“Portalo a fare una passeggiata” scrivono i xauxau dodô su Instagram per l’uscita del loro primo album. E ascoltandolo, capisci che non è solo una frase promozionale, ma un voglia sfrenata che ti trascina fuori di casa, a portare a spasso il loro jazz avant-garde come se fosse un cagnolino al guinzaglio.
Sono in sette: André Blast (percussioni), Gonçalo Cravinho (basso), Jorge Cientista Carvalho (batteria), José Luís Carvalho (sintetizzatore), Maria João Vieira Leite (sassofono e voci), Ricardo Rodrigues (sassofono) e Tiago José (chitarra). Sette amici di Barcelos, in Portogallo, catturati in quella che sembra un’unica, spontanea sessione di shooting: in fila sulla riva di un lago, a scherzare nell’erba alta o arrampicati in cima a una montagna. . Loro in fila sulla riva di un lago, loro che scherzano nell’erba alta, loro arrampicati in cima a una montagna. L’essenza del primo album “bandos e cardumes”, uscito nel 2025, sta proprio in questa complicità, incorniciata da una natura incontaminata in cui fuggono.
“Esci e vai a farti un giro!” sembra urlare il disco, “ma dove vuoi andare” è il primo, pigro, pensiero che capita in testa. Mettiamo caso che sia la musica a vincere, ci aspetta una passeggiata tra sole e temporali, tracce gioiose e altre più riflessive, un filo conduttore di colori, sfumature e significati politici che si mischiano a melodie travolgenti. Con passaggi che a tratti ricordano il capolavoro del 2005 “The Spirit Music Jamia: Dance Of The Infidel” di Meshell Ndegeocello o un mix tra le melodie africaneggianti di Nubiyan Twist e Kokoroko, la band non sembra voler davvero imitare qualcuno, ma sposarne la stessa filosofia: trasmettere messaggi cruciali su basi ballabili e allegre. Prendete “bandos e cardumes”, mettetegli un bel guinzaglio, e portatelo a fare una passeggiata.
Sembra quasi l’inizio di una messa, quello che apre l’album in “Plantai-as”, una melodia leggera da film muto ambientato in un paesino in montagna. Intorno al secondo minuto qualcosa si rompe, una voce meccanica irrompe in una protesta mentre il ritmo accelera in un jazz alternativo dominato dal sassofono, per poi spegnersi in sonorità ambient e ululati elettronici “Amiga, ¡escuchame!” esclama a gran voce la cantante durante tutto “Amiga!”, mentre uno dei più importanti discorsi di José Saramago scorre sul beat vagamente afrobeat.
Il ritmo rallenta in “Diz-me com quem vais”, ripetuto fino a diventare un sussurro ipnotico tra sintetizzatori e percussioni, prima di esplodere nei nove minuti di “Minho Verde”. Qui i xauxau dodô sfoggiano la loro dote migliore, quella capacità di variare, di improvvisare, di cambiare improvvisamente il groove di un brano senza stravolgerlo, come se durante la nostra passeggiata in compagnia ci facessero cambiare ogni pochi minuti strada tirando il guinzaglio a destra, a sinistra, avanti e indietro. Ci trascinano a una festa di paese, a un comizio politico, a una protesta a suon di sassofoni e percussioni. “Xarailes” è forse il brano più classico, una ballad addolcita dagli insegnamenti di un vocione vissuto e dai cori soavi in sottofondo. A chiudere il cerchio è l’omonima “xauxau dodô”, un trionfo di elettronica e virtuosismi al sintetizzatore che poggiano su una batteria minimale e voci robotiche. Il gran finale è affidato alla chitarra, che si congeda con un leggero effetto wah-wah allungato fino a spegnersi.
Il titolo “bandos e cardumes” mette insieme stormi e banchi di pesci, un avvertimento nascosto sul rischio di seguire la massa senza spirito critico, contro una politica che criticano in modo velato attraverso il linguaggio che conoscono meglio: il jazz. Se c’è un limite in questo esordio, è forse l’eccessiva generosità. I xauxau dodô mettono così tanta carne al fuoco, tra jazz d’avanguardia, campionamenti politici e derive ambient, che si rischia a tratti di perdere la bussola. Ma alla fine è chiaro che questo è il loro stile, e non è uguale a nessun altro, una musica nuova, simile ma non identica, giocosa ma serio, metà saltimbanco metà diplomatico. Sperimentano con l’elettronica, con l’ambient, con l’afrobeat, in un progetto che non può essere giudicato da una sola traccia ma va ascoltato tutto intero per capirne l’intensità. Portatelo veramente a spasso, sarete sorpresi di come il mondo si possa colorare con un po’ di jazz fatto bene nelle orecchie.
xauxau dodô – Amiga!
xauxau dodô – bandos e cardumes tracklist
- Plantai-as 07:54
- Amiga! 04:53
- Diz-me com quem vais 05:31
- Minho Verde 09:03
- Xarailes 07:03
- xauxau dodô 05:27










