Good and bad news travel fast

Notizie, aggiornamenti e curiosità dal mondo della musica e della cultura underground. Good and bad news travel fast è la sezione news di In Your Eyes Ezine.

Nasce il supergruppo Gatta Morta, condiviso un Ep

Il 4 agosto, a sorpresa, è stata ufficialmente annunciata la formazione di una nuova band, i Gatta Morta, che hanno già pubblicato un Ep, intitolato “Burn witch burn“, attraverso la Amphetamine Reptile Records. Dietro al nome ambiguo e bizzarro di questo moniker si cela, in realtà, una vera e propria mashup band formata da diversi protagonisti dell’alternative/noise rock statunitense e mondiale: Buzz Osborne, chitarrista e anima dei Melvins, JD Pinkus, bassista dei Butthole Surfers (nonché ex membro collaboratore degli stessi Melvins) il batterista Coady Willis (già in Murder City Devils e Big Business, e anch’egli da tempo amico della band di “King Buzzo“) e Clinton Jacob dei Mr. Phylzzz alla chitarra e voce. L’idea di mettere in piedi un nuovo progetto heavy rock è venuta a Osborne lo scorso anno in tournée, trovando l’entusiasmo anche di Pinkus, elettrizzato dalla prospettiva di tornare a collaborare con persone dagli stili musicali complementari, partendo da zero, coinvolgendo Jacobs (che aveva condiviso alcuni concerti con Osborne, e che aveva anche suonato la chitarra in un brano dei Mr. Phylzzz) e Willis – che ha definito la proposta dell’ensemble come “una guerra psichedelica asimmetrica combattuta in nome del romanticismo” – promettendo di sfornare nuovo incendiario materiale in futuro, con un sound che si richiama chiaramente al passato dei quattro musicisti, ma allo stesso tempo deciso ad aprirsi verso nuovi territori sonori. Di seguito, artwork (realizzato da HAZE XXL) tracklist dell’Ep e streaming del brano “Black Hall“. 1. Taco Bellboy 2. Victims of the Universe 3. Black Hall 4. Clear Smoke  

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Fleshtones, in autunno sette date in Italia

I Fleshtones, veterani garage rockers newyorchesi, da sempre capitanati dal frontman Peter Zaremba e dall’infuocata chitarra di Keith Streng, quest’anno festeggiano il cinquantesimo anno del proprio percorso e, per rendere omaggio a questa imponente ricorrenza, tornano a suonare in un tour celebrativo mondiale che, in autunno, toccherà anche l’Italia con ben sette concerti. In occasione di questo speciale appuntamento, la band ha anche pubblicato un nuovo singolo, “Float Your Showboat / Hear Today“. Veri e propri highlander della scena punk statunitense, dal 1976 a oggi i Fleshtones, partiti dal Queens (lo stesso distretto della Grande Mela che ha dato i natali ai Ramones) ne hanno davvero fatta tantissima di strada, passando dal farsi le ossa coi concerti al mitico CBGB (e costruendosi un fedele zoccolo duro di appassionati anche in altri luoghi ugualmente simbolici come il Max’s Kansas City, il Club 57, Irving Plaza, 9:30 club, Pyramid club e il Maxwell’s) al prestare canzoni alla soundtrack di film, aprire concerti per mostri sacri come Chuck Berry e James Brown, ospitate televisive con Andy Warhol e condurre un vero e proprio format su MTV negli Eighties, oltre a officiare festival di garage rock revival come il Cavestomp. Il tutto all’insegna del “SUPER ROCK“, ovvero il modo in cui i nostri hanno battezzato la loro proposta sonora (una miscela esplosiva di proto-punk dei mid-Sixties, R&B anni dei Fifties alla Little Richard e sprazzi di surf music, psichedelia e soul alla James Brown) che ha generato dischi come “Blast off!“, “Roman gods” e “Hexbreaker!“, tutti lavori che occupano un posto di rilievo tra gli Lp più importanti della storia del garage rock/punk. Ecco le date in programma: 26 ottobre @ Verona, Colorificio Kroen 27 ottobre @ Savona, Raindogs House 28 ottobre @ Pisa, Caracol 29 ottobre Roma, MONK 30 ottobre @ Ravenna, Bronson 31 ottobre @ Pordenone, Capitol 1 novembre @ Milano, Arci Bellezza

