Era una calda estate quella del 2011, quando feci la conoscenza di Daniele (Puritano), un ragazzo solare e carismatico che era diventato un assiduo frequentatore dello stesso studio dove registravo le mie canzoni .
Daniele aveva cominciato da poco a fare musica, la sua voce e la sua tecnica erano ancora acerbe , ma avevo notato con quanta passione si dedicasse al suo Rap, era differente da altri stili già visti e tramite la sua spontaneità e la sua simpatia si guadagnò in breve tempo il mio rispetto.
Trovandoci in reciproca sintonia iniziammo a frequentarci trascorrendo in compagnia tante giornate fatte di risate, freestyle e ottime cene. Tramite Daniele conobbi quasi subito Paolo (Sfrè) anche lui rapper, ma sarebbe ingiustamente riduttivo confinare il suo talento soltanto nell’ambito musicale. Forse per necessità, orgoglio o semplicemente vocazione, Paolo fin dagli esordi iniziò a specializzarsi da autodidatta nella sua cameretta/studio alla creazione di loghi, montaggio di video e realizzazione di grafiche. Ricordo ancora la bandiera appesa alla parete della sua stanza raffigurante quello che sarebbe diventato il fiero simbolo di Mitraglia Rec., che da pura visione indipendente si è affermata negli anni come una delle realtà più’ solide e genuine del panorama discografico italiano, per merito di due ragazzi che hanno iniziato insieme come amici e sono diventati fratelli mettendo la lealtà al primo posto, ad ogni costo.
Quindici anni dopo circa, ho firmato un contratto con la loro etichetta, restiamo ottimi amici e anche oggi, in un caldissimo giorno di Luglio come quello del 2011 ho un appuntamento con Daniele e Paolo, stavolta nel mio ruolo inedito di intervistatore.
Ci troviamo a casa di Puritano in un silenzioso ma armonico pomeriggio, nel terrazzo della sua casa dove convivono allegramente due splendidi pastori scozzesi, una tartaruga e innumerevoli piante di cactus di ogni forma e colore, ma quello che cattura subito la mia attenzione è uno splendido “ephiphyllum” o cactus orchidea, da cui sboccia un maestoso fiore a forma di fenicottero.
Dopo qualche battuta cerchiamo di tornare seri ed entriamo rilassati nel clima dell’intervista.
1) Mi ha colpito molto la simbologia del Cactus, una pianta spesso sottovalutata per il suo aspetto aspro, ma che sa donare fiori di rara bellezza anche crescendo in luoghi aridi e inospitali. Quanto è stato necessario per voi difendere con le spine quello che avete creato? E come siete rimasti uniti nonostante le avversità?
-PURITANO: Da qualche anno colleziono e mi prendo cura di molti cactus e abbiamo trovato molte similitudini tra la nostra musica e questa pianta. Le spine sono cresciute spontaneamente, abbiamo iniziato il nostro percorso in una città come Roma, dove in qualsiasi campo artistico c’è diffidenza ed è molto difficile emergere. In un contesto così frammentato è difficile per un emergente ricevere un qualsiasi tipo di supporto, mentre chi riesce ad affermarsi se non è pronto a proteggere quello che ha creato, rischia di venire spremuto da opportunisti e adulatori. Credo che l’importante nella vita e nella musica sia restare autentici, vivere per gli affetti e le piccole grandi gioie. Il fiore che nasce dal cactus riesce è per me un simbolo di resilienza e di rinascita.
-SFRE’: Non saprei precisamente cosa ci abbia tenuti uniti, credo che non aver avuto nessuna strategia e il non aver mai fatto calcoli ci abbia permesso di viverci il viaggio spontaneamente, un po’ come dei vecchi compagni di classe che dopo vent’anni di amicizia ancora riescono a divertirsi come se fosse il primo giorno di scuola (ridono entrambi). Per quanto riguarda le mie spine, credo che siano cresciute per testardaggine e orgoglio, sento la necessità di seguire sempre la mia visione e di difenderla dai consigli sbagliati o dalle influenze negative.
2) Il disco è un viaggio tra sonorità diverse, dal Rap, all’Afro-trap, dal Baile-Funk alla Dance-hall. Mi ha dato l’impressione di un viaggio intenso tra Sud America, Africa e Caraibi, che alla fine termina con il ritorno a casa.
Quale artista, viaggio o lettura vi ha influenzati durante la scrittura di “Cactus”?
