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Recensione : Gom Jabbar – Gom Jabbar

"Gom jabbar" su Subsound Records è l'esordio dell'omonima collaborazione fra Fabio Bortolotti aka Kenobit e Federico Trimeri bassista e tastierista degli Stormo, grandissimo gruppo italiano underground, rumore e cuore.

Un lavoro di lotta musicale e non solo a bassa risoluzione, bellissimo e molto potente nella sua grandissima sincerità e semplicità, che sono il marchio dei grandi atti radicali.

“Gom jabbar” su Subsound Records è l’esordio dell’omonima collaborazione fra Fabio Bortolotti aka Kenobit e Federico Trimeri bassista e tastierista degli Stormo, grandissimo gruppo italiano underground, rumore e cuore. Questa collaborazione è un qualcosa di eccezionale, un atto davvero rivoluzionario e nuovo, completamente immerso nella nostra cultura digitale, ma la cultura digitale qui presente è radicalmente diversa da quella alla quale siamo abituati. Gom Jabbar è un atto di musica radicale e liberata, elettronica e strumenti suonati e concepiti con piglio hardcore. Kenobit è un hacktivista,nel campo delle nuove tecnologie, ha cofondato l’istanza Livello Segreto sul social Mastodon, ha scritto diversi libri come l’ultimo “Assalto alle piattaforme. Riprendiamoci internet” su Agenzia X e in forma audiolibro liberamente ascoltabile qui .

E queste sono alcune fra le cose che ha fatto, è una persona che lotta per un digitale migliore, che significa anche vita migliore per tutti noi, e da anni suona il Gameboy della Nintendo, partendo dal chiptune per arrivare all’hardcore e orizzonti musicali non ancora esplorati. Il suo complice Federico Trimeri è bassista e tastierista degli Stormo, uno dei miglior gruppi hardcore e post-hardcore italiani, una traiettoria unica nell’underground italiano.

Entrambi hanno unito le forze e la rabbia per fare un disco che si può definire epocale, dato che a queste latitudini non sì è mai sentito nulla di eguale. Kenobit qui canta e suona il Gameboy dal vivo, mentre Federico suona la chitarra distorta e altri strumenti elettronici, il tutto in bassa risoluzione, prodotto da un altro genio sonoro come Riccardo Gamondi degli Uochi Toki, che rende il tutto ancora migliore. Il risultato è un disco che esce totalmente dai canoni dell’intrattenimento o di altro, è un atto radicale inserito nel contesto di una lotta che si svolge anche e soprattutto all’interno dei nostri dispositivi digitali, con essi che ci dominano e mercificano, strumenti di finissimo capitalismo post moderno.

Gom Jabbar è bits e note che si abbattono su di noi portandoci nelle oscure botteghe artigianali della rete, là dove rivoluzionari tessono le loro trame contro l’Impero digitale rappresentato dalle Big Tech e dai loro scagnozzi. La lotta è antica, è quasi sempre lo stesso schema che si ripete in ambiti e campi differenti, c’è qualcuno che opprime e succhia tutto, mentre le nostre risorse mentali e fisiche vengono risucchiate.

I tempi sono cambiati, e bisogna adeguarsi alle nuove realtà, quello che teniamo in tasca è un mezzo potentissimo, e può imprigionarci come renderci più liberi e aperti al mondo. Tanti anni fa il (presunto) punk lanciava slogan come “no future”, ora giustamente i Gom Jabbar rilanciano con “No followers”, andando contro quella cultura tossica dei seguaci e del mantenere l’attenzione alta che c’è ora sui social. Le piattaforme di Big Tech vogliono che noi rimaniamo il maggior tempo possibile sulle loro piattaforme, e allora vale tutto, per non parlare poi di Tik Tok che è un finissimo progetto di ingegneria sociale cinese.

Con il loro digital hardcore molto godibile e di altissima qualità, gli Gom Jabbar ci portano fra le file della resistenza, fra software libero, Gameboy hackerati che suonano impazziti e super incazzati, una specie di Atari Teenage Riot molto più calibrati e meno mainstream, con cavalcate rabbiose e momenti più rarefatti ed ambient, ma dove l’ambient sono antri bui dove scorrono cavi giganteschi che portano connessione nell’oscurità.

Tutte le tracce hanno un messaggio ed un senso, non sono assolute, ma sono legate alle lotte per la libertà digitale o contro il nuovo capitalismo digitale come la bellissima “Don’t buy anything”, che sarebbe da far sentire nelle scuole. Un lavoro di lotta musicale e non solo a bassa risoluzione, bellissimo e molto potente nella sua grandissima sincerità e semplicità, che sono il marchio dei grandi atti radicali. Disco da ballare, da gridare, ma la sua parte più importante è il codice nel quale è stato concepito.

Gom Jabbar Stream

Gom Jabbar tracklist

1. Hack Yourself
2. Ready for the Apocalypse
3. Copyfight 03:10
4. Don’t Buy Nothing
5. Fuck Your Phone
6. No Followers
7. Bullshit Jobs
8. The Consequences

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