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E’ morto Jeff Conolly

In un panorama dei necrologi musicali che, da almeno un decennio a questa parte, somiglia sempre più a una valle di lacrime, un altro triste avvenimento, in tal senso, va a funestare anche questo 2026. Solo pochi giorni fa, davamo conto della scomparsa della bassista Jennifer Finch. Oggi, purtroppo, registriamo anche la dipartita di Jeff Conolly, leggenda del garage punk statunitense e mondiale, all’età di 69 anni. Era malato di cancro, ed era stato lui stesso, agli inizi di quest’anno, a dare notizie circa le sue condizioni salute, facendo appello ai suoi fan ed estimatori per far partire una campagna di crowdfunding al fine di sostenere le spese mediche per le sue operazioni e i trattamenti chemioterapici. Personaggio influente della scena underground rock ‘n’ roll di Boston (Massachusetts) frontman carismatico e dalla vulcanica presenza scenica, domando i palchi suonando anche l’organo, Conolly – alias Mono Mann, o Monoman – iniziò a farsi un nome alla fine dei Seventies alla guida dei DMZ, una band che rappresentava una sorta di anello di congiunzione tra l’onda lunga delle influenze garage rock dei Sixties delle compilation “Nuggets” e l’irruenza del punk rock, registrando un Ep e un solo studio album ufficiale, omonimo (uscito su Sire records) nel 1978, prima di sciogliersi (ma con diverso materiale che avrebbe visto la luce nei decenni successivi sotto forma di raccolte e album dal vivo). Nel 1979 Conolly, insieme ad alcuni compagni di band fuoriusciti dai DMZ (il bassista Rick Coraccio e il batterista Paul Murphy) formò i Lyres, focalizzando il proprio orizzonte sonoro sulla scena che sarebbe poi stata ribattezzata “garage punk”, arrivando a pubblicare, soprattutto nel periodo tra il 1979 e la fine del decennio successivo, diversi album, tra cui almeno due seminali per il movimento quali “On fyre” e “Lyres Lyres” (in cui erano contenuti i classici del gruppo, “Help you Ann“, “Don’t give it up now” e “She pays the rent“) contraddistinti dalla voce graffiante di Conolly e sound frenetico, a base di chitarre intrise di riverbero, guidato dall’organo, conquistando un fedele zoccolo duro di fan grazie alla loro energia inarrestabile e all’approccio purista al garage rock. I Lyres avevano tenuto il loro ultimo concerto nel mese di febbraio, e a marzo era stato organizzato, a Boston, un live benefit in suo omaggio, intitolato “Jeffrey Conolly Cancer Battle of The Bands” per supportare la lotta di Conolly contro il cancro, con Mission of Burma, band locali e special guest ad avvicendarsi sul palco del Middle East club.

