Recensione : Jacket Burner – Pig vomit sessions

Jacket Burner, copertina Pig Vomit Sessions

Mentre nel nostro “ridente” Paesello a forma di Stivale il mainstream campa di rendita sul business della nostalgia coi revival dei “karaoke” nelle piazze, e il massimo della “discussione musicale” sui media generalisti verte sul gossip sulle popstar internazionali che affittano le città per celebrare i loro matrimoni, per fortuna esiste anche un mondo sotterraneo che opera al di fuori di questo circo, tra mille sacrifici e ostacoli, dando manforte a un underground nostrano ancora vivo e ruspante. Tra le label più valide e determinate a rendere lustro ai circuiti indipendenti vi è sicuramente la Goodbye Boozy, realtà che nasce nella provincia italiana, a Teramo, ma dall’Abruzzo, grazie al febbrile attivismo del suo factotum Gabriele Di Gregorio, è riuscita a farsi conoscere in tutta Italia e a riscuotere apprezzamenti anche in giro per l’Europa e negli States, con la sua opera di divulgazione e pubblicazione di materiali provenienti dal sottobosco del rock ‘n’ roll italico (e internazionale).

A questo giro, si esce fuori dai nostri “patrii confini” e si vola all’estero a riparlare di Jacket Burner, il punk rocker dall’identità nascosta (ricordiamo che si fa chiamare V. Tiers, sarebbe originario del New Mexico, e successivamente trapiantato in UK) che indossa un passamontagna. O, in quest’ultima release, una maschera da maiale, quella che caratterizza la copertina del suo nuovo album, “Pig vomit sessions“, uscito quest’anno sulla succitata Goodbye Boozy, che aveva già pubblicato anche il precedente Lp “Eat shit + die” l’anno scorso.

Nel giro di poco più di un quarto d’ora, il nostro ci vomita addosso un blocco alienatissimo di schizzi – più che canzoni – che insieme formano un quadro DIY (firmato da Ramones, ZEKE, New Bomb Turks, le compilation Killed By Death e l’anima perversa di GG Allin come basi ispirazionali) dove trionfano autodistruzione, provocazione, disprezzo per le tecniche di registrazione tradizionali, cattivo gusto e odio per la realtà che (ci) circonda, ma anche una discreta dose di goliardia. Niente track-by-track: se si deve far schifo, si fa schifo dal primo all’ultimo secondo, in un unico ammasso putrido di rock ‘n’ roll fatto apposta per essere suonato a volumi insostenibili, giusto per fare indignare/incazzare il vicinato perbenista.

Più che un album, “Pig vomit sessions” è una (in)gloriosa colonna sonora di dodici schegge punk rock (che nella versione vinilica diventano quattordici, con l’aggiunta di due bonus track) che faranno la felicità di balordi pervertiti, losers teppistelli, ubriaconi perdigiorno, misantropi nichilisti e altra scombinata fauna disadattata. Hatecore Punk RNR Dirge!

TRACKLIST

1. Missing Person
2. Ain’t Got Shit
3. I Hit Me
4. Parking Lot
5. Krimewave
6. Grandma
7. White Dogshit
8. High School Wierdo
9. Fukked Up City
10. God ov RNR
11. Waste ov Time
12. Anti Everything

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