Rumore e mille note da La Spezia, poi il dolore sublimato in musica di una dolorosa assenza e metalcore polacco di alta qualità.
REPETITA IUVANT
Nuovo disco per gli spezzini Repetita Iuvant, musica strumentale con noise, ambient, post rock e decisamente crescente, una perenne evoluzione nel percorso musicale, Il trio strumentale di La Spezia che dal 2020 costruisce la propria discografia con la stessa logica matematica che ne battezza i titoli: “3”, “3+1”, “7”, “√2”, e ora questo “3+2”, uscito nell’aprile del 2026 per Argonauta Records.. Non è una coincidenza che i numeri si susseguano senza mai chiudersi del tutto in un risultato definitivo. La musica di Andrea Testa, Daniele Isetta e Da Costa Cristoforo funziona esattamente così: un’equazione aperta, dove ogni album è una variabile che sposta leggermente l’asse senza mai tradire la radice.
“3+2” è un disco di post-rock strumentale, noise e ambient che dura circa quarantacinque minuti distribuiti su cinque tracce i cui titoli, “Calocybe”, “Inid”, “Majorana”, “Harenaria”, “Cavanei” – rimandano a un immaginario botanico e naturale che sembra voler ancorare suoni astratti e dilatati a qualcosa di fisico, di terroso, di ligure. La Liguria è una terra che è come questa musica, dura ma dolce allo stesso tempo, terra arida come alberi che salgono verso il cielo a poca distanza dall’azzurro del mare, è tantissime cose e qui si sente tanto di questi elementi. Ed è esattamente questa la sensazione che si prova ascoltando il disco: musica che cresce lentamente come un fungo nel sottobosco, che si nutre di umidità e ombra, che non ha fretta di arrivare da nessuna parte perché il viaggio è tutto.
Le due chitarre e il synth di Isetta e Da Costa Cristoforo, con la batteria di Testa, costruiscono paesaggi sonori di rara densità, senza mai cedere alla tentazione della facilità o del compromesso. Qui non ci sono scorciatoie, non ci sono riff rassicuranti o strutture che ti prendono per mano: sei tu che devi entrare nella loro musica, e se lo fai, il ritorno diventa difficile.
“3+2” ha una qualità sonora che valorizza ogni singolo strato della musica: si sentono i corpi degli strumenti, la stanza, il respiro della musica.
I Repetita Iuvant non cercano il consenso facile e non si preoccupano di essere accessibili a tutti. Fanno musica vera, musica che ha un costo emotivo per chi la suona e per chi l’ascolta, e questo li rende preziosi in un panorama post-rock italiano che troppo spesso scivola nell’ovvio.
Un altro passo avanti, necessario e convincente.
SPLENDIDULA
Ci sono dischi che nascono dalla vita, e poi ci sono dischi che nascono dalla morte. “Absentia” su Argonauta Records, quarto album degli Splendidula, gruppo belga di Temse attivo dal 2013, appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria. Scritto nell’ombra lunga del lutto — la perdita di diverse persone care, tra cui il bassista Peter Chromiak nel 2022 — questo disco è un memoriale sonoro, un atto di dolore trasformato in musica con una coerenza e una profondità che non si vedono spesso. Proprio questo lavoro è dedicato alla memoria di Chromiak, e questo disco è un omaggio bellissimo. L’assenza di una parte del gruppo, di un amico, di un compagno di viaggio è proprio al centro di questo lavoro, e questa assenza diventa musica, in un processo catartico ed alchemico molto particolare.
Gli Splendidula percorrono da anni un territorio fatto di black metal atmosferico, doom e passaggi ambientali di rara fragilità. Da “Somnus” del 2021 in poi si avverte una maturità crescente nel modo in cui la band gestisce il contrasto tra la devastazione della materia sonora e la sua componente più onirica e contemplativa. Con “Absentia” quel percorso trova il suo punto più alto, e lo fa in un modo che non lascia indifferenti.