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L7, band grunge/punk rock

L7, è morta Jennifer Finch

Un altro orrendo lutto arriva a sconvolgere la comunità mondiale del rock ‘n’ roll. E’ di poche ora fa l’annuncio della scomparsa della bassista statunitense Jennifer Finch, avvenuta nella giornata del 18 luglio, all’età di 59 anni. La notizia è stata confermata dai profili social della sua band principale, le L7. Solo una settimana fa, erano state divulgate gravi notizie riguardo le sue condizioni di salute, in quanto era stato reso noto che alla musicista fosse stata diagnosticata una forma aggressiva di tumore al cervello (e in passato, nel 2011, aveva già sofferto di cancro alla tiroide) ed era stata lanciata una campagna di crowdfunding per il suo supporto post-operatorio e assistenza riabilitativa. Nata il 5 agosto 1966 a Los Angeles (California) Jennifer Finch sviluppò in gioventù una forte passione per il mondo della fotografia, che la portò anche a entrare in contatto con la scena punk rock losangelina (documentando il movimento musicale cittadino e nazionale con foto scattate a Bad Religion, Redd Kross e Cramps, tra gli altri) che la ispirò nel diventare musicista, suonando con le Sugar Babydoll (che vedevano in formazione anche delle giovani Courtney Love e Kat Bjelland) e avendo una fugace apparizione con le Pandoras, prima di entrare a far parte al basso, nel 1986, della all-girl punk/alternative rock band L7, con le quali sviluppò una forte identità femminista, e registrò dischi fondamentali per la scena indie/alternative mondiali dei Nineties quali l’omonimo, l’Ep “Smell the magic“, “Bricks are heavy” e “Hungry for stink“, prima di lasciare l’ensemble nel 1996, in seguito alla morte del padre e altri problemi. Verso la fine del millennio formò gli Other Star People, con cui incise un Lp, e nel 2002 capitanò gli Shocker, coi quali realizzò un full length. Con la reunion delle L7 avvenuta nel 2014, Finch prese parte, nel 2019, alla release di un quarto studio album, il comeback “Scatter the rats“. La band aveva in programma un ultimo tour, intitolato “The last hurrah“, il cui inizio era previsto nel mese di ottobre di quest’anno, e che avrebbe suggellato l’addio alle scene, ma il gruppo aveva ipotizzato di cancellare i concerti dopo la malattia di Finch che, tuttavia, aveva esortato le sue ex compagne ad andare avanti nonostante la sua impossibilità a essere con loro a suonare sui palchi.  

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Dinosaur Jr., band

Dinosaur Jr., ad agosto il nuovo album

I seminali alt-rockers Dinosaur Jr. hanno annunciato la realizzazione del nuovo album, che si intitola “There near” e uscirà il 28 agosto su Jagjaguwar. Il disco arriva a cinque anni di distanza dal precedente “Sweep it into space” e rappresenta il tredicesimo Lp complessivo della band statunitense (e il sesto da quando i nostri, nel 2006, si sono riuniti nella line up classica iconica formata da J.Mascis alla chitarra e voce, Lou Barlow al basso e voce e Murph alla batteria, power trio che negli Eighties ha sfornato album leggendari come l’omonimo, “Bug“, e il capolavoro alternative/noise “You’re living all over me“, prima della fuoriuscita di Barlow nel 1989). “There near” è stato registrato, nell’arco di un anno, dal gruppo nella città che ha dato loro i natali artistici, Amherst (Massachusetts) ai Bisquiteen Studio, coi nostri che, coadiuvati dal musicista locale Ken Mauri (al piano e organo) hanno dato vita a sessioni brevi e intense, con Mascis che ha potenziato il suono delle chitarre grazie all’uso di un amplificatore vintage Mesa Boogie MK 1 – tra l’altro già usato ai tempi dell’incisione del primo album omonimo dell’ensemble – proprio con l’intenzione di tornare al suono degli esordi. E’ stato condiviso un primo assaggio dell’album, nonché opener del long playing, il singolo “Several got away“, del quale è stato realizzato anche un videoclip (realizzato da Guy Kozak e Eliza Soros). Di seguito artwork, tracklist del disco e streaming del nuovo brano.   1. Several Got Away 2. No Friends 3. Everything At Once 4. Take Me With You 5. Blowin’ Up 6. Gone Off 7. Clam Along 8. Walk Me Back 9. Read The Room 10 Put It Down 11 No One’s Ready

