
xauxau dodô – bandos e cardumes
Un disco al guinzaglio che tira prima verso il jazz, poi verso l’afrobeat, poi verso comizi politici e a feste di paese, imprevedibile e necessario, che costringe a uscire di casa (anche se piove).

Un disco al guinzaglio che tira prima verso il jazz, poi verso l’afrobeat, poi verso comizi politici e a feste di paese, imprevedibile e necessario, che costringe a uscire di casa (anche se piove).

Egoisticamente, la cantante svedese Cosima Olu fa un disco per sé stessa, per curare il lutto e darci un assaggio di una normalità che, nonostante sconvolta, rimane normalità. Vi si nasconde una musica raffinata ed elegante, senza pretese se non quella di eessere una medicina.

Nel giardino di Kunde c’è posto per tutti i fiori, da quelli più esotici a banali margherite, da rose particolari a tulipani colorati. Eppure quando passa il vento tutti suonano all’unisono un misto di hip hop, jazz e neo soul magistrale.

Il debutto omonimo di Soma Camara dimostra che produzioni curate e hip hop fatto bene contano poco senza una storia autentica da raccontare

L’unico difetto del disco di debutto del producer olandese Stirmouth è che finisce troppo presto. È mainstream? Sì, ma è solo uno dei tanti pregi.

Avere vent’anni, il tempo che passa e un futuro incerto fanno venire la nausea, ma non temete: i Whale Sark forse hanno trovato la cura, a base di shoegaze, jazz sperimentale e testi suggestivi.

Il primo album dei Koi Forest è una lotta contro la corrente della banalità, nuotando fuori dai canoni del pop tradizionale per raggiungere derive rock e indie inedite.

All’interno di una pietra sacra rimbomba la voce di Sophia Mitiku: basta poggiare l’orecchio per sentire le voci di intere generazioni, un pop alternativo ancestrale e tante tradizioni che si sovrappongono una sull’altra

Il disco di debutto dei La Chooma è la colonna sonora di un’Africa sci-fi sospesa tra afrobeat e dub, con un cosmic jazz per niente scontato a fare da collante.

Onda dopo onda, il litorale lungo da Uthrecht fino all’Indonesia su cui passeggia canticchiando Leonard Luka viene sommerso dalla marea di “LAUT”, una distesa di R&B funky e indie soul che non lascia spazio ai cattivi pensieri.

Tra glitch meccanici e improvvisazione, i Move 78 sfidano il confine tra uomo e macchina in un disco complesso, in cui è straordinariamente facile perdersi.

“Welcome Back” è un incantesimo pronunciato a suon di trip hop anni ’90, incanalato dai Fade Evare per chiudere la propria comunità in una bolla di dolce malinconia.