-Sfrè: Il ricordo più vivido che mi collega a “Cactus” è un’assurda coincidenza o segno del destino che ci è successa circa due anni fa. Daniele era appena tornato da un viaggio in Marocco, precisamente da Marrakech, dove ero stato nel 2012. Nei racconti del suo viaggio ho vissuto nuovamente il mio, sono rimasto senza parole quando mi ha mostrato un libro dove erano catalogate tutte le specie di cactus esistenti, lo aveva acquistato nello stesso museo a tema che avevo visitato anni prima. L’immagine che è ritratta nella copertina ha ispirato l’immaginario del disco, ho utilizzato il profilo unico della pianta e i suoi colori accesi nelle grafiche e nei visual di cui amo prendermi cura personalmente.
-Puritano: Sono cresciuto ascoltando musica Rock, un genere istintivo e diretto, suonato con strumenti veri. Nella musica africana e sud-americana ho trovato lo stesso impatto ritmico, suoni tribali e percussioni che riescono a trasmettere sensazioni simili. Abbiamo ascoltato molto Mc Poze, un artista brasiliano che mescola il funk di Rio de Janeiro alla trap, oppure Method e Redman che per noi sono una grande ispirazione.
3) In questi anni avete portato la vostra musica in giro per l’Italia suonando a numerosi live. In quale città avete avuto l’esperienza migliore e in quale quella peggiore?
-Puritano: Il mio ricordo più bello è legato al live organizzato da Radio Italia a Milano poco dopo l’uscita di “Thoiry Rmx”. Era la prima volta che suonavo davanti a tante persone, è stata un emozione incredibile. Qualche anno fa invece mi sono esibito a Barcellona, l’accoglienza da parte degli organizzatori fu incredibile, dopo il concerto mi hanno invitato come ospite speciale ad una smoking session dove mi hanno fatto assaggiare le primizie locali accompagnate da taglieri di frutta esotica, mi sono sentito come Snoop quel giorno (sorride mentre descrive i colori e i profumi delle strains ).
Ogni concerto a cui mi esibisco è per me un evento da onorare, davanti a cinquanta oppure a mille persone la mia carica resta la stessa, riesco sempre a divertirmi e di conseguenza a far divertire.
– Sfrè: Forse l’unica esperienza di cui non ho un ricordo felice è stata intorno al 2014 a Pescara, tra l’altro una città che porto nel cuore dove ho tantissimi amici. Di quel concerto ricordo un’unica cassa (rotta) appoggiata su un tavolo di plastica e le facce di 7-8 personaggi molesti e poco raccomandabili seduti al bar vicino al palco. Sicuramente agli inizi ho partecipato a serate non entusiasmanti e con poca affluenza, ma quei concerti si sono comunque rivelati una palestra necessaria, dove mi sono allenato a trasformare la noia del pubblico in stupore.
Quello che sicuramente ricorderò sempre con il sorriso è stato un live nel 2017 a Camerino (Macerata). Lo show superò ogni migliore aspettativa, la mia prima volta da solo davanti a un migliaio di persone, avvertivo così tanto la risposta e la fiducia del pubblico che durante l’ultima canzone mi arrampicai su una transenna e mi tuffai di schiena sulla folla che mi trasportò in trionfo come un vincitore. Dopo anni di esibizioni gratis quella fu la primissima volta in cui venni pagato ( non il rimborso spese o la cena), è stata la ciliegina su quella serata incredibile.
4) Nelle canzoni del disco ci sono tanti riferimenti alla Marijuana. Rispetto ad altri paesi del mondo in Italia c’è ancora molta disinformazione al riguardo mentre il suo consumo è in costante aumento e non viene attuato nessun provvedimento per contrastare le organizzazioni criminali che ne traggono profitto. Immagina di ricevere l’incarico di organizzare la sua sospirata legalizzazione, in che modo faresti?
-Puritano: Ok, come se fossi un nuovo Pannella (ridiamo)..
