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Recensione : Jon Spencer – Songs of personal loss and protest

Rock ‘n’ roll is the answer, come cantava il buon Joey Ramone, una filosofia di vita sposata in pieno anche da Jon Spencer: quando il mondo – a livello personale e generale globale – sembra andare a rotoli, sgretolandosi sotto i colpi di avversità e perdite affettive, recessioni economiche, guerre, ritorno a un oscurantismo politico che sta limitando e provando a cancellare le libertà fondamentali individuali (e di massa) la risposta a tutta questa merda è sempre rimettere insieme i pezzi, tenere botta, prendere le negatività e trasformarle in rabbiosa energia creativa per sfornare nuova musica e rituffarsi nella passione primordiale per il rock ‘n’ roll più autentico e ruspante, quello nato dalle viscere dell’America rurale del blues per evolvere la sua ribellione catartica e spezzare le catene degli schiavi importati dall’Africa nei campi di cotone al suono di ritmi indiavolati.

E’ questo il tema portante che anima “Songs of personal loss and protest“, il nuovo – e terzo complessivo – album solista per l’iconico frontman-chitarrista garage/blues/trash/punk statunitense Jon Spencer, che arriva a dare un seguito alla collaborazione con la sua nuova backing band formata da Kendall Wind (al basso e voce) e Macky Spider Bowman (alla batteria e voce) già membri della formazione garage rock/punk newyorchese Bobby Lees, e che avevano già accompagnato Spencer in “Sick of being sick!“, uscito due anni fa, e con questa line up sarà anche tra gli headliner all’imminente Festival Beat, che quest’anno si terrà a Cremona.

Il menestrello elettrico del New Hampshire (ma newyorchese di adozione) sceglie di affrontare un momento di resa dei conti spirituale buttandosi anima e corpo nella scrittura dei dodici brani che compongono “SOPLAP“, e ciò che ne è venuto fuori è un disco sanguigno ed energico. A livello “qualitativo” siamo ben lontani dal lerciume sonoro della Blues Explosion e dei Pussy Galore, va detto, ma il semi-rockabilly dell’opener “Fanfare (another point of view)“, il vigoroso garage/noise di “Vermin attack!” e “Wet & wild” e i singolozzi “Knock ‘em out” e “Orange slice blues” fanno la loro porca figura e svettano come i pezzi migliori del lotto. Spencer, con maestria da attore consumato, si cala perfettamente nella parte del verboso cerimoniere/predicatore rock/blues (“Mr. Lion“, “I’m heading off“) mentre i ragazzi gli forniscono una solida sezione ritmica, picchiando come fabbri, tra il noise rock liofilizzato di “Hangover“, azzardi heavy rock (“Give it up 4 the Devil“, “Slip away” e “Step on the gas“) e, tra i vari “mai più” elencati nella conclusiva “No more“, sembra esserci amaramente sussurrato, sottinteso – ma lo sottoscriviamo in pieno anche noi – anche un “No more Trump” (ma anche Musk, aggiungiamo pure) a proposito di calamità che infestano il suo Paese e il mondo intero.

Il rock ‘n’ roll è il vero dono che l’America ha fatto al mondo. È il suono della rivoluzione. È piombato dal cielo come un disco volante cromato, urlante, come un mostro venuto dallo Spazio, atterrato sulla Terra perché i freak potessero dire la loro. E’ l’ondata di ribellione che fa ballare i fianchi. Il blues è la mia Bibbia, il rock ‘n’ roll il nostro grido di battaglia.” E dagli torto al signor Jonathan Kirk Spencer. Finché il sacro fuoco elettrico gli donerà emozioni e una ragione per vivere, lasciatelo schitarrare.

TRACKLIST

1. Fanfare (Another Point of View)
2. Vermin Attack!
3. Hangover
4. Knock ‘Em Out
5. Give It Up 4 the Devil
6. Mr. Lion
7. Orange Slice Blues
8. Slip Away
9. Step On the Gas
10. I’m Taking Off
11. Wet & Wild
12. No More

LINE UP

Jon Spencer – vocals, guitar, synth, organ, percussion
Kendall Wind – bass, vocals, guitar, piano, organ
Macky Spider Bowman – drums, vocals, percussion

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