Il cuore del disco batte nei brani in lingua fiamminga, “Donkerte”, “Dalkuldar” e “Kilte” dove la band sembra abbassare ogni filtro e consegnare all’ascoltatore qualcosa di estremamente personale. “Kilte”, che significa “freddo” in fiammingo, è forse il brano più potente del lotto: nove minuti di crescente disperazione che si chiudono in un silenzio quasi misericordioso. “Let It Come To An End”, che chiude il disco è come una resa dei conti finale con il dolore, non una risoluzione ma un’accettazione, che è forse l’unica cosa possibile.
Sul piano della produzione, “Absentia” è impeccabile: registrato al Kosmik Womb da JDB, mixato da Tim De Gieter al Much Luv Studio e masterizzato dal veterano Alan Douches al West West Side Music, il disco ha una pulizia e una profondità che valorizzano ogni strato senza mai sterilizzare l’emozione grezza. Le artwork di Aaron Bonogofsky (October_Midnight) e il logo firmato da Christophe Szpajdel completano un quadro visivo e sonoro di grande coerenza. Argonauta Records si conferma ancora una volta una delle etichette più attente nell’intercettare musica pesante che ha davvero qualcosa da dire, e questo disco dice moltissimo, anche e soprattutto nelle sue pause, nel suo silenzio, nella sua assenza che dà il titolo a tutto, assenza che qui diventa presenza assoluta e musicalmente impressionante.
FRONTSIDE
“Nemesis” su Massacre Records è il nuovo disco dei Frontisde gruppo con trent’anni di storia. e di musica pesante, rabbiosa e cosciente, costruita mattone dopo mattone in quella Sosnowiec operaia e dura nel cuore della Slesia polacca, che dei Frontside è sempre stata ispirazione e tana Fondati nel 1993 da Mariusz “Demon” Dzwonek e da altri musicisti, i Frontside hanno percorso una traiettoria lunga e tortuosa che li ha portati dal crossover hardcore con contaminazioni hip-hop degli esordi, fino a diventare una delle macchine da guerra metalcore/death metal più rispettate dell’Est Europa. Ora, dopo otto anni di silenzio discografico, “Nemesis” torna a far sentire la loro voce. E che voce.
I Frontside ne escono con un album che è prima di tutto una dichiarazione di intenti: nessun compromesso, nessuna concessione alla facilità, nessuna nostalgia fine a se stessa. “Nemesis” è un disco che brucia qui e ora.
Il cantato in polacco si amalgama benissimo con un metalcore fatto davvero bene, e proprio nel canto troviamo una novità molto importante ovvero il nuovo vocalist: Wojciech “Mollie” Moliński, che debutta qui su full-length e non sfigura per niente. La sua voce ha una fisicità e una presenza scenica che si percepisce anche su disco, capace di passare dalla ferocia più viscerale a momenti di melodia tagliente senza mai perdere credibilità.
Tredici tracce, cinquantatré minuti, tutti scritti da Demon e arrangiati insieme alla band con la collaborazione di Tomasz “Zed” Zalewski, produttore, mixer e mastering engineer al Zed Studio, che restituisce al disco un suono compatto, diretto, potente senza essere soffocante.
I Frontside si distinguono davvero: non fanno metal in polacco per folklore o per distinguersi sul mercato, lo fanno perché certe cose si dicono meglio nella propria lingua, perché la rabbia ha un accento, e il loro è quello di Sosnowiec.
I Frontside non reinventano il metalcore death metal con “Nemesis”, ma lo eseguono con una maturità e una consapevolezza che pochi altri possono permettersi dopo trent’anni di attività. Il nuovo contratto con Massacre Records li porta finalmente a un pubblico internazionale più ampio, e questo disco è assolutamente in grado di reggere quel confronto.
Un gran bel ritorno, un disco arrabbiato e pesante, eccellenza polacca nel metal, dopo trent’anni sono ancora credibilissimi e soprattutto in grado di fare un disco potente e particolare.










