi”

Una gradita novità per gli amanti del rock ‘n’ roll (e affini) ha ufficialmente preso il via nel mondo delle pubblicazioni indipendenti. E’ nata, infatti, “Anacronismi“, fanzine undeground concepita dalla mente e dalla penna di Davide Pansolin che, dopo aver testato un “numero zero” (uscito nei mesi scorsi in 300 copie in formato A4, distribuite in negozi di dischi selezionati) che ha registrato notevoli riscontri di consenso tra gli appassionati, ora si appresta a debuttare ufficialmente con un primo numero. Pansolin – noto anche per la sua attività di scrittore, avendo realizzato un libro sugli Screaming Trees, “Veleno sottile“, e un volume dedicato al desert rock, “Kiss the sun” – non è certo nuovo a questo tipo di avventure e coraggiose iniziative, arrivando da un passato che lo ha visto creare e forgiare fanzine (e label) come “Vincebus eruptum” e “Acid beans“. A ventisei anni da quelle esperienze (e mentre il nostro si sta dedicando anche alla preparazione del suo terzo libro, questa volta dedicato alla parabola della seminale rivista musicale “Rockerilla”) l’autore ligure, durante la sua attività di ricerca, ha affermato di aver ritrovato la voglia di scrivere e forgiare una fanzine in lingua italiana, prendendo la decisione (dopo una notte insonne) di tornare a ripensare a qualcosa di underground e innovativo, idea che ha portato alla nascita di “Anacronismi“, un lavoro realizzato con carta e inchiostro, quindi – appunto – volutamente anacronistico. L’obiettivo della fanza, nelle parole e desideri dello stesso Pansolin, è quello di provare ad arrivare a un pubblico più giovane, puntando molto su un taglio accattivante (seppure incentrato su un recupero di band del passato, “fuori tempo massimo”, e meno celebrate dal mainstream) sull’aspetto iconografico e le immagini, attraverso 16 pagine in cui (nel numero zero di lancio, con previsione di ampliare i contenuti in futuro) si è scritto di Groundhogs, Manfred Mann Chapter Three, Mike Johnson e Norrsken. “Anacronismi” può essere reperita contattando direttamente il suo ideatore, oppure contattando una rete di negozi amici che supportano l’iniziativa e ne permettono la distribuzione: Dischi e dintorni – Torino Alphaville – Piacenza Black Widow – Genova Flamingo records store – Genova Disconutshot – Lecce Moving – Villorba (Treviso) Psycho – Milano Radiation – Roma Hellnation record store – Bologna

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