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Recensione : Baby Rose – YEARNALISM

In un'epoca digitale che si è dimenticata come si dice la verità, Baby Rose serve su un piatto d’argento un piatto di blues, soul e R&B condito con una voce così particolare che si può paragonare solo a Nina Simone.

Baby Rose - YEARNALISM

Laureata alla facoltà di “YEARNALISM”, gioco di parole tra i “journalism”, giornalismo, e “yearn”, desiderio, Baby Rose non si mette in posa per le foto in toga, non aspetta che il rettore dell’università le stringa la mano per congratularsi, e non cerca l’attenzione di tutti. Vuole solo assicurarsi che tutti stiano bene: per la prima volta Baby Rose smette di scrivere di sé e mette insieme una terapia di gruppo fatta di consigli e spunti per chi ascolta. Quella della cantante americana è una grande chiesa, in cui si cantano blues, gospel e soul, sconfinando nel pop e nel country, perché siamo stanchi dei cantanti neri classificati in automatico sotto l’ombrello dell’R&B classico. 

Nata a Washington D.C. e cresciuta in North Carolina da madre manager di artisti hip-hop e padre organizzatore di feste appassionato di jazz, Jasmine Rose Wilson prima di tutto scrive. Il resto arriva dopo, insieme al pianoforte e alla chitarra si fa strada una un timbro inconfondibile e profondo, che non si sentiva dai tempi di Nina Simone. I suoi primi singoli vengono notati da artisti del calibro di SZA, James Blake, Kehlani e J. Cole, che la invita a partecipare all’acclamato “Revenge of the Dreamers III” della sua etichetta. È il suo momento: nel 2020 pubblica il suo primo album, poi una serie di EP, notevole quello in collaborazione con i BadBadNotGood. Apre i tour di Ari Lennox e Snoh Aalegra, per poi imbarcarsi per il suo primo tour mondiale sold out. Il secondo album “Through and Through”, 2023, è un successo, non a caso una delle poetesse del soul americano, Georgia Anne Muldrow, sceglie di far parte del progetto. Nel 2026 arriva “YEARNALISM”, in uscita sulla storia etichetta dell’Indiana Secretly Canadian.

Per riassumere: tutto quello che la voce di Baby Rose tocca diventa oro. Non oro lucido e appena colato, ma collane, bracciali, vecchi soprammobili graffiati dal tempo e ossidati. Il suo timbro sembra estratto da una capsula del tempo, direttamente da un’epoca in cui l’unica musica ammissibile era rigorosamente suonata dal vivo e incisa su nastro. Ci sono Etta James, Tina Turner e Baby Rose, e nessuna delle tre ha niente da invidiare alle altre. 

Il desiderio è la spina dorsale del disco. Anche quando non ci pensiamo, il nostro cuore desidera battere, i nostri polmoni bramano l’aria, il nostro cervello pretende di ragionare. Siamo esseri fatti di puro desiderio, “you miss me when I’m gone” canta nel primo cinematografico brano. Servito come secondo singolo, “But, Nvm” è un’ode spensierata all’amore complicato, retto da una base alternative soul firmata da un team d’eccellenza. Lo smielato cantante britannico Elmiene entra a gamba tesa nella seconda strofa di “Is This Love”, in una condanna senza appello alle relazioni unidirezionali da cui scappare all’istante. L’unico altro featuring è la rivelazione degli ultimi anni Leon Thomas, ormai presente all’appello in ogni album degno di nota del panorama R&B e hip hop. Il suo marchio di fabbrica, quel maledetto falsetto seducente, è stampato a caratteri cubitali sulle note di “Friends Again”, già tra i pezzi più famosi della cantante. Tra “Dressed in Metal” e “Let Me Go” si respira l’aria di un saloon western, nei cori di risposta in “Better” invece quella di uno show in pieno stile Motown, con tanto di ragazze in mini abiti sbrilluccicosi che si muovono a tempo.

“Sunday, it was made for smiling, it was made for dancing in my kitchen, go starting new beginning” intona la cantante accompagnata da una chitarra malinconica in “Sunday”. Come dice il suo stesso nome, Rose si immagina bambina, sa che la domenica ci si alza tardi, si sta in famiglia, si è felici. Stona l’ultima parte della frase: iniziare un nuovo capitolo non è nei piani; ma d’altronde è cresciuta, ora è lei a decidere cosa fare la domenica. Il brano si chiude in un trionfo di cori, una messa (non a caso) della domenica.Più rallenta “Believe Me”, più corre “All My Love”, funky sfrenato tutto da ballare. “Jasmine’s Sonnet” è l’ultima traccia, i titoli di coda: la sua voce che si spegne come fuoco nel camino, il crepitio di un violino in un’estate tutta sua. 

Olivia Dean, Sierra Spiro, Jalen Ngonda: anche la musica sta tornando all’analogico. E se c’è una cosa che il digitale sa fare bene, è mentire. Baby Rose ci presenta la verità nuda e cruda, servita su un piatto d’argento, tagliata sopra foglie di una delle voci più morbide della musica internazionale, accompagnata da una salsa al gusto di nostalgia che si scioglie in bocca. Seduti a tavola ci complimentiamo, assaggiamo di nuovo chiediamo cosa stiamo mangiando , ma la chef non rivela mai i suoi ingredienti. L’unico distinguibile è anche il principale, una dose abbondante di desiderio. Forse è quello che al primo ascolto di “YEARNALISM” ci fa dire “buono”, e al secondo ce ne fa volere sempre di più.

 

Baby Rose – Let Me Go (Official Video)

Baby Rose – YEARNALISM tracklist

  1. When I’m Gone 02:57
  2. But, Nvm 03:08
  3. Is This Love (feat. Elmiene) 03:17
  4. Dressed In Metal 02:51
  5. Let Me Go 03:09
  6. Better 03:41
  7. Friends Again (feat. Leon Thomas) 03:39
  8. Sunday 05:06
  9. Believe Me 02:50
  10. The Reason 03:48
  11. All My Love 03:13
  12. Jasmine’s Sonnet 03:54

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