Per prima cosa farei tornare la pianta di canapa una protagonista dell’economia italiana. Fino agli inizi dello scorso secolo ne eravamo uno dei principali produttori, poi le scelte sbagliate dei governi e delle multinazionali ne hanno demonizzato non solo l’utilizzo per scopo ricreativo o medico, ma anche l’impiego nell’industria. Invece che palazzi e centri commerciali io valorizzerei tante aree abbandonate coltivando piantagioni di canapa che possano offrire un’alternativa più sostenibile e valida rispetto ad altri materiali e combustibili che ancora vengono sfruttati senza criterio. Essendo anche un potenziale cibo per il futuro ne promuoverei anche la diffusione nel settore alimentare e ovviamente anche in quello medico, le sue proprietà potrebbero curare o alleviare i sintomi di numerosi disturbi o malattie. Ovviamente non a tutti piace fumarla o ne tollerano il principio attivo, non penso che se domani legalizzo la Marijuana i vecchietti al bar iniziano a farsi le canne, però ci sarebbero tanti modi per introdurla nella propria vita anche senza l’effetto psicoattivo del Thc. La sua legalizzazione potrebbe creare nuovi posti di lavoro e portare soldi nelle casse dello stato, purtroppo mi rendo conto che siamo ancora lontani dall’avverare questo sogno.
5) Perché molti artisti italiani non riescono a monetizzare il proprio talento?
-Sfrè : Ci sono tanti fattori da analizzare, sicuramente la mentalità diffusa di considerare l’arte come un bene non essenziale, soprattutto nel nostro paese tendiamo a dare per scontate anche le magnifiche opere del passato che vediamo tutti i giorni distrattamente girando in città.
Il mercato sicuramente è saturo, ma credo che molti vivano di false aspettative, se vuoi fare soldi velocemente la musica non è la strada più facile, ci vuole tempo e costanza prima di ottenere eventuali risultati. I social media hanno illuso molte persone facendo loro credere che con il minimo sforzo si possano ottenere risultati rapidi.
6) Molti ignorano gli sforzi e i sacrifici che ci sono dietro l’uscita di un disco. Oltre a portare avanti la vostra musica da solisti e come duo, vi occupate anche della realizzazione e promozione dei progetti degli artisti di Mitraglia Rec., la vostra etichetta discografica.
Come riuscite a conciliare entrambe le cose?
-Puritano: Sicuramente servono tante energie ed organizzazione mentale, spesso mi ritrovo a chiudere una data per un concerto mentre sono in studio, oppure mi occupo della promozione di un artista del nostro roster mentre sono in tour, diciamo che con il tempo ho imparato a ritagliarmi degli spazi durante la giornata dove sono solo con me stesso, magari allenandomi oppure leggendo un libro. E’ fondamentale ricaricare la batteria con le vibrazioni giuste, ma sono le mie motivazioni ed il mio amore incondizionato per la musica a darmi la forza di non mollare mai su nessun fronte.
Sfre: Io proprio di carattere quando prendo un impegno cerco di portarlo a termine con il massimo impegno, che sia un featuring, una grafica oppure il montaggio di un video. In passato questa mia indole mi ha portato a mettere in secondo piano non soltanto la mia musica, ma anche le persone che amo e lo svago, ovviamente non rimpiango nulla, anzi sono fiero di quello che abbiamo creato con amore e sacrificio. Adesso mi piace dedicarmi anche alla mia attività come DJ, scoprire nuova musica e ovviamente scrivere e stare in compagnia degli affetti e delle amicizie sincere.
7) Siete tornati indietro nel tempo all’uscita del vostro primo disco: che consigli vi dareste?
-Sfrè : Io mi direi direi semplicemente “bravo”. La prima canzone che registrai nacque dal bisogno di parlare della perdita di mio cugino, ancora oggi continuo a farlo per esigenza, non mi sono smentito.
– Puritano : Io al giovane Puritano direi che tutto quello che farai, giusto o sbagliato che sia, ti porterà a essere l’uomo che sei diventato oggi. Forse giusto un avvertimento riguardo il percorso che verrà, di essere più selettivo in generale, nella musica e nella vita.
8) Se potessi ascoltare un’ultima canzone prima che il mondo finisca, quale sceglieresti?
Sfrè: “Mary Jane”di Rick James.
-Puritano: “Mama i’m coming home”di Ozzy Osbourne.
CI TENIAMO A RINGRAZIARE TE E LA REDAZIONE PER LO SPAZIO CHE CI AVETE CONCESSO, MA SOPRATUTTO PER COME HAI ORGANIZZATO QUESTA CHIACCHIERATA DOPO AVERLA FORTEMENTE VOLUTA.
VIVA LA MUSICA, VIVA LA LETTURA.
PAOLO E DANIELE










