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Recensione : The Queen Is Dead Volume 214 – Sacriversum, Demikhov, White Tundra

Tra death metal rituale, elettronica da Quadrato Nero e stoner doom nordico: Sacriversum, Demikhov e White Tundra scavano nel buio con tre dischi fuori asse.

Death metal polacco con un organo pazzesco, una colonna sonora elettronica per un quadrato nero e per chiudere doom e desert incontrano l’oscurità nordica. 

SACRIVERSUM

Se c’è un disco che, nel 2026, riesca a trascinarti in un vortice di Death Metal old school arricchito da atmosfere progressive e organi Hammond che sembrano uscite da un rituale pagano, quello è “Before the Birth of Light” dei polacchi Sacriversum. Storica formazione nata nel 1992 a Łódź, i Sacriversum tornano dopo decenni di silenzio con un lavoro che non solo riprende il filo interrotto del loro debutto “The Shadow Of The Golden Fire” del 1994, ma lo evolve in una sinfonia di tenebra e grandezza, dove il metallo grezzo si sposa con una dimensione epica e onirica che ricorda, in alcuni passaggi, i il death più oscuro o dall’altra parte dello spettro, quello più visionario.

L’uso dell’organo Hammond non è un semplice ornamento: è un elemento strutturale, che arricchisce il sound senza mai sovrastarlo, creando un equilibrio perfetto tra brutalità e melodia, dei Deep Purple più potenti e cattivi. I testi di “Before the Birth of Light” sono un inno alla violenza epica, alla conquista, alla morte come destino inevitabile. In “March Of The Giants” si percepisce tutta la forza di un esercito inarrestabile, mentre in “Golden Lights Of Valhalla” si respira l’**aria di una battaglia persa in anticipo, ma combattuta con onore. “Chaotic Realm Of The Sea” e “Chief Of The Fearless” sono racconti in musica di guerre, navigazioni perigliose e figure mitiche, dove ogni parola sembra scolpita nella roccia sferzata dal mare impetuoso.

Registrato e mixato da Sławomir Papis ai Case Studio in Polonia e masterizzato da Haldor Grunberg (Satanic Audio), l’album suona potentissimo. Ogni strumento ha il suo spazio: la batteria è secca e violenta, le chitarre tagliano come lame, il basso è un fiume oscuro che scorre sotto la superficie, e le tastiere aggiungono quel tocco di misticismo che rende questo gruppo un unicum nel panorama metal, con una grandissima carriera dietro e un grande futuro davanti grazie a dischi come questo.

Una notevole prova di stile e di forza, un disco in pieno stile Sacriversum.

DEMIKHOV

“The World as Non-Objectivity” è il nuovo album dei Demikhov, trio noise-core proveniente da Desenzano del Garda (BS), attivo dal 2013 con 2 album, 2 split e 2 EP di cui uno collaborativo. Il nuovo album dei Demikhov è pubblicato e supportato dalle label indipendenti italiane Archaeological Records, Dio Drone, Acvfene e Oceani, con la promozione musicale a cura di Doppio Clic Promotions Lo stile elettronico del trio è molto particolare, con il loro lavoro creano un clima oscuro, fatto di forme essenziali e minimali, dove il suono diventa elemento architettonico e forma, colonna sonora di una creazione che non è quella usuale, ma qualcosa di completamente nuovo.

I Demikhov sono partiti dal post-hardcore e dal noise per arrivare a strutturare un’elettronica molto particolare, un qualcosa di molto originale e particolare. Il titolo, “The World as Non-Objectivity” è quanto mai adeguato per spiegare cosa c’è dentro al disco, ovvero la descrizione elettronica di un mondo che è il nostro, ma che qui è reso in maniera completamente diversa rispetto a come lo conosciamo noi. Come in precedenza i Demikhov, a partire dal loro nome, traggono gran parte del loro immaginario musicale dall’epoca sovietica e su questo ultimo lavoro riportiamo le parole del gruppo stesso, che lo spiegano benissimo : “Durante il suo viaggio in Germania nel 1927, presso il Bauhaus Malevich,Kazimir Malevich completa la stesura di uno dei suoi trattati più strabilianti ed ermetici, intitolato “Il mondo come non oggettività”.

Nello scritto il pittore si interroga sulla necessità di portare all’espressione sensazioni non oggettive, cosa che lo perseguitava fin dai tempi in cui dipinse una delle sue opere più iconiche, Quadrato Nero. Questo disco è una colonna sonora per Quadrato Nero”.

Questa colonna sonora per un quadrato nero riesce benissimo ai Demikhov, che fanno un’elettronica ambient rarefatta e molto particolare, che non ha eguali, perché è concepita da musicisti che vengono da altri ambienti musicali, e che dopo un certo percorso hanno consapevolmente scelto l’elettronica come spettro sonoro per rappresentare ciò che hanno in mente. I Demikhov ci portano in profondità in un mondo che è forma e suono, ambiente e linee, un disco eccezionale per uno dei gruppi musicali più particolari che abbiamo in Italia.

Curiosità: l’ultima traccia è la registrazione live dell’intero album suonato in anteprima al “Dio Drone Festival” a Sesto Fiorentino nel gennaio del 2024.

WHITE TUNDRA

“Stories from the dark” su Octopus Rising, è il secondo e nuovo disco dei norvegesi White Tundra, desert rock, stoner e tanta mitologia nordica. Il loro suono nasce nella grande oscurità del nod, madre benigna e maligna a seconda dei momenti, dove tenebre e luce combattono una battaglia millenaria. Il suono dei White Tundra è assai corposo, potente e sinuoso allo stesso tempo, i riffs di chitarra sono grassi e spessi, la ritmica è martellante, ma ci sono anche visioni melodiche notevoli, come cambi di tempo che arrichiscono il tutto.

La forza di questo disco e di questo suono è il groove, questo ritmo prodotto dalla pesantezza e dalla distorsione, una fisicità specifica e molto forte, coerente ed organica. Molto peculiare anche il forte radicamento della mitologia nordica nei testi, e la mitologia norrena apporta tantissimo, vista la sua varietà e potenza.

Messo assieme quanto sopra, “Stories from the dark” è un disco molto ben riuscito, registrato agli AutumnSongs Recording Studio con il produttore Rhys Marsh, che aveva già lavorato con loro per il debutto, e masterizzato da Joona Hassinen allo Studio Underjord. Potenza, distorsione, desert rock, doom e tanta oscurità sono i principali ingredienti di un grande disco, un ascolto molto consigliato a chi ama sonorità importanti e pesanti, fatte in maniera originale e mai banale.

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