Ci sono band che tornano quando nel mondo qualcosa non va: è il caso dei coraggiosissimi Hu.
Dico “coraggiosissimi” perché, in un universo globalizzato in cui per farsi strada bisogna comunicare in inglese, loro hanno scelto di cantare in mongolo e di usare anche strumenti tradizionali della steppa per creare un folk metal del tutto unico e ribattezzato, forse un po’ impropriamente, Hanno Rock.
Il nome del gruppo deriva dalla radice linguistica “Khün”, che significa “essere umano”.
Nati nel 2016 a Ulan Bator da un’idea dei membri e del produttore storico B. “Daksha” Dashadondong, il progetto prevedeva di creare canzoni commemorative per gli antenati, e infatti così è: i brani sono sempre incentrati sulla cultura e sull’antica grandezza del popolo mongolo.
Il primo successo internazionale è arrivato nel 2018 con il singolo Yuve Yuve Yu, che ha ottenuto milioni di visualizzazioni su YouTube prima della pubblicazione del loro primo album (The Gereg)
Uscendo dai confini, hanno collaborato con Danny Case degli From Ashes To New, con Jacoby Shaddix dei Papà Roach e anche con William DuVall degli Alice in Chains (anche se scrivere così mi sembra una bestemmia!)
Inoltre, Black Thunder è stata inserita nella colonna sonora di Star Wars Jedi: Fallen Order e la loro cover in mongolo (!) di Sad But True dei Metallica è quasi meglio dell’originale (Lo so che sembrerà un’eresia, ma andate a sentirla!)
Attualmente sono sotto contratto con la Better Noise Music.
Le loro canzoni sono caratterizzate dall’uso di strumenti tradizionali e dal tipico throat singing – o canto armonico – eseguito principalmente da tre membri:
Galbadrakh “Gala” Tsendbaattar (lead singer e suonatore del “violino a testa di cavallo”);
Nyamjantsan “Jaya” Galsanjamts (polistrumentista che suona gli strumenti a fiato);
Enkhasaikhan Enkush” Batjargal (suonatore principale del “violino a testa di cavallo”)
Usano diverse varianti di questa tecnica vocale per imitare i suoni della Natura e creare un mix con la musica della chitarra elettrica e delle percussioni.
Per quanto riguarda il nuovo disco,
Universe è una ballad che ci immerge proprio nelle atmosfere e nei panorami della steppa;
Real World ha un’introduzione epic;
Grey Hun è molto ritmata con un grande impiego di percussioni e chitarra e un incedere che coinvolge (è proprio questa la magia degli Hu: il saper trascinare il pubblico pur cantando in una lingua sconosciuta ai più. Ricordo il concerto di un paio di anni fa all’Alcatraz di Milano: la gente cantava i ritornelli e saltava, invitata dal grido “Hu! Hu! Hu!”);
Second Face inscena un certo contrasto tra una tonalità stridula e una più profonda per suggerire l’idea del doppio e la tematica dell’identità;
Lost Soul è una collaborazione col cantante Jonny Hawking dei Nothing More, gruppo rock / metal nato nel 2003 a San Antonio, Texas;
Hun è stato preceduto dal potentissimo singolo Warrior Chart che, come molte altre canzoni della band, contiene un messaggio di vita e di rivalsa
https://www.thehuofficial.com/
THE HU – Hun
THE HU – Hun
Warrior Chant
Lost Soul (feat. Jonny Hawkins)
The Men
Echoes of My Father
Shadow
Horsemen
Greed
The Real You
Grey Hun
Universe
Second Face










