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Recensione : The Queen Is Dead Volume 211 – Isegrim, Palmar De Troya, King Potenaz

Isegrim, Palmar De Troya, King Potenaz: si apre con la ristampa di un classico del black metal tedesco degli anni novanta, poi tanto noise andaluso e si chiude con la meglio psichedelia pugliese.

ISEGRIM, PALMAR DE TROYA, KING POTENAZ

Si apre con la ristampa di un classico del black metal tedesco degli anni novanta, poi tanto noise andaluso e si chiude con la meglio psichedelia pugliese.

ISEGRIM

Ristampa in digitale e in vinile limitato da parte della Fireflash Records di un disco fondamentale per il black metal tedesco e per il black metal in generale, l’album omonimo di Isegrim uscito originariamente nel 1999. Isegrim è Blackwater A., uno dei principali fautori e agitatori del nero metallo in terra tedesca, compare in numerose bands e in progetti parallali per una carriera che dura ormai da quarant’anni, e Isegrim è sicuramente la sua creatura più personale e sentita.

Questo disco di esordio è un’inno al satanismo, alla lotta contro la morale e la religione cristiana, e soprattutto un mostrare che il vero nemico, il vero distruttore, il vero lupo, è l’umanità stessa. Il lavoro è un black metal di chiara e limpida tradizione teutonica, uno sgorgare di black metal della seconda ondata, prodotto molto bene e con un cantato sempre comprensibile e con testi interessanti. Dentro questo lavoro possiamo trovare un black metal che è fatto con passione e con grande conoscenza del genere, all’epoca della sua uscita è diventato subito un classico del black metal tedesco ed europeo.

Blackwater A. ha messo tutto sé stesso dentro questo nero capolavoro e le note di questo disco sono una delizia per chi ama il black metal, e questa ristampa, con tre canzoni aggiuntive e vari bonus nelle diverse edizioni viniliche, ha il merito di farci riascoltare un disco fondamentale per chi ama questo suono, e che non si trovava da un po’.

Isegrim è un lupo che corre solitario per la foresta nera e la steppa, vivendo la sua vita senza pietà o sentimenti inutili, cacciando per il nero signore. In questo debutto omonimo troviamo un black metal di chiaro stampo satanista, debitore dei maestri ma totalmente in grado di cercare e trovare una via personale al suono, diventando un punto di riferimento in terra tedesca e non solo.

La ristampa del disco precede la pubblicazione di un nuovo lavoro inedito di Isegrim che dovrebbe vedere la luce nel 2027, e nell’attesa sentiamoci questo che va strabene.

PALMAR DE TROYA

“III” è uscito il 10 aprile 2026 per la storica Reptilian Records, la stessa etichetta di Chat Pile, Unsane e God Bullies — e il fatto che abbiano scelto loro non stupisce affatto, perché i Palmar de Troya parlano esattamente quella lingua, con un accento tutto loro, caldo e spietato come il sole di fine estate della Spagna del Sud.

Dalla città di Granada, dall’Andalusia profonda, arrivano i Palmar de Troya con il loro terzo EP e lo fanno con una potenza e una chiarezza di intenti che lascia davvero pochi dubbi: questo gruppo è uno dei nomi più interessanti e urgenti che si muovono oggi nel panorama noise rock e post-punk europeo.

Sette tracce che non danno respiro, sette coltellate calibrate con precisione chirurgica. Il suono dei Palmar de Troya è uno schiaffo in faccia, ma uno schiaffo che lascia il segno perché arriva da qualcuno che vuole fare davvero male.

Le radici sono chiarissime: Sonic Youth, The Jesus Lizard, Girls Against Boys,quella stagione gloriosa e sporca degli anni Novanta americani in cui il noise rock aveva tanto spessore. Ma i cinque di Granada non si limitano a riesumare fantasmi, anno invece ingurgitato anche la nuova ondata europea post-punk: Lambrini Girls, Ditz, Dry Cleaning, e il risultato è qualcosa di personale, non derivativo, non un esercizio di stile ma un’identità vera e propria.

La voce di Lucía è il vettore di tutto questo, capace di muoversi tra la freddezza tagliente e momenti di tensione quasi viscerale, mentre le due chitarre di Salinas e Toto costruiscono architetture dense e angolate che non cedono mai all’ovvio. La sezione ritmica di Willy e Jose Romero è il cuore pulsante della macchina — pesante, precisa, inesorabile.La produzione, registrata ai The Borderline Music Studio di Granada, mixata da Rafa Camisón all’El Bisonte Estudio di Jerez de la Frontera e masterizzata da Mario G. alla Kadifornia Mastering,è esattamente quello che deve essere: diretta, potente, senza artifici, fedele all’energia di un gruppo che dal vivo si dice sia devastante come è devastante e potente questo disco.

KING POTENAZ

“Arcane Desert Rituals Vol. 2” su Majestic Mountains Records è il nuovo lavoro dei King Potenaz. Il gruppo pugliese è al secondo episodio discografico in casa Majestic Mountains Records, dopo “Arcane Desert Rituals Vol. 1”.

Questo nuovo lavoro è un gioiello desertico finemente cesellato da giri di chitarra in pieno stile doom, stoner e desert e una potente base ritmica bella grassa. Da qualche anno a questa parte il gruppo di Fasano si è messo in maniera prepotente sulla mappa dei migliori gruppi di psichedelia pesante della penisola italiana, e sta scalando molte posizione anche in Europa e non solo. Il loro suono è abrasivo, psichedelico e con tanto fuzz, e in queste quattro composizioni dall’ampio respiro il gruppo mette dentro tantissime cose, che risaltano molto bene grazie all’ottima produzione di Stefano Manca al SudestStudio, e alla notevole masterizzazione di Marc Uselli.

Il suono dei King Potenaz è lascivo, antico, desertico e molto evocativo. Ascoltando “Arcane Desert Rituals Vol. 2” ci si può staccare completamente dalla realtà e dai pensieri negativi che opprimono la nostra mente, entrando in una dimensione diversa, dove sogno ed incubo si mescolano assieme per dare una nuova concezione del nostro io.

I King Potenaz mettono assieme in maniera originale e personale doom, stoner, desert, tematiche occultistiche e personali, un insieme notevole che cresce nota dopo nota, canzone dopo canzone, e addentrandosi dentro il suono dei Kink Potenaz si viene accolti in un antro ora freddo, ora caldo, non al sicuro, ma vivi e con gli antichi dei che ci scrutano. Un disco che è davvero corposo, pieno quanto psichedelico e vicino al cielo stellato, una conferma da parte di uno dei migliori gruppi italiani e non solo in ambito psichedelia pesante.

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