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Pixies, band

Pixies, in arrivo la ristampa di due album

I Pixies, quest’anno, stanno festeggiando i quaranta anni di percorso musicale suonando in giro per il mondo (in un tour che a luglio toccherà anche l’Italia in una data) e ripubblicando due Lp in edizione espansa e rimasterizzata, la cui uscita è prevista per il mese di settembre sulla label 4AD. La seminale band statunitense, originaria di Boston (Massachusettes) da sempre capitanata dal membro fondatore e frontman/chitarrista Black Francis, e universalmente considerata tra i principali alfieri e pionieri dell’esplosione a livello mondiale della scena indie/alternative rock (grazie a dischi leggendari come “Surfer Rosa” e “Doolittle“) ristamperà “Bossanova” e “Trompe le monde“, rispettivamente il quarto e il quinto Lp della loro discografia, originariamente realizzati nel 1990 e 1991, prima del temporaneo scioglimento e successiva reunion (avvenuta nel 2003). Le riedizioni saranno disponibili in formato digitale, vinile nero standard e cd, con due edizioni limitate di Dinked International che includeranno 7 pollici bonus contenenti quattro brani inediti provenienti dagli archivi del gruppo: “Dig For Fire (Albini Version)“, “Go Man Go“, “Brackish Boy” e “Punk Loop“. L’edizione “Dinked” di “Bossanova” sarà stampata su vinile color rosso scuro e sarà accompagnata da una replica in formato 10 pollici e 16 pagine del booklet originario britannico, completa di tracklist errata. Il packaging include anche un 7 pollici con la registrazione di Steve Albini del 1987 di “Dig For Fire” (incisa durante le sessioni che poi portarono a “Surfer Rosa”) sul lato A, e “Go Man Go” (brano scritto a quattro mani da Black Francis e la storica bassista del combo Kim Deal, e che è stato registrato sia dai Pixies che dalle Breeders, durante le fasi di lavorazione di “Bossanova” e “Last Splash”, con la Deal che militava in entrambe le formazioni e ha preso parte a entrambi i dischi, e con la versione delle Breeders venuta alla luce nel 2023 nella ristampa per il trentennale di “Last Splash“) come B-side. L’edizione “Dinked” di “Trompe le Monde” uscirà su vinile azzurro e includerà un 7 pollici bonus con “Brackish Boy” (in seguito presente anche sull’album di debutto solista omonimo di Frank Black nel 1993, ma questa versione è stata rimasterizzata direttamente dalle session tape dell’album senza nessuna post-produzione) e “Punk Loop”, risalente alle sessions di “Trompe le Monde” del 1991, descritta come la più strana e meno convenzionale tra i pezzi ritrovati. I due long playing sono stati rimasterizzati da Kevin Vanbergen, che ha lavorato sull’archivio dei nastri dei Pixies per creare nuovi mix e master ad alta risoluzione del catalogo della band, tra cui l’album dal vivo “Live at the BBC” e la raccolta “Complete B-Sides“. Di seguito, artwork e tracklist degli album. Bossanova 2026 Remaster Tracklisting 1. Cecilia Ann 2. Rock Music 3. Velouria 4. Allison 5. Is She Weird 6. Ana 7. All Over the World 8. Dig For Fire 9. Down to the Well 10. The Happening 11. Blown Away 12. Hang Wire 13. Stormy Weather 14. Havalina Bossanova Dinked International Edition Bonus 7-inch A. Dig For Fire — Albini Version B. Go Man Go Trompe le Monde 2026 Remaster Tracklisting 1. Trompe le Monde 2. Planet of Sound 3. Alec Eiffel 4. The Sad Punk 5. Head On 6. U-Mass 7. Palace of the Brine 8. Letter to Memphis 9. Bird Dream of the Olympus Mons 10. Space (I Believe In) 11. Subbacultcha 12. Distance Equals Rate Times Time 13. Lovely Day 14. Motorway to Roswell 15. The Navajo Know Trompe le Monde Dinked International Edition Bonus 7-inch A. Brackish Boy B. Punk Loop

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The Cramps nel 1977, foto storica

The Cramps, in arrivo un lost album

La notizia è di quelle importanti, e riguarda una delle band più iconiche del rock ‘n’ roll statunitense e mondiale, i Cramps, che tornano a essere protagonisti…..

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Anacronismi, fanzine

E’ nata la fanzine “Anacronismi”

Una gradita novità per gli amanti del rock ‘n’ roll (e affini) ha ufficialmente preso il via nel mondo delle pubblicazioni indipendenti. E’ nata, infatti, “Anacronismi“, fanzine undeground concepita dalla mente e dalla penna di Davide Pansolin che, dopo aver testato un “numero zero” (uscito nei mesi scorsi in 300 copie in formato A4, distribuite in negozi di dischi selezionati) che ha registrato notevoli riscontri di consenso tra gli appassionati, ora si appresta a debuttare ufficialmente con un primo numero. Pansolin – noto anche per la sua attività di scrittore, avendo realizzato un libro sugli Screaming Trees, “Veleno sottile“, e un volume dedicato al desert rock, “Kiss the sun” – non è certo nuovo a questo tipo di avventure e coraggiose iniziative, arrivando da un passato che lo ha visto creare e forgiare fanzine (e label) come “Vincebus eruptum” e “Acid beans“. A ventisei anni da quelle esperienze (e mentre il nostro si sta dedicando anche alla preparazione del suo terzo libro, questa volta dedicato alla parabola della seminale rivista musicale “Rockerilla”) l’autore ligure, durante la sua attività di ricerca, ha affermato di aver ritrovato la voglia di scrivere e forgiare una fanzine in lingua italiana, prendendo la decisione (dopo una notte insonne) di tornare a ripensare a qualcosa di underground e innovativo, idea che ha portato alla nascita di “Anacronismi“, un lavoro realizzato con carta e inchiostro, quindi – appunto – volutamente anacronistico. L’obiettivo della fanza, nelle parole e desideri dello stesso Pansolin, è quello di provare ad arrivare a un pubblico più giovane, puntando molto su un taglio accattivante (seppure incentrato su un recupero di band del passato, “fuori tempo massimo”, e meno celebrate dal mainstream) sull’aspetto iconografico e le immagini, attraverso 16 pagine in cui (nel numero zero di lancio, con previsione di ampliare i contenuti in futuro) si è scritto di Groundhogs, Manfred Mann Chapter Three, Mike Johnson e Norrsken. “Anacronismi” può essere reperita contattando direttamente il suo ideatore, oppure contattando una rete di negozi amici che supportano l’iniziativa e ne permettono la distribuzione: Dischi e dintorni – Torino Alphaville – Piacenza Black Widow – Genova Flamingo records store – Genova Disconutshot – Lecce Moving – Villorba (Treviso) Psycho – Milano Radiation – Roma Hellnation record store – Bologna

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Jon Spencer, foto

Jon Spencer, a giugno il nuovo album

Jon Spencer ha annunciato la pubblicazione del suo terzo album complessivo da solista, che si intitola “Songs of Personal Loss and Protest” e uscirà il 12 giugno sulla sua Shove records (in collaborazione con Bronze Rat Records per il mercato europeo/britannico e Sony Japan per il mercato giapponese e asiatico). Il full length arriva a due anni di distanza da “Sick of being sick!” e, per l’iconico frontman-chitarrista garage/blues/trash/punk statunitense, rappresenta il proseguimento della collaborazione con la sua nuova backing band formata da Kendall Wind (al basso e voce) e Macky Spider Bowman (alla batteria e voce) già membri della formazione garage rock/punk newyorchese Bobby Lees. E’ stato già condiviso un primo estratto, “Knock ‘em out“, di cui è stato realizzato anche un videoclip (realizzato da Andrew Hooper). Di seguito artwork, tracklist del disco e streaming del brano. 1. Fanfare (Another Point of View) 2. Vermin Attack! 3. Hangover 4. Knock ‘Em Out 5. Give It Up 4 the Devil 6. Mr. Lion 7. Orange Slice Blues 8. Slip Away 9. Step On the Gas 10. I’m Taking Off 11. Wet & Wild 12. No More

