Un disco che esprime un senso di bellezza e di pace che è un qualcosa che manca disperatamente nella nostra civiltà attuale, e soprattutto ci manca molto spesso un ascolto di rara bellezza e qualità come questo.
Michele Piano, pianista pugliese di formazione classica e anima errante tra ambient, new classical ed elettronica, torna con “De Essentia” dopo il silenzio lungo sei anni del post “Nïnde”, e lo fa con un disco che porta già nel titolo una dichiarazione precisa: questo è un lavoro sull’essenza delle cose, su ciò che rimane quando si toglie il superfluo, quando si arriva al nucleo di un suono, di un’emozione, di un’idea. La sua formazione ,classica, rigorosa, affinata attraverso anni di studio e masterclass con nomi come Markus Stockhausen e Mauro Pagani, gli fornisce gli strumenti per dire cose precise con la massima economia di mezzi.
Ed è proprio qui che “De Essentia” colpisce: nella sua capacità di essere elegante senza essere distante, di essere complesso senza essere oscuro, Motore primo è la musica nella sua totalità che qui suona come raramente si sente, è ambient come new classical, intarsi di elettronica e pianoforte, minimalista e ricchissimo, che apre lo sguardo su luci ed ombre, su territori sconfinati come su piccole porzioni del nostro essere.
C’è un senso di vastità in questo lavoro, la sensazione di guardare da lontano qualcosa di molto grande e di trovare in quella distanza non il vuoto ma una forma di pace, e al contempo c’è un guardare dentro di noi, alla ricerca del nostro vero essere e della nostra intimità più vera e senza maschere. “De essentia” spoglia la musica e di riflesso noi stessi di tutto il superfluo, ci mostra nuovi approdi e nuove linee di melodia e di bellezza, perché proprio la bellezza è al centro di tutto questo disco.
Qui si guarda sempre verso l’alto, verso ciò che ci può dare benessere, tenendo sempre al centro la musica e l’universo che ci circonda. Michele Piano veste un vestito molto raffinato ed elegante per la sua musica, è giustamente ambizioso poiché con il suo suono a trecentosessanta gradi e esplora e ci mostra mondi che non conoscevamo prima, portando colori e luce dentro e fuori di noi. Un disco che esprime un senso di bellezza e di pace che è un qualcosa che manca disperatamente nella nostra civiltà attuale, e soprattutto ci manca molto spesso un ascolto di rara bellezza e qualità come questo. Un disco che dal cosmo parla per il cosmo.