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Ramones, foto band

Ramones, in arrivo un libro per i cinquanta anni dall’Lp d’esordio

Il 23 aprile del 1976 venne pubblicato, su Sire records, il seminale album di debutto omonimo dei Ramones, disco che, sin dalla sua uscita, ha rivestito un’importanza incalcolabile , in termini di ispirazione musicale e concettuale per migliaia di band in tutto il mondo che, nel corso dei decenni a venire, hanno imbracciato strumenti e iniziato a suonare, ispirati dall’ascolto dei solchi di questo long playing (forgiato grazie alla gavetta fatta dai “quattro finti fratelli portoricani” Joey Ramone alla voce, Johnny Ramone alla chitarra, Dee Dee Ramone al basso e Tommy Ramone alla batteria, negli anni dei loro concerti iconici e fulminei al CBGB che diventò, nel quartiere Bowery a New York, nella prima metà dei Seventies, la culla del nascente movimento punk rock, che ispirò la successiva esplosione in Inghilterra e poi l’espansione a macchia d’olio in tutto il mondo) che ha ufficialmente stabilito gli standard del punk rock per come lo si è conosciuto da allora a oggi: brani di brevissima durata, tre accordi, niente assoli né virtuosismi tecnici, semplicità sonora (nella visione democratica e paritaria secondo cui chiunque potesse aspirare a suonare e fare musica, senza dover necessariamente studiare in conservatorio o concepire la musica come esclusivo vezzo riservato a gente benestante e altolocata) attitudine aggressiva, non risparmiarsi e suonare con energia dirompente anche di fronte a un pubblico di pochissime persone, look riconoscibile, presenza scenica, ritorno all’essenziale e al recupero dell’energia primordiale del rock ‘n’ roll e di una dimensione più umile e terrena della figura del musicista, l’agire per sottrazione eliminando tutto il superfluo e i barocchismi dall’impalcatura del rock mainstream istituzionalizzato, troppo incline al divismo e allo star system che aveva reso le “superstar” musicali assimilabili a icone patinate semidivine. Un Lp ormai entrato nella leggenda e nella storia del rock ‘n’ roll tutto. Quest’anno “Ramones” raggiunge lo sbalorditivo traguardo dei cinquanta anni di esistenza (un anniversario incredibile per un genere musicale spesso bistrattato e da sempre considerato un fuoco destinato a bruciare in fretta e autodistruggersi, e invece diventato una longeva rivoluzione musicale, concettuale, estetica ed etica, che continua a vivere e ispirare tanti gruppi ancora oggi) e per celebrare la ricorrenza, proprio il 23 aprile verrà pubblicato un libro dedicato ai Fast Four newyorchesi, “All good cretins go to Heaven: The enduring spirit of The Ramones“, retrospettiva scritta da Jenn L. Beckwith ed edita da DiWulf Publishing ed Earth Island Books. Il volume esplora le biografie dei membri della band di Forest Hills, Queens NY (quattro reietti della società, emarginati, quattro personalità complesse e in contrasto tra loro, ma dal cui conflitto è scaturita una alchimia musicale unica, spinta dalla passione per il rock ‘n’ roll delle origini) analizza la storia collettiva dei Ramones e del loro impatto avuto sulla genesi (innescata nel 1974) del terremoto del punk rock e il valore sociale e culturale generato da quella rivoluzione e dell’essere punk ieri e oggi, implementando il racconto con un lavoro di ricerca – curato da Gary Lynn Clevenger – che comprende aneddoti, foto, illustrazioni, ricordi e contributi esclusivi offerti dalla cerchia più stretta di appassionati e conoscenti del gruppo.

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Simon Reynolds, foto

Simon Reynolds, a giugno il nuovo libro

E’ in programma per il 18 giugno l’uscita del nuovo libro di Simon Reynolds, noto scrittore e critico musicale britannico (che vanta collaborazioni con “Melody Maker”, “Village voice”, “New York times”, “Spin”, “Mojo”, “Uncut” e altre prestigiose esperienze) rinomato per i suoi studi sul legame tra classe sociale e musica e i suoi volumi e scritti su musica elettronica, rock ‘n’ roll e la parabola del post-punk (a lui si deve l’invenzione del termine “post-rock“). Il nuovo lavoro si intitola “Still in a dream: Shoegaze, Slackers and the Reinvention of Rock, 1984–1994” e sarà pubblicato (per il momento, solo in lingua inglese, in attesa di una eventuale versione tradotta in italiano) da White Rabbit Books, e sembra rappresentare una ideale continuazione cronologica del suo best-seller “Post-punk 1978-1984“, trattando l’affermarsi di una nuova concezione, in ambito underground, del suono delle chitarre elettriche nel decennio che va dalla nascita dell’indie/guitar/noise pop, lo shoegaze, fino all’esplosione dell’indie rock su scala globale (e terminato, simbolicamente, con la morte di Kurt Cobain dei Nirvana) affrontando, tra analisi storica e interpretazione personale dell’autore, il percorso di band seminali come My Bloody Valentine, Sonic Youth, Pavement, Dinosaur Jr. e Slowdive (tra le altre) che hanno rielaborato la psichedelia per unirla alla distorsione chitarristica e la melodia pop, offrendo una valvola di sfogo contro l’alienazione giovanile di una generazione cresciuta in un’era di restaurazione politica conservativa da un lato all’altro dell’Atlantico (tra Reagan e Thatcher) e dando a vita al periodo artisticamente più florido dell’alternative rock mondiale (l’ultimo sussulto “analogico” prima dell’avvento di Internet e la rivoluzione digitale) mettendo a soqquadro il glamour del mainstream patinato.

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Melvins e Napalm Death, foto annuncio album collaborativo

Melvins e Napalm Death annunciano un album collaborativo

Dopo aver suonato due volte in tour come co-headliner (nel 2016 e l’anno scorso) i Melvins (padrini/progenitori del “grunge” e del Seattle sound) e gli inglesi Napalm Death (storica band del metal estremo, tra i padrini del “grindcore”) hanno annunciato di aver dato un seguito alla loro collaborazione pubblicando anche uno studio album insieme. Il disco congiunto si intitola “Savage imperial death march” (dal nome delle due summenzionate tournée, il cui titolo si richiama agli orrori della Prima Guerra Mondiale e propone una riflessione sulle derive delle potenze imperiali e imperialiste, rievocando la brutalità delle strategie militari e l’indifferenza verso la sofferenza e le ingenti perdite umane) e uscirà il 10 aprile sulla label Ipecac Recordings. I pezzi sono stati registrati nello studio di Los Angeles dei Melvins dal cantante/chitarrista Buzz Osborne e dal batterista Dale Crover coadiuvati da Barney Greenway alla voce, Shane Embury al basso e John Cooke alla chitarra. Una anticipazione della partnership tra i due ensemble – che si conoscono e stimano da decenni – era già uscita, in edizione ultra-limitata (su Amphetamine Reptile) nel 2025 in occasione del tour omonimo (in cui la band seattleite/californiana aveva riproposto una line up con doppio batterista) ma questa nuova versione allargata è stata arricchita da due nuove canzoni e la copertina disegnata dall’artista – e moglie di Osborne – Mackie. E’ stato condiviso un primo estratto dall’imminente nuovo lavoro, la tellurica opener “Tossing coins into the fountain of fuck“. Di seguito artwork, tracklist del brano e streaming del brano. LEGGI LA RECENSIONE : Melvins With Napalm Death – Savage Imperial Death March ASCOLTALO SU FRONTIERE SONORE     1. Tossing Coins Into The Fountain Of Fuck 2. Some Kind Of Antichrist 3. Awful Handwriting 4. Nine Days Of Rain 5. Rip The God 6. Stealing Horses 7. Comparison Is The Thief Of Joy 8. Death